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I 10 titoli più memorabili delle puntate di Game of Thrones

6×08 – No One (Nessuno)
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L’identità è irripetibile. L’esile coscienza della giovane Arya Stark contiene questo concetto. Ne è consapevole: non perde la sua “Ago”, Arya, mentre si accinge a perdere tutto il resto. Non piange, Arya, mentre il mondo intorno a lei la intima indirettamente a farlo. Crea un’identità, la conserva in un generoso gingillo commemorativo di una delle figure a lei più care, se ne disfa per imparare ad essere qualcuno anche nel non rappresentare nessuno.
Poi se la riprende. Perché l’antinomia dell’essere “nessuno” nell’inevitabile ed umana ricerca di un obiettivo (seppur lo stesso “essere nessuno”) è un concetto cristallino quanto la dimostrazione dell’Orfana nel provare un indelebile sentimento di odio. Le è ormai chiaro che la retorica non forgia l’essere, e che sfruttare gli insegnamenti da identità unica ed irripetibile è il più sensato degli sviluppi.
Così, nell’oscurità, sfruttando quel buio dell’antimateria, del nulla, di “nessuno”, uccide l’Orfana.

6×09 – Battle of The Bastards (La battaglia dei bastardi)
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Due eredi illegittimi che rivendicano una terra in un campo che insidia terrore e sacrificio, danno vita ad uno degli scontri più plateali, energici ed emozionanti della storia televisiva.
L’altalenante senso di claustrofobia commisto a brevi e rari sospiri liberatori di sollievo sono i caratteri somatizzanti di lassi di tempo ruvidi ma sopraffini, che graffiano la nostra emotività come aguzze punte di piccoli diamanti. Una perenne oscillazione frastagliata di percezioni che ballano come la riga dell’elettrocardiogramma di un cuore in fibrillazione. Un ritmo che persegue tutta la puntata e raggiunge la massima espressione nel momento in cui Jon Snow, impiantato saldo sulla morbida distesa di verde e rosso del campo di battaglia, regge il fodero della sua spada, volgendo etereo lo sguardo all’esercito nemico che si scaglia verso di lui.
Jon Snow non suda, malgrado il calore della rassegnazione che gli brucia le guance. Ed aspetta la morte.
L’esercito dei suoi uomini che lo raggiunge e si infrange come pittura verde speranza sulle superfici irregolari delle barriere di nemici gli danno aria, la stessa che finirà per riperdere e ritrovare, insorgendo dalla catasta di morti, in una metafora di resurrezione che continua ad appartenergli.
Lo stendardo degli Stark domina Grande Inverno, ancora una volta.

6×10 – The Winds of Winter (I Venti dell’Inverno)
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La vendetta che trova ossigeno da bruciare in un’esplosione drastica. Un’altra che trova il sapore dell’emulazione con un netto taglio alla gola. Una profezia che si autoadempie.
Con l’ansia che incalza la quiete, in una miscela polifonica ed assonante delle sublimi note di “Lights of the Seven“, si apre un episodio le cui leggi sono dettate da un poderoso e despota ordine.
L’ordine del fuoco: quello che annichilisce e quello che feconda.

Scritto da Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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