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Il successo di The Handmaid’s Tale spiegato in 5 punti

4. IL MAGNETISMO DELLA SUA PROTAGONISTA

Serie Tv

Il cast della Serie è semplicemente eccezionale. Ma la presenza della Moss nel ruolo di Offred non può non meritare una menzione particolare. Merito soprattutto dell’incredibile magnetismo esercitato dall’attrice, una presenza scenica disarmante che buca lo schermo. E che poi è soltanto una variazione della sensualità, per nulla ordinaria, di cui è dotata.

Come già le era capitato nei panni di Peggy Olsen in Mad Men, la Moss riesce a interpretare magistralmente il volto della fragilità e dell’austerità incarnato da Offred e, al tempo stesso, quello della femme fatale, nel momento in cui si libera della tunica da ancella. Il tutto abbinato a una vasta gamma espressiva, capace di coprire ogni singola sfumatura emotiva che il personaggio le richiede.

5. L’INCREDIBILE COMPARTO TECNICO

ofglen the handmaid's tale

Come accennato in apertura, The Handmaid’s Tale vanta una qualità cristallina. Tutte le componenti stilistiche adempiono alla perfezione al loro scopo, ovvero restituire un’immagine dell’ambientazione il più possibile cruda, senza filtri, violenta e sanguinaria. Ciò si evince sia dalla resa scenica dei momenti più terribili (la mutilazione genitale di Ofglen) che dalle riprese dei paesaggi dall’alto (nei quali spiccano i già citati cadaveri appesi alle mura).

I dettagli in costume sono estremamente curati, a partire dalle tuniche rosse (il colore della fertilità) passando per la fotografia, quella che forse meglio riesce a sintetizzare gli intenti stilistici di cui sopra. Essa, inoltre, assume anche una valenza simbolica come si evince dalla scelta del volto di Offred in chiaroscuro nell’ultimissima scena della prima stagione: un alternanza cromatica che rende da solo più incerto il futuro della protagonista.

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Scritto da Vincenzo Di Somma

Il mio primo incontro con le serie TV avviene in tenera età quando scopro X-Files. Da lì nascono le mie tre domande esistenziali: siamo soli nell'universo? Diventerò mai figo come Duchovny? Smetterò di avere paura della sigla? Oggi come allora le risposte sono no, no e no.

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