Chernobyl

Voto 10/10
Genere: Drammatico, Storico - Stagioni: 1
Durata Media Episodio: 60-72 minuti
Ideatore/Creatore della Serie: Craig Mazin
Data di uscita: 6 maggio 2019 (HBO, Usa); 10 giugno 2019 (Sky Atlantic, Italia)
Trailer
Trama
La penna di Craig Mazin e la macchina da presa di Johan Renck raccontano una delle più tragiche storie vere dell'umanità, il disastro della centrale di Chernobyl, nella città di Pryp"jat' il 26 aprile 1986. Per i meno ferrati in storia moderna, ecco un piccolo spunto su questa vicenda. L'incidente di Chernobyl è ancora oggi il più grande disastro nucleare mai verificatosi (raggiunto solo nel 2011 dall'incidente nella centrale di Fukushima), la cui causa primaria viene individuata nell'esplosione del Reattore 4, dovuta a una scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare il danneggiamento delle tubazioni del sistema di raffreddamento. Ruolo determinante e devastante ebbe la grafite, il cui contatto con l'idrogeno innescò un'esplosione tale da causare lo scoperchiamento del Reattore.
La serie, in ogni caso, segue le vicende del disastro da due principali punti di vista: quello della gente comune che ne subisce le conseguenze e quello politico, anch'esso pregnante di conseguenze ma sviluppato su un livello più critico e inevitabilmente meno empatico.
È proprio di conseguenze che parlano i primi minuti dell'episodio pilota 1:23:45. Vediamo uno dei protagonisti, il professor Valeirj Legasov (interpretato dall'ottimo Jared Harris), esattamente due anni dopo l'incidente (siamo dunque nel 1988), intento a suicidarsi dopo aver registrato dei nastri in cui accusa l'ingegner Anatolij Djatlov (Paul Ritter) come principale responsabile del disastro. La storia poi porta le lancette indietro di due anni e ci mostra le devastanti dinamiche iniziali dell'esplosione nella centrale nucleare.


Descrizione

What is the cost of lies?. È con questo interrogativo che Chernobyl apre il suo episodio pilota, 1:23:45, mettendo subito in risalto la volontà di raccontare una storia caratterizzata da troppi interrogativi e, inevitabilmente, menzogne. La penna di Craig Mazin (noto principalmente per successi mondiali nel genere comico-demenziale, come Scary Movie 3 e Una Notte da Leoni 3) e la macchina da presa di Johan Renck (regista, tra gli altri, di tre episodi di Breaking Bad, uno di The Walking Dead e tre di Vikings) raccontano una delle più tragiche storie vere dell’umanità, il disastro della centrale di Chernobyl, nella città di Pryp”jat’ il 26 aprile 1986.

Chernobyl è un prodotto di HBO e Sky Altantic e trae principale fonte di ispirazione da due opere letterarie: Preghiera per Chernobyl di Svetlana Alexievich (premio Nobel per la Letteratura nel 2015) e Chernobyl 1:23:40 di Andrew Leatherbarrow, autore di saggi.

Per i meno ferrati in storia moderna, ecco un piccolo spunto su questa vicenda. L’incidente di Chernobyl è ancora oggi il più grande disastro nucleare mai verificatosi (raggiunto solo nel 2011 dall’incidente nella centrale di Fukushima), la cui causa primaria viene individuata nell’esplosione del Reattore 4, dovuta a una scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare il danneggiamento delle tubazioni del sistema di raffreddamento. Ruolo determinante e devastante ebbe la grafite, il cui contatto con l’idrogeno innescò un’esplosione tale da causare lo scoperchiamento del Reattore.

Le conseguenze del disastro sono entrate nella cultura di massa molto più del disastro stesso. Il rilascio di polveri radioattive ha letteralmente distrutto l’ecosistema della città di Pryp”jat’, causando l’evacuazione di più di 300mila persone. Molti i morti nel periodo immediatamente successivo, ma fanno paura i numeri relativi ai tumori e ai decessi riscontrati nel corso dei decenni, che superano le decine di migliaia (anche se sussiste un notevole contrasto fra i dati governativi dell’U.R.S.S. e quelli delle agenzie mondiali).

Chernobyl cerca di rappresentare fedelmente questo evento raccapricciante, e la accuratezza storica è stata uno degli aspetti più apprezzati da pubblico e critica. Basti pensare alle riprese: il luogo in cui sono state principalmente svolte è Fabijoniškės, un sobborgo della capitale lituana Vilnius. Questo quartiere, infatti, ha mantenuto uno stile architettonico e in generale un’atmosfera sovietica, perfetta dunque per riprodurre Pryp”jat’, ormai città fantasma dal 1986. Per le scene presso la centrale, invece, si è utilizzata la centrale nucleare di Ignalina, un vecchio impianto che in passato aveva assunto il soprannome di “sorella di Chernobyl“, per la loro somiglianza estetica.

