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How I Met Your Mother: come una sitcom ha fatto commuovere e discutere il mondo

Parlare di How I Met Your Mother è sempre molto complicato. La serie creata da Carter Bays e Craig Thomas è un’opera atipica, un complesso intreccio relazionale che fa il verso al capostipite Friends, ma che al contempo si propone come una dimensione esterna a quella che di solito viene proposta dalle classiche situation comedy.

La particolarità di How I Met Your Mother è stata, negli anni, mescolare l’old style comedy inaugurato da Friends con la delicatezza e la sobrietà utilizzata per la trattazione di temi importanti quali la vita, la morte e il destino, tutto filtrato eccezionalmente attraverso gli occhi disincantati e sognatori del protagonista: quel Ted Mosby in cui tutti noi ci siamo immedesimati almeno una volta durante la visione della serie.

Sembra tutto perfetto, vero? E invece no, con la nostra macchina del tempo ritorniamo al 31 Marzo 2014, tardo pomeriggio americano. Più di dodici milioni di persone sono sintonizzate sulla CBS e tra uno spot di The Big Bang Theory e uno del David Letterman Show, ecco che si giunge alla tanto agognata fine di HIMYM. La frittata è fatta: se da una parte la serie ha rispettato le aspettative dando estasi a coloro che consideravano Ted e Robin legati in maniera indissolubile, dall’altra ha scatenato attacchi feroci da parte di persone che non hanno apprezzato in alcun modo il reboot di una storia che sembrava aver esaurito del tutto il proprio potenziale.

UN FINALE ROMANTICO ORCHESTRATO DAL DESTINO

Per quanto mi riguarda ho apprezzato il finale di How I Met Your Mother per una ragione molto semplice: è stato dettato da una volontà precisa e lungimirante degli sceneggiatori, che fin dal primissimo episodio avevano comunque messo in chiaro un concetto che forse con gli anni è andato via via scemando: sebbene il nome della sitcom faccia riferimento a un’ipotetica madre, è pur vero che non è scritto da nessuna parte che la madre in questione debba essere trattata come un personaggio principale, alla stregua del main cast. Sono dell’idea che consentire agli spettatori di conoscere la storia dei protagonisti al centro delle vicende tramite un racconto in prima persona di Ted votato alla ricerca del vero amore, sia stato un espediente narrativo – un MacGuffin, per dirlo alla Hitchcock – più che intelligente, anche se, lo riconosco, abbastanza ambiguo. Il segreto del successo di HIMYM è stato il continuo inseguimento di temi come il destino, la vita e la morte, argomenti che per una sitcom sono inusuali. A tutto ciò si è sempre aggiunto un placido ma presente senso di spossamento che ci ha fatto comprendere che dietro la risata, a volte, si celano stati d’animo più complessi come l’amarezza, la tristezza e il rimpianto, sensazioni comuni a tutti noi. La cosa che ho trovato più piacevole è stata la coerenza, seppur selettiva, che la serie ha dimostrato di possedere durante l’ultima puntata: per nove lunghissimi anni abbiamo inseguito Ted nelle sue avventure amorose, nella sua continua ricerca di un amore che fosse vero e puro, di una realtà che assomigliava, diciamolo chiaramente, a una favola. Il conoscere Tracy sembrava aver catapultato lo stesso Ted nella vita sentimentale che aveva sempre desiderato, ma oggi mi accorgo di come il racconto della storia e la serie stessa non siano stati altro che mezzi giganteschi per disegnare su tela la storia d’amore a doppio filo tra l’architetto e Robin, che è la donna con cui – dopo le vicende a noi narrate – Ted inizierà una nuova e più matura storia d’amore. La scelta di riunire ancora una volta – l’ennesima – Ted e Robin è il segnale evidente che gli sceneggiatori hanno deciso di rispettare il canone per cui la serie è divenuta nota al grande pubblico e cioè la ricerca misurata dell’anima gemella, che spesso non riconosciamo fino a quando non facciamo mente locale scavando a ritroso nei nostri ricordi, proprio come ha fatto Ted durante la lunga storia raccontata a Penny e Luke.

Un’ulteriore sfaccettatura che ho trovato azzeccata è stato il mutamento dei tempi comici: nelle primissime stagioni le battute e le gag erano taglienti, secche, votate all’equivoco e costantemente presenti; nelle ultime, invece, specie nell’ottava e nella nona, il ritmo comico si abbassa in modo veemente per dare spazio a una versione più intima della storia e, se vogliamo, più votata alla riflessione.

L’unica cosa che ho trovato, ad essere sinceri, poco studiata e quasi del tutto improvvisata è stata la gestione quasi schizofrenica dei flashforward finali. Pochi, pochissimi i minuti dedicati ai characters del cast principale. Barney, vero e proprio mattatore della serie, ha avuto un final moment a mio avviso poco curato o comunque superficiale. La maturazione del personaggio, portata avanti in modo impeccabile per nove anni, crolla miseramente alla pari del divorzio lampo con Robin e, sullo sfondo, si staglia ancora una volta la figura dell’eterno sciupafemmine mostrato nei primi otto anni di vita delle serie. A tutto ciò si aggiunge la quasi imbarazzate mancanza di informazioni che ci viene concessa sul futuro del personaggio in questione, di certo non un elemento secondario del cast. Chi sarebbe la fantomatica ragazza numero 31? Che rapporto ha Barney con sua figlia Ellie? Al momento della narrazione di Ted (2030), è cambiato qualcosa nella vita di Stinson? Rassegniamoci, domande del genere non avranno mai risposta. 

Viene dunque lecito pensare che tutta la nona stagione – basata per un 20% sul rapporto Ted-Tracy e per un consistente 80% sul matrimonio tra Barney e Robin – sia stata quasi vanificata. Diversamente, è perdonabile il ritmo blando della final season: la scelta di ambientare così tanti episodi in un solo week end ha ovviamente fatto perdere mordente alla storia, anche perché la decisione di muoversi in un così ristretto spazio temporale ha di certo costretto gli sceneggiatori ad arrampicarsi più volte sugli specchi per evitare che avvenissero troppi avvenimenti diversi in sole quarant’otto ore.

UN ANNO DOPO

La frattura tra i cosiddetti rebels e gli sceneggiatori non è stata ancora del tutto riparata. Se qualcuno ha accettato di fare retromarcia su alcune dichiarazioni e pareri a caldo forse troppo forti, altri hanno rinnegato addirittura la serie, sulla falsariga di quanto accadde con Lost. 

Fatto sta che a circa 340 giorni dalla fine di una delle sitcom più amate di sempre, non si è ancora trovata una linea di discussione comune e armoniosa. Nel frattempo gli esigenti produttori della CBS hanno gettato nella spazzatura il pilot dello spin off ufficiale della serie: How I Met Your Dad, che probabilmente troverà spazio su un altro network a stelle e strisce. Secondo il direttore del canale fondato da William Paley, lo spin off snaturerebbe la serie principale.

How I Met Your Mother o How I Screw The Fans? Il dibattito è ancora aperto e se avete qualcosa da dire, sappiate che non è mai troppo tardi.

A cura di Matteo Iacobucci

@MatteoIacobucci

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