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How To Get Away With Murder: non potete capire, dovete vederlo

“Non puoi capire, devi vederlo!”
“Ma lo sai, vedo troppe cose, non posso.”
“NON HAI CAPITO. DEVI VEDERLO!”
“Ok, lo vedrò.”

Aveva ragione (come sempre) quella pazza della mia amica.
Io non avevo capito.. in che trip mi stavo ficcando.
Generalmente l’approccio ad una nuova serie è più o meno lo stesso con tutte: curiosità iniziale, nostalgia della vecchia serie durante la sigla, stupore per i primi 30 minuti del pilot, e alla fine del primo episodio sto già caricando la seconda puntata, poi la terza..la quarta, ça va sans dire.

Con How To Get Away With Murder– tradotto in italiano ‘Le regole del delitto perfetto’, non senza qualche polemica – non è stato così; mi sono ritrovata dopo solo i primi minuti coinvolta in una storia surreale che vede come protagonista una STRAORDINARIA (usare il maiuscolo non basta!) Viola Davis nei panni di un avvocato penalista in carriera, alle prese con casi impossibili che puntualmente risolve lasciando giudici e giuria senza parole.
Annalise Keating, autorevole avvocato, gestisce il corso di diritto penale della Middleton University dal nome come evitare una condanna per omicidio e ogni anno sceglie cinque allievi, i Keating Five, per affiancare lei e i suoi associati (Bonnie e Clyde…no, Frank!) nei casi giudiziari del suo prestigioso studio.
Connor, Michaela, Laurel, Asher e Wes sono i prescelti di quest’anno, tutti molto diversi tra loro.
Connor è omosessuale e usa il sesso come arma per ottenere ciò che vuole, nel corso della serie si innamorerà di Oliver.
Michaela, diligente studentessa con la sindrome da prima della classe
Laurel, bella e di famiglia borghese, si ritroverà tra i five perchè desiderata da Frank.
Asher, figlio di un rispettato giudice e dotato di un discutibilissimo umorismo, non sarà particolarmente messo a fuoco, se non altro per una piccante tresca amorosa con Bonnie.
Infine Wes, o meglio lista d’attesa, capitato nel gruppo grazie ad un imprevisto diventerà la figura di spicco del gruppo in quanto ben presto dovrà fare i conti con la Prof. per l’omicidio del marito Sam.
La serie è strutturata in maniera complessa, si apre subito su quello che sarà il cuore della trama orizzontale della serie : la morte del marito di Annalise.
Vediamo sempre la stessa scena di quella notte, alla quale vengono aggiunti lentamente dei pezzi che andranno a ricostruire per intero gli eventi.
Il 90% di ogni episodio, però, è un flashback in cui vengono mostrati i mesi, le settimane ed i giorni prima dell’omicidio, e qui vedremo ogni volta un caso diverso dibattersi in tribunale.
Questo è un thriller giudiziario mozzafiato, con cast e regia stellari – Peter Nowalk e Shonda Rhimes from Grey’s Anatomy con furore – in cui il telespettatore non ha un attimo di respiro perchè la trama si annoda e si snoda senza sosta.
Continuamente ci si chiede chi è la vittima e chi è il carnefice perchè gli assassini diventano buoni, i buoni giustizieri e i giustizieri complici.
Al centro della trama c’è Lei: Viola Davis (Annalise), che come un grande sole pilota e regola le orbite di tutti i protagonisti, nelle vesti di un astuto burattinaio ricorda vagamente il celebre personaggio di Dottor House in forza e fragilità insime che in un altalenarsi costante incanta il telespettatore facendo mostra di tutte le parti, anche quelle più buie e più intime, che edificano una personalità complessa da animare ma che, col volto e con la maestria della Davis, si aggiudica prepotentemente la nomination come miglior attrice in una serie tv al Golden Globe 2015.
La scoperta del coinvolgimento del marito nell’omicidio di una studentessa, farà crollare la maschera di forza della Keating che presto si troverà a dover nascondere un segreto più grande di un banalissimo tradimeto con il detective strafico di turno e con lei tutti gli altri si ritroveranno a boccheggiare in un giallo ad alta tensione in cui ognuno avrà le proprie colpe pur essendo tutti innocenti.
Uno dei tanti aspetti che ho apprezzato di How to get away with murder è come hanno trattato l’argomento omosessualità.
Premettendo che è una serie americana e in America non si grida allo scandalo per una scena di sesso gay, mi piace la naturalezza con cui questa storia d’Amore cresce all’interno della serie.
Nessun riflettore puntato, nessun personaggio che si esprime usando termini offensivi – anzi Connor è invidiato dagli uomini per le sue tecniche di seduzione che puntualmente portato a buon fine ogni intento- le scene di sesso sono mostrate senza veli di censura e trattate al pari di quelle etero.
Insomma chapeau agli americani che ancora una volta ci hanno sbattuto in faccia lo loro superiorità.
Tornando alla storia, vedrete Annalisa e la sua squadra coinvolti in un grande mistero che fino all’ultimo secondo vi terrà incollati allo schermo, ma potete stare tranquilli perchè nel puntatone finale di 80 minuti tutto vi sarà spiegato e ci sarà anche spazio per un nuovo incidente che assicura una seconda stagione al cardiopalmo.
Se come me vi diletterete a fare i piccoli detective vi do un suggerimento.. E’ tutto sotto i vostri nasi, la serie intera è invasa di indizi su chi è il vero colpevole, quindi munitevi di taccuino segna appunti come quello di Sherlock Holmes e caricate la prima puntata perchè non potete capire, dovete vederlo!

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