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Un’ultima chiacchierata in ascensore, George

grey's anatomy

La morte di George in Grey’s Anatomy è, a mani basse, la peggiore di tutte. Non perché non ci siano stati altri addii strazianti – c’è stato un periodo durante il quale la serie era nota per la sua capacità di distruggerci a ogni episodio, riducendoci a brandelli – né perché non ci siano stati altri personaggi amatissimi che ci hanno lasciato. Lexie Grey, Mark Sloan, Derek Shepherd sono solo alcuni dei nomi per cui abbiamo versato fiumi di lacrime, ma George O’Malley è stato il primo.

Prima di George non eravamo abituati alla morte improvvisa, a dover stare sempre all’erta ogni volta che un attore o un’attrice annunciavano l’addio alla serie. Prima di George, Addison Montgomery aveva avuto uno spin-off, cosa c’era da temere? La morte di George O’Malley ci è arrivata dritta sulla schiena come una mazzata e i due episodi di commemorazione successivi sono stati a dir poco strazianti (ad oggi il pianto più lungo che io abbia mai fatto, durato quasi per tutto il doppio episodio).

E un po’ ha fatto male perché O’Malley era O’Malley.

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Fin dal primo momento, George si è contraddistinto per essere quello gentile e imbranato. Uno stereotipo ricorrente nelle serie tv, ma che ci ha fatto subito affezionare a lui, prendendo sotto la nostra ala quello 007 che è stato messo in difficoltà dal dottor Burke, che in tanti hanno sminuito e non ritenuto all’altezza di fare il medico, ma che in realtà era e sarebbe stato un ottimo dottore. Con George O’Malley siamo stati un po’ tutti delle Miranda Bailey, che in seguito ha rivelato che lui era il suo preferito.

O’Malley non era una promessa della medicina come Meredith e Cristina, le gemelle siamesi che brillavano di luce propria. Non aveva la grinta – talvolta tinta di rabbia – di Alex, il lupo che si lancia in mezzo alle pecore senza alcuno scrupolo. Non si era fatto da solo come Izzie, che era riuscita a trovare il modo di inseguire il suo sogno. In quel gruppetto di specializzandi che varcano le porte del Seattle Grace nel primo episodio di Grey’s Anatomy, George era indubbiamente il più anonimo: era rientrato nel programma per un pelo, nessuno si ricordava di averlo visto alla cena degli specializzandi e probabilmente nessuno si aspettava che sarebbe arrivato alla fine dell’anno.

Ma anche se il suo percorso è stato costellato da alti e bassi, O’Malley alla fine ce l’ha fatta: è diventato il pupillo di Preston Burke, che l’aveva voluto mettere in difficoltà con quella prima appendicectomia, e ha svolto un rischioso quanto miracoloso intervento a cuore aperto in ascensore, in barba ad Alex Karev e alla sua arroganza e in barba a tutti quelli che non credevano in lui. Così, poco a poco, ci siamo affezionati tutti al sensibile e attento dottor O’Malley e mai errore fu più fatale.

Perché Grey’s Anatomy dà e Grey’s Anatomy toglie, come la morte di George ci ha insegnato più che bene.

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Tra i ricordi che conserviamo di O’Malley ci sono i sorrisi gentili che riservava ai pazienti, gli occhi dolci che faceva a Meredith (uno sguardo che un po’ ci stringeva il cuore, perché sapevamo che non sarebbe mai stato ricambiato), i siparietti comici nel bagno della casa che condivideva con Mer e Izzie, la sifilide, il test fallito, la perdita di suo padre, la relazione travolgente con Callie Torres e la decisione di lasciare l’ospedale per unirsi all’esercito. Quell’ultimo sorriso in uniforme e le porte dell’ascensore.

L’ascensore che in Grey’s Anatomy è sempre stato più di un semplice ascensore e che è diventato teatro di liti, baci passionali, interventi, proposte di matrimonio e addii. Alla fine della quinta stagione Izzie, in arresto cardiaco, ci sale su quell’ascensore, con l’abito elegante che ha visto morire Denny Duquette, e nella salita verso l’aldilà viene raggiunta da George, ormai morto anche se lei non lo sa. Quell’incontro in ascensore è tutto quello che ci è rimasto di George O’Malley per anni, finché Meredith non l’ha rincontrato sulla sua spiaggia dei sogni.

Grey's Anatomy

Rivedere George è stato per tutti un colpo al cuore.

Un po’ tutti i ritorni di questa diciassettesima stagione di Grey’s Anatomy sono stati un’emozionante sorpresa, perché ormai sapevamo che quei volti non li avremmo rivisti mai più. Ma, di nuovo, O’Malley ha fatto un po’ più male degli altri. Forse perché è con lui che quel gruppo di specializzandi a cui ci siamo affezionati nel corso delle stagioni ha iniziato a sgretolarsi, sicuramente perché è lui ad aver dato inizio all’era delle morti che hanno cambiato radicalmente la serie.

Anche se sulla spiaggia di Meredith George è invecchiato, in realtà è sempre lo stesso e vederlo ci fa tornare direttamente su quell’ascensore, ci riporta a quell’ultima conversazione che lui e Izzie avrebbero potuto avere. Noi saliamo insieme a lei, in abito elegante, e quando le porte si aprono c’è George che ci guarda col sorriso. Per lui è l’ultima fermata, noi invece scendiamo e riserviamo un ultimo sguardo a quel ragazzo gentile dal cuore grande, che ha dimostrato fino all’ultimo di essere un ottimo medico contro le aspettative di tutti. Lo salutiamo per l’ultima volta, le porte si chiudono, chissà, forse un domani lo rivedremo in un sogno.

Ma per adesso ci rimangono solamente quell’uniforme e una chiacchierata mancata, miste alla consapevolezza che George ci farà sempre stringere il cuore, ci riempirà sempre gli occhi di lacrime e sarà sempre uno dei colpi più bassi di Shonda Rhimes (perché ormai si era arruolato, c’era davvero bisogno di ucciderlo?). George O’Malley è stata la prima morte dolorosa ad averci tolto il fiato, la prima perdita ingiusta e il primo tassello del puzzle ad andare perso sotto al divano. E la prima volta, si sa, non si scorda mai.

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Scritto da Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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