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Abbiamo visto in anteprima Vikings 6×11: e stiamo ancora tremando

Vikings

Abbiamo aspettato per mesi il ritorno della seconda parte di Vikings 6, temendo a più riprese che la pandemia potesse in qualche modo ritardarne la messa in onda. E infatti la serie di Michael Hirst ha scelto di saltare l’annuale appuntamento di novembre per regalarci un ultimo viaggio nella Scandinavia del IX secolo per Natale. Il prossimo 30 dicembre Vikings 6 – parte B andrà in onda su col primo episodio, per un’ultima vera “prima visione” a sette anni di distanza dal suo esordio. Ve lo avevamo anticipato qui.

TimVision ci ha dato l’opportunità di guardare in anteprima per voi il primo episodio di questa attesissima seconda parte di Vikings 6. Che – ricordiamo – sarà l’ultima stagione dell’amatissima serie.

E bisogna ammetterlo: contrariamente alle aspettative, questo episodio davvero lascia lo spettatore con la mascella in libera caduta verso il pavimento. Di sicuro sulla 6×11 di Vikings premeva il peso di una bella mole di pressione e aspettative considerato il finale scelto per la 6×10 (qui la nostra recensione). Un episodio ben girato e ben gestito che ha saputo lasciare i fan col fiato sospeso e la pena nel cuore per cosa sarebbe accaduto dopo.

E infatti per giorni, se non settimane, si è speculato sul vero significato di quanto visto in quell’ultimo incredibile episodio. Con i fan spaccati tra il timore che la morte di Bjorn fosse ormai giunta e inevitabile, e la speranza che un simile plot-twist non si risolvesse in un salvataggio in calcio d’angolo degno di una soap opera latina. D’altronde, per quanto Vikings sia ancora una bellissima serie tv, non le sono state risparmiate critiche feroci dalla quarta stagione in poi.

Ma se è vero che la quinta stagione si è rivelata in più punti un notevole disastro, è vero anche che Vikings 6 è stata invece una piacevole sorpresa. Per lo meno sinora.

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Con i suoi difetti, certo. Ma con una buona dose di momenti eccezionali. E il primo episodio di questa seconda mid-season di Vikings 6 non si smentisce in tal senso. Mantiene una certa coerenza col ritmo fissato sinora dagli episodi precedenti aggiungendo allo stesso tempo una nota incredibilmente lirica e solenne. Una nota che sembra percorrere l’intero episodio passando dai momenti più drammatici a quelli più sereni. Ammesso che “sereno” sia un aggettivo consono allo sviluppo della trama…

“Drammatico” altresì, lo è senza alcun dubbio. E a farcelo notare non sono solo le scene, i dialoghi e lo sviluppo degli eventi. Ma anche quella musica solenne e quasi trascendentale che ha accompagnato per anni e stagioni gli eventi più bui di Vikings. E a ragion veduta.

Perché la seconda parte di Vikings 6 mette le cose in chiaro: il cerchio di quella storia iniziata 50 anni prima sta per chiudersi. È tempo di svelare l’ultimo passo di profezie rivelate anni prima dal veggente e di raccogliere l’eredità di Ragnar.

Vikings 6

Al centro di questo racconto, ovviamente, i suoi figli: Bjorn, con un destino giunto a un punto cruciale. Ivar e Hvitserk, incredibilmente riuniti sul fronte opposto. Diretti artefici di quel bivio che si staglia tra la vita e la morte sul cui orlo si sporge Bjorn. Ubbe, lontano miglia e miglia dal cancro straniero che ha assalito la sua terra. Fermo – ma ancora per poco – sull’isola di ghiaccio assieme ai coloni vichinghi, pronto a una nuova imminente avventura in mare. E al contempo forzato a confrontarsi con l’oscurità che ormai sovrasta quella terra, pregna