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La giornata tipo di un fan di Dark prima della puntata

Parliamoci chiaro: per molti di noi le serie tv sono un passatempo, un modo per rilassarsi dopo una giornata stancante e lasciare che le vicende del quotidiano sfumino attraverso quelle della serie tv che abbiamo scelto. Tuttavia, se avete aperto questo articolo significa che avrete visto almeno una puntata di Dark e, se non vi siete arenati al pilot, anche voi non sapete cosa significhi la parola relax, come tutti i fan del labirintico show tedesco che si rispettino.

Certo, perché il fan di Dark sotto sotto è un po’ masochista. Ha imparato che l’universo nascosto dietro la foschia di Winden è come una matrioska infinita. Non abbiamo neanche il tempo di porci domande quando si rincorre una trama così fitta e intricata.

Nessuno di noi sapeva bene a cosa stesse andando incontro quando si è incamminato nel percorso a ostacoli di questa serie tv. Eravamo convinti che quello fosse un giorno come un altro, così ci siamo distesi sul letto e abbiamo dato inizio alle danze. Avremmo dovuto capire già dalla sigla che ci stavamo impelagando in qualcosa di più grande di noi, ma non ce l’abbiamo fatta e siamo rimasti ammaliati dal susseguirsi caleidoscopico delle immagini e della musica di Apparat (che si classifica tra le 10 migliori sigle della storia delle serie tv).

Da subito ci siamo resi conto che sarebbe bastato un solo secondo di distrazione per smarrirci nei meandri della narrazione, perdere il filo di Arianna e rimanere incastrati per sempre nel labirinto del Minotauro. Per questo abbiamo silenziato tutti i social possibili e immaginabili, abbiamo messo il telefono in modalità aereo e ci siamo immersi nei misteri annidati nelle caverne di Winden. Insomma, se mettete in pausa Dark per rispondere al messaggio o alla telefonata del vostro partner si tratta di vero amore, ma non oso pensare a quante relazioni siano andate in fumo a causa della mancanza di attenzioni da parte del congiunto troppo assorto dalla serie.

Perché Dark stravolge le leggi del tempo e dello spazio e con esse stravolge la nostra mente.

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Il fan di Dark si alza al mattino con l’intera colonna sonora nella testa e, con molta probabilità, Familiär di Agnes Obel è la sua sveglia (nonostante i toni pacati dell’artista scandinava siano poco funzionali allo scopo di destare i dormienti). Ma i disagi non finiscono qui: l’universo di Dark riesce ad assorbire lo spettatore che, una volta aperti gli occhi, ha sempre qualche incertezza sull’anno corrente. Trema al solo pensiero che accendendo la tv, nell’attesa del caffè, il telegiornale annunci l’imminenza di un apocalisse.

Insomma, se Dark fosse una persona i suoi tratti caratteristici sarebbero l’ego sproporzionato, l’umore volubile e la tendenza a intavolare discorsi intricati. Per questo siamo costretti a concentrare tutte le nostre attenzioni su Winden. Che si tratti di sessione d’esame, scadenze lavorative o vita sociale poco importa, nel nostro cervello c’è spazio solo per ripassare quell’albero genealogico in cui le fidanzate sono zie e le figlie sono madri della loro madre. Lo so, ci eravamo appena ripresi dalla seconda stagione e ora ci ritroviamo di nuovo in questo stato di instabilità mentale dovuto all’annuncio dell’uscita della terza e ultima stagione (qui potete saperne di più).

La nostra camera da letto ha sempre più le sembianze di quella dello Straniero.

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Anche perché, in procinto di vedere un nuovo episodio, dormire diventa impossibile: troppe domande senza risposta e il costante terrore di incubi vari. D’altronde, non sappiamo mai con certezza chi sia l’eroe e chi l’antagonista. Diventiamo sospettosi anche di noi stessi, ci guardiamo allo specchio e ci domandiamo chi diventeremo nel futuro. Anche perché Dark conferisce sempre quel senso di impotenza nei confronti di un destino preconfezionato. Insomma, siamo i veri nemici di noi stessi e Dark ce ne fa prendere consapevolezza.

Quindi tra un pasto al volo, una ripassata all’albero genealogico e le tante ore passate a formulare teorie esistenziali sullo spazio-tempo, finiamo con due occhiaie enormi, manie di persecuzione e una sorta di fobia per le caverne. Ma, nonostante tutto, non vediamo l’ora che Jonas & Co. tornino ad “allietarci” le giornate.

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Written by Clotilde Formica

Scrivo, mi piace farlo.

Mi piace scivolare via veloce sulla cresta dei pensieri che si affollano, si inseguono, si punzecchiano e a volte mi scappano.

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