La serie, in ogni caso, segue le vicende del disastro da due principali punti di vista: quello della gente comune che ne subisce le conseguenze e quello politico, anch’esso pregnante di conseguenze ma sviluppato su un livello più critico e inevitabilmente meno empatico.

È proprio di conseguenze che parlano i primi minuti dell’episodio pilota 1:23:45. Vediamo uno dei protagonisti, il professor Valeirj Legasov (interpretato dall’ottimo Jared Harris), esattamente due anni dopo l’incidente (siamo dunque nel 1988), intento a suicidarsi dopo aver registrato dei nastri in cui accusa l’ingegner Anatolij Djatlov (Paul Ritter) come principale responsabile del disastro. La storia poi porta le lancette indietro di due anni e ci mostra le devastanti dinamiche iniziali dell’esplosione nella centrale nucleare.

Conosceremo poi Boris Ščerbina (Stellan Skarsgård), Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, nonchè Capo Ufficio per il Combustibile e l’Energia. Sarà lui a guidare la Commissione governativa inviata a Chernobyl e sarà il principale sostenitore delle teorie del professor Legasov. Ulana Khomyuk (Emily Watson), unico personaggio fittizio fra i politici e i tecnici rappresentati, è la principale scienziata collaboratrice di Legasov, fondamentale nel raccogliere le giuste testimonianze necessarie a portare a galla la verità relativa a quella maledetta notte. L’idea di Mazin era quella di usare il personaggio della donna come un simbolo, un tributo per tutti coloro che hanno collaborato con Legasov ta il 1986 e il 1988.

Come detto, tuttavia, il racconto di Chernobyl non è solo un racconto politico: il modo in cui la tragedia ha impattato la vita degli abitanti di Pryp”jat’ è in assoluto primo piano, e viene raccontata (ovviamente romanzandola) la storia d’amore tra il pompiere Vasily Ignatenko (Adam Nagaitis) e sua moglie Lyudmilla (Jessie Buckley). Purtroppo, Vasily è uno dei pompieri chiamati a intervenire per primo nell’esplosione, con le devastanti conseguenze che questo ha implicato.

L’incrocio tra storia vera e adattamento è uno dei punti di forza della struttura narrativa di Chernobyl. Ma quella che da molti è stata definita come la migliore serie del 2019 non può limitarsi a essere un buon adattamento di una storia accaduta realmente. La regia è magistrale, indagando con una fotografia (a cura di Jakob Ihre) con colori scuri (con varianti di grigio e blu) una storia tristemente nota ma non per questo meno avvincente. Ma soprattutto, ciò che spicca sono le incredibili prove attoriali.

È opportuno a questo proposito segnalare le principali vittorie e candidature ai premi più importanti: trionfo agli Emmy Awards, con vittoria per Miglior Miniserie, Miglior regista in una Miniserie a Johan Renck,  Miglior Sceneggiatura in una Miniserie a Craig Mazin. Da non dimenticare la candidatura a Miglior Attore Protagonista in una Miniserie a Jared Harris, e quelle a Migliori Attori non protagonisti di Stellan Skarsgård e Emily Watson.

TCA Awards come Miglior Miniserie. Golden Globe come Miglior Film per la Tv e Miglior attore non protagonista in un film per la Tv a Stellan Skarsgård (anche qui candidato Jared Harris). Satellite Award per Miglior Miniserie e Miglior attore protagonista in una miniserie a Jared Harris. E infine addirittura un Grammy Award come Miglior colonna sonora originale a Hildur Guðnadóttir (già vincitrice agli Emmy), compositrice islandese trionfante agli Oscar e ai Golden Globe per la colonna sonora del successo mondiale Joker.

Evidente, dunque, che Chernobyl ha fatto parlare di sè sia fra la critica che nel pubblico. L’audience e la percentuale di share è stata notevole in Italia (considerando che è stata distribuita da Sky Atlantic sulla piattaforma Sky) e per la critica, oltre ai 42 premi vinti, basterà citare due autorevoli siti quali Rotten Tomatoes che indica una percentuale del 96% su 75 critiche e IMDb, che le attribuisce un voto medio di 9.4 basato su centinaia di migliaia di opinioni di pubblico e critica.

Cosa aspettarsi dalla serie
Chernobyl è senza dubbio uno dei prodotti più riusciti del 2019. Alternato fedeltà storica e ottimo adattamento televisivo, dipinge una storia cruda, vera e imbarazzante per l'intera umanità.


F.A.Q.
1) Nel processo finale dell'ultimo episodio, Legasov ha detto effettivamente la verità?
Rivela Mazin in un podcast sulla serie che in realtà Legasov non era presente nel processo finale: quindi ciò che si vede nello show è ispirato a circostanze reali e adattato.
2) Qual è il simbolismo dietro la statuetta di Topolino? Rimane in camera per parecchi secondi.
La statua può rappresentare l'inesorabile effetto della tragedia sulla quotidianità e innocenza delle vittime.


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