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Grey’s Anatomy 17×04 – Un altro ritorno per Meredith

Grey's Anatomy

Bentornati con la recensione del quarto episodio della diciassettesima stagione di Grey’s Anatomy. La scorsa settimana non è andata in onda nessuna puntata e l’attesa per questo epidosio si è dilatata.

Girava già da un po’ la notizia di un altro grande ritorno dal passato per Meredith. Dal momento dell’annuncio, tutto il fandom si è divertito a cercare di indovinare di chi si trattasse e – lasciate che ve lo dica – non mi aspettavo proprio George. Avevo pensato a Ellis, speravo ardentemente che si trattasse di Lexie, mi era venuto in mente addirittura il caro Doc o Thatcher Grey che poverino è scomparso di recente, ma O’Malley non l’avevo proprio considerato.

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Vi dirò, un po’ ci sono rimasta male. Non fraintendetemi, è sempre bello ritrovare quei volti del passato che decenni fa sono stati fondamentali per Grey’s Anatomy (qui la classifica delle 5 morti che ci hanno fatto più arrabbiare), ma la voglia di vedere riunite le sorelle Grey era più forte. Per usare un riferimento alla cultura pop e, dunque, a CarimaDiTuttoEDiPiù, mi sono sentita un po’ Emily.

Tra l’altro, se da una parte ho apprezzato il confronto tra George e Meredith, un confronto mirato a farle continuare la sua lotta contro il virus, mirato a non farla mollare e a farle apprezzare la vita nelle sue più piccole sfaccettature, dall’altra c’è stata una cosa che mi ha fatto proprio storcere il naso. Mi è sembrato che Grey’s Anatomy in qualche momento sia uscito un po’ dalla realtà di medical drama e si sia avvicinata al paranormale perché la presenza di George che parla di vita ultraterrena, che parla di fare visita a sua madre e in qualche modo di infestarne le emozioni, non sono proprio riuscita a digerirlo. Mi sembrava di guardare improvvisamente qualcosa tipo Ghost Whisperer, il pomeriggio di Barbara d’Urso quando invita Craig Warwick, Ivana Spagna e Manuela Villa o Mistero con Adam Kadmon.

Adesso, io capisco che quello di Meredith è uno stato alterato in cui si è creata questo scenario probabilmente come forma di auto-protezione, ma forse hanno un po’ esagerato. Prendiamo Derek per esempio. Derek è riuscito ad apparire e a fare da Virgilio alla nostra dottoressa Grey senza cadere nel ridicolo e nella credenza mistica. Perché non hanno fatto lo stesso con George? Sì, lo so, forse sto creando un problema laddove non c’è e forse il motivo di questa riflessione è solo che avrei tanto voluto vedere Lexie Grey al posto suo, ma ad ogni modo la penso così.

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Nell’inquadratura finale di Meredith, Richard, George e Miranda, ammetto di essermi un po’ commossa. Non tanto per il monologo straziante della Grey che sappiamo essere in fin di vita, ma per il fatto di ritrovare O’Malley e Bailey nella stessa scena. Lui era il suo specializzando preferito e certe cose non si possono proprio dimenticare, fanno emozionare nonostante avrei preferito – lo ripeterò fino alla fine di questa recensione così come sto facendo su Twitter da giovedì notte – rivedere Lexie Grey e, perché no, magari anche Mark Sloan.

Passando alle storyline che viaggiano parallele a quella di Meredith, devo ammettere che a parte quella di Jo e Jackson, non ho trovato particolarmente interessanti le altre. Penso che abbiano rivolto poca attenzione ai casi medici dato che ce ne hanno proposto solo uno e non ci hanno fatto vedere nemmeno la sua risoluzione. Considerato che ci era stata promessa una stagione di Grey’s Anatomy che avrebbe – in qualche modo – reso omaggio al personale medico impegnato nella lotta al coronavirus, mi sarei aspettata di entrare e di scavare a fondo nelle dinamiche riguardanti questo argomento.

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Ma, tutto ciò che sta accadendo – fatta eccezione per Meredith e anche su questo avrei da obbiettare – ha poco a che fare con la pandemia e tanto con gli ormoni impazziti della maggior parte dello staff dell’ospedale. Ad esempio abbiamo un ritorno della coppia Levi-Nico che non sarebbe mai dovuta ricreare. Sono terrificanti. Levi merita il meglio e il meglio non è Nico l’anaffettivo. E poi ci sono Jo e Jackson che si girano attorno già dal primo episodio.

È risaputo, ormai, che io sia una Japril shipper molto convinta e che creda ancora nella possibilità di un ritorno della Kepner al Grey-Sloan Memorial così da ottenere il lieto fine che io e la mia OTP ci meritiamo. Quello che sto cercando di dirvi in maniera decisamente confusionaria è che nonostante io ami alla follia la Japril e nonostante sia convinta che Jackson e April siano destinati a tornare insieme, la coppia Jo-Jackson non mi dispiace.

Come potremmo chiamarli? Jockson? Wavery? Ad ogni modo, questa coppia non mi dispiace per niente. Anzi, sento il bisogno fisiologico di battere il cinque a Jo ogni qual volta apre la bocca. Dopo l’addio di Karev è diventata uno dei miei personaggi preferiti tra quelli attualmente presenti in Grey’s Anatomy. E, se me l’aveste detto solo qualche stagione fa non avrei pensato che potesse essere possibile.

Jo adesso è fantastica. Jo adesso è divertente, è cazzuta e soprattutto non è lagnosa, egocentrica e fastidiosa come lo era prima. C’è stato un momento in cui è stata straordinaria. Parlo di quando si presenta da Jackson che le fa un pippone su quanto abbia bisogno di rimanere da solo e non abbia intenzione di cominciare una nuova relazione. L’ho amata non solo perché l’ha preso in giro, ha sottolineato il suo problema di non riuscire a essere single e poi gli ha riso in faccia chiarendo che vuole solo un amico coi benefici e non cominciare una nuova relazione.

Grande Jo! Purtroppo, però, sappiamo benissimo che qualunque amicizia cominciata in questo modo sfocerà inevitabilmente in una relazione tossica e complicata come solo gli sceneggiatori di Grey’s Anatomy e Krista Vernoff sanno architettare.

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Prima di concludere, lasciatemi dire che spero con tutto il cuore che qualcuno vada a prendersi cura del povero Koracick che mi fa una tenerezza assurda. Spero anche che la cara Teddy Altman rinsavisca e capisca che Owen non è l’uomo per lei, né per nessun’altra donna sulla faccia della terra. Ricordate: NO MORE TOXIC RELATIONSHIPS, ONLY TOXIC BY BRITNEY SPEARS.

Detto questo, speriamo che entro la fine di questa diciassettesima stagione di Grey’s Anatomy tornino a trovarci altri personaggi del passato, per fare un esempio LEXIE GREY, magari Mark Sloan e perché no Cristina Yang direttamente dalla Svizzera.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

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Written by Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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