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La classifica dei 5 peggiori episodi di Grey’s Anatomy

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L’universo di Shonda Rhimes è un universo bellissimo. Almeno per la maggior parte del tempo.
Se pensiamo a uno show come Grey’s Anatomy è inevitabile che ci vengano in mente gli episodi più belli, quelli che ci hanno conquistato il cuore e che mai dimenticheremo. Ma ci sono anche parecchi momenti in cui questa serie ci ha fatto arrabbiare, storcere il naso, spegnere il televisore.
La qualità dello show è decisamente calata rispetto al passato, ma non per questo i peggiori episodi sono concentrati nelle ultime stagioni.

Abbiamo cercato di fare mente locale e andare a ripescare quei 5 episodi di cui non solo avremmo fatto volentieri a meno, ma che ci sono rimasti impressi per la loro scarsa qualità, per le scelte narrative e tecniche, per i traumi che ci hanno fatto vivere o per il fastidio che ci ha provocato il semplice guardarli.

5) Chi è lui (e cos’è per te?) 13×16

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Quando la voce narrante di un episodio di Grey’s Anatomy non è quella di Meredith Grey, c’è già qualcosa di strano. Se a parlare poi è Jackson Avery si capisce che il normale flusso narrativo della serie si sta interrompendo per focalizzarsi unicamente su un personaggio. È una scelta che Shonda Rhimes ha adottato più volte nel corso delle sedici stagioni di Grey’s Anatomy, non sempre con successo.

Il sedicesimo episodio della stagione 13 ci mostra il viaggio di Jackson e April in Montana, una trasferta necessaria per effettuare sul posto un trapianto di gola su una giovane ragazza. L’intervento di per sé non sembrerebbe complesso, senonché, come spesso accade in questa serie, intervengono delle complicazioni a ritardare l’operazione.
I due chirurghi del Grey’s Sloan restano bloccati in Montana a studiare un’opzione che consentirebbe di asportare il tumore dalla gola della ragazza senza comprometterne le corde vocali.
Ma la ragione che ha spinto Jackson ad accettare il caso è anche un’altra. In un locale in mezzo alla neve, tra decine di sconosciuti, un uomo dallo sguardo semplice riceve tutta la sua attenzione.

Grey’s Anatomy non si è mai soffermata troppo sul passato di Jackson Avery.

Lo ha solo sfiorato, senza mai scendere in profondità. Questo episodio, invece, prova a scandagliare i ricordi del giovane chirurgo mettendolo faccia a faccia con suo padre. Non è una puntata da buttar via, tutt’altro. È interessante conoscere il punto di vista di un Avery che non ha retto il peso del suo cognome, così come è interessante vedere l’effetto che ciò ha provocato in Jackson. Ma quaranta minuti sono pochi per buttarci dentro tutta questa roba.

Il problema della 13×16 è proprio questo: è un capitolo completamente slegato dal resto della storia, fine a se stesso, senza particolari risvolti nelle puntate successive. Ambisce a essere intenso e profondo, ma sfiora solo la superficie. Ragion per cui lo avevamo già inserito tra gli episodi di cui avremmo fatto volentieri a meno.

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