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Lyudmila Ignatenko è, nella serie HBO Chernobyl, uno dei volti delle vittime senza giustizia del disastro alla centrale nucleare. La moglie del pompiere Vasilij, interpretata da Jessie Buckley, si trova catapultata in una vicenda troppo più grande per qualsiasi essere umano. Vicenda che, tuttavia, ha proprio negli uomini i loro principali responsabili, e che vede migliaia di innocenti pagare lo scotto derivante dalle bugie (come sottolinea Legasov nei primi minuti dell’episodio pilota).
La donna, in Chernobyl, sembra essere la sintesi di quella paura, confusione e al tempo stesso tenerezza che ha animato numerose vittime nelle devastanti settimane che seguirono il disastro. La storia vera di Lyudmila Ignatenko, cui la miniserie si ispira, mantiene questi aspetti senza necessitare troppo di essere romanzata. Dopo che Vasilij intervenne immediatamente dopo l’esplosione come vigile del fuoco, entrambi si resero subito conto che qualcosa non andava.
Portato in ospedale il marito, inizialmente le fu detto che Vasilij e gli altri pompieri erano ridotti in quello stato a causa dell’intossicazione da alcuni gas, senza rivelare che invece era per l’esposizione alle radiazioni. Si occupò direttamente del marito e di alcuni suoi colleghi perché le infermiere erano spaventate dalle condizioni in cui gli uomini si trovavano. La Ignatenko racconta che il corpo del marito era letteralmente sciolto (non poteva ad esempio indossare scarpe nella tomba perché non aveva più piedi). Ai tempi dell’incidente, la donna era incinta: la loro figlia morì di attacco cardiaco 4 ore dopo la sua nascita.
Quello che vediamo nella serie è ovviamente un adattamento che sicuramente contiene delle inesattezze (la stessa vera Lyudmila Ignatenko ha recentemente rivelato di essere contrariata da come l’HBO ha raccontato la sua storia e quella di suo marito), ma riesce a rendere bene il messaggio di triste arrendevolezza di fronte a qualcosa di evitabile diventato invece ordinaria straordinarietà.
