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Game of Thrones ci è piaciuta finché c’era solo da aspettare

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulle otto stagioni di Game of Thrones!!

Il teologo e partigiano tedesco Dietrich Bonhoeffer una volta scrisse che l’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi. Lo spettatore non ha la stessa pazienza. È frettoloso, irrequieto, smanioso. Vorrebbe conoscere tutto e subito, odia aspettare, l’attesa lo logora. O per lo meno, crede che sia così. Quanto ci ha usurato tutto il tempo che è intercorso tra una stagione di Game of Thrones e l’altra? Quanto abbiamo odiato i finali di stagione con cliffhanger che rimandavano tutto all’anno successivo?

Certe storie ci possiedono al punto da mandarci in crisi se non riusciamo a saziarcene subito e per intero.

Game of Thrones
Oberyn Martell in Game of Thrones

Game of Thrones è una di quelle (ed ecco tutti i progetti collegati, tra spin-off e cancellazioni). Chi l’ha seguita dall’inizio può sapere quanto possa essere stato spossante aspettare l’arrivo della nuova stagione. Chi l’ha recuperata di recente, dopo il finale di serie, non sarà riuscito a farlo rispettando i tempi, ma si sarà abbandonato a una maratona senza fine, assetato di episodi, storie da seguire, trame secondarie da esplorare. Game of Thrones poi, è una serie costruita tutta sull’attesa. E che attesa! La prima puntata è andata in onda nell’aprile del 2011. L’ultima otto anni dopo, nel 2019. Settantatré episodi per chiudere il cerchio, per arrivare fino in fondo. Eppure, per quanto ogni volta sia stato snervante restare semplicemente in attesa, siamo sicuri che non sia stato proprio quel tempo sospeso tra una stagione e l’altra a rendere speciale questa serie?

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.

Ancor di più per una serie come Game of Thrones, che ha messo in guardia sull’arrivo dell’inverno sin dal primissimo episodio. Ned Stark parlava già nel pilot della catastrofe a cui sarebbero andati incontro i personaggi della serie dopo otto lunghe stagioni. L’inverno sta arrivando è stato il claim di tutte le stagioni di Game of Thrones. Solo che gli episodi andavano avanti e l’inverno non arrivava mai. Nella prima stagione, a sentire i racconti dei Guardiani della notte e del Lord di Grande Inverno, lo scontro tra gli abitanti di Westeros e gli Estranei sembrava imminente. Invece poi la prima stagione si è conclusa senza il grande evento finale. Stessa storia per la seconda e così via.

Game of Thrones (640x354)
Tyrion Lannister, Game of Thrones (640×354)

Il Trono di Spade è stato tutto quello che è accaduto mentre si aspettava l’arrivo dell’inverno.

L’universo di Game of Thrones è talmente vasto e multiforme che la minaccia degli Estranei, a volte, è sembrata passare quasi in secondo piano. Gli intrighi politici, le lotte tra i signori dei Sette regni, le trame secondarie e i destini dei vari personaggi hanno preso il sopravvento, relegando la questione del Re della Notte a un ruolo di contorno. Era lì, presente e pressante. Aleggiava come una nube scura sul futuro di Westeros, ma non diventava mai concreta. Il cuore di Game of Thrones è rappresentato da tutto ciò che è accaduto alla storia nell’attesa dell’inverno. Ed è proprio questo che ci ha fatto innamorare del mondo creato da G.R.R. Martin.

Finché c’è stato da aspettare, Game of Thrones ci è piaciuta da matti.

Quando ci siamo avvicinati alla fine, invece, abbiamo iniziato a storcere il naso. È vero pure che, in otto anni, abbiamo avuto il tempo di fare congetture e immaginare tutti i possibili scenari con cui gli autori avrebbero potuto scegliere di chiudere la storia. Game of Thrones è stato un vero fenomeno mediatico, che ha stuzzicato la fantasia dei fan e ha fatto sì che la serie diventasse un vero e proprio argomento da dibattere. È naturale, quindi, che le aspettative siano cresciute nel corso del tempo. Ogni fan provava ad immaginare come sarebbe potuto essere il finale, come ci saremmo separati per sempre da quei personaggi che in otto lunghe stagione avevano fatto parte, in un modo o nell’altro, delle nostre vite.

game of thrones davos jon snow
Davos e Jon Snow in Game of Thrones (640×360)

Se si fa tanta strada per giungere al traguardo, ci si aspetta che gli ultimi metri siano il tratto più spettacolare da percorrere. Ma, se ci pensiamo bene, è a tutta la strada che abbiamo fatto prima che siamo affezionati. Dopo un’attesa di otto anni, era inevitabile che il finale scontentasse qualcuno. Si è sempre detto che le ultime stagioni di Game of Thrones abbiano un po’ perso mordente. Più piatte rispetto alle prime, meno frizzanti, più cupe. L’entusiasmo dei primi episodi è andato scemando verso la fine. C’è chi dà la colpa agli sceneggiatori, che non avendo più a disposizione il canovaccio dei libri di Martin da cui prendere spunto, avrebbero stravolto la storia portandola in tutt’altra direzione. Qualcosa è stato inevitabilmente sacrificato nelle ultime puntate della serie, ma la verità è che, in generale, più ci si avvicina al momento dell’addio e più se ne resta traumatizzati.

Game of Thrones ci è piaciuta finché c’era solo da aspettare perché, in fondo in fondo, nessuno era pronto a congedarsi definitivamente dallo show.

Uno show che ci ha accompagnato per quasi un decennio e che ha fatto parte delle nostre vite, a volte persino in maniera prepotente. Avremmo voluto che l’inverno non arrivasse mai, che restasse come congelato in un limbo perpetuo, senza piombare mai veramente sui Sette regni. Avremmo voluto che la serie si perdesse nelle sue mille trame secondarie, allontanando ancora per un po’ il momento dei saluti (e se fosse finita bene?). Se sia solo un condizionamento psicologico dei fan, spaventati dal rimanere orfani di uno spettacolo che li ha accompagnati per tanto tempo, o ci siano delle effettive responsabilità degli sceneggiatori, è una questione opinabile.

Ma al di là di tutte le legittime critiche al finale (un protagonista ha affermato di non aver incontrato nessuno a cui sia piaciuto), l’entusiasmo e la curiosità per Game of Thrones si sono concentrate nel mezzo, quando c’era solo da attendere. È lì che si è addensata tutta la magia dello show. È lì che abbiamo perso definitivamente la testa per il mondo del ghiaccio e del fuoco. Quello che è venuto dopo, forse, non poteva essere all’altezza. Perché Game of Thrones ha fatto la (brutta) fine che ha fatto? Ecco un’analisi obiettiva, a cinque anni di distanza.

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