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Annalise Keating: dura a morire

How to get away with murder

Giunta al termine dopo sei lunghe stagioni, How to Get Away with Murder ci ha tenuto col fiato sospeso dall’inizio alla fine, arricchendo la trama di continui e nuovi colpi di scena. Legal thriller prodotto da Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy e Bridgerton), spesso surreale e iperbolico per l’eccesso di drama e eventi poco realistici, delinea dei personaggi validi, ambiziosi e a tratti ambigui, alle prese con numerosi casi giudiziari.

L’interprete della indiscussa protagonista, la superba Viola Davis, merita un plauso speciale nello show, un po’ per la sua interpretazione impeccabile e un po’ per aver impersonato uno dei personaggi più forti del mondo serial.

Scampati diversi arresti, morti certe, delusioni e traumi da digerire, Annalise Keating ne è sempre uscita vincitrice, anche se con qualche ferita in più in ogni stagione.

Ripercorriamo insieme l’evoluzione di un personaggio che certamente è duro a morire

How to Get Away with Murder

La serie segue la vita professionale e privata della carismatica Annalise Keating, stimato avvocato e docente di diritto penale presso l’Università di Filadelfia, la fittizia “Middleton University”. Dopo aver selezionato non casualmente i “Keating Five”, ovvero i 5 studenti scelti per assisterla nei casi giudiziari, e ai suoi associati Bonnie e Frank, Annalise si troverà a dover affrontare vari processi e, soprattutto, il caso di omicidio di una studentessa, che legherà lei, il suo amante e tutti gli altri all’incombente morte del marito Sam.

La morte di quest’ultimo e della giovane Rebecca rappresentano il punto di non ritorno: Annalise incredibilmente scaltra aiuterà i suoi studenti a farla franca, riuscendo a sfuggire lei stessa alle accuse che le vengono rivolte. Nel corso di How to Get Away with Murder ci viene mostrato un personaggio dalle connotazioni forti, una tosta per dirla facile. In qualche modo la identifichiamo già come uno di quei personaggi che vedremo fino alla fine.

Annalise sopravvive alla morte diverse volte: durante l’incidente in cui perde il figlio che aveva in grembo, quando nella seconda stagione Wes gli infligge un colpo di pistola e infine alla condanna a morte.

How to Get Away with Murder

Annalise è forse il personaggio più enigmatico della serie, rappresenta perfettamente il concetto che “l’apparenza inganna“. Fin da subito ci viene mostrata la sua “maschera” composta da chili di trucco, parrucca e una forza che abbandona solo in camera sua e nel suo letto. Con l’evolversi della trama, How to Get Away with Murder ci mostra la vera donna che si cela dietro a quel cuore apparentemente di pietra, una donna che ha sofferto e che pare provare affetto per i suoi studenti.

Sul finale, infatti, la protagonista è costretta ad abbandonare la maschera in pubblico, entrando in tribunale non più come difensore ma bensì come vittima, negando l’evidenza e i suoi crimini fino alla fine. Coerente con il tipo di personaggio, Annalise non si arrende e non ne esce redenta, condannandosi a una vita di segreti che si porterà dietro fino alla morte. La sesta stagione è la sua apologia che rivela finalmente quello che è: una donna nera, con evidenti problemi psicologici, sopravvissuta a un aborto e a un’infanzia di abusi. Nonostante tutto riesce anche sul finale a far cadere le accuse, non una, ma tutte.

La penultima puntata di How to Get Away with Murder si intitola “Annalise Keating è morta“.

Chi ha imparato a conoscere la serie e il personaggio sa che il titolo è veritiero quanto un buon titolo clickbait su YouTube. Infatti a morire sono tutti tranne Annalise: Bonnie, Frank, Wes, Asher e la lunga scia di personaggi secondari che sfortunatamente hanno incrociato il loro cammino con lei.

Così quando ci viene mostrata la chiesa colma di gente per il suo funerale, con un apparente risorto Wes, ci chiediamo quale sfortunata circostanza l’abbia finalmente messa al tappeto. La risposta ci giunge nell’ultimo episodio in cui, oltre a scoprire che il ragazzo non è Wes, ma il (troppo identico) figlio Christopher, scopriamo che Annalise è morta di vecchiaia dopo una vita pienamente vissuta.

How to Get Away with Murder ci mostra grazie alla protagonista come sia difficile farla franca, ma ancora di più, come sia difficile affrontare se stessi. Annalise in piena crisi si ubriaca e fa uso di sostanze stupefacenti fino al collasso, a seguito del quale riuscirà comunque a sopravvivere.

Negare, negare e ancora negare.

Annalise, come detto, è sempre stata coerente dall’inizio alla fine. Forse se sul finale avesse ammesso le sue colpe ne sarebbe uscita redenta ma incoerente con tutto il gran polverone sollevato per uscirne indenne. Non possiamo non pensare a finali come quello della prima stagione de La casa di carta che, come How to Get Away with Murder, ci mostrano personaggi che alla fine la fanno franca, e per i quali siamo davvero contenti. L’empatia che si sviluppa per Annalise nel corso delle puntate è tale da volerla vincitrice a tutti i costi, motivo per cui avremmo rifiutato qualsiasi tipo di finale alternativo a quello presentato.

A interpretare la magistrale Annalise, come accennato fin dall’inizio, è l’attrice Viola Davis, che ha saputo plasmare il personaggio in modo molto definito e coraggioso, aggiungendo però anche un fascino non trascurabile, oltre che a connotarla con piccoli tratti di sensibilità e tenerezza verso i suoi studenti. Per il ruolo la Davis si è aggiudicata anche un Emmy come Miglior attrice protagonista, il primo premio di questo tipo andato a un’attrice di colore.

Delusi o soddisfatti del finale possiamo dire di trovarci d’accordo sulla grandezza del personaggio, non giustificabile, non un esempio, ma pur sempre una donna forte di cui le serie di oggi hanno bisogno. Una donna che, nonostante tutto, è dura a morire.

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Written by Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

Bro va tutto bene bene grazie a Dio

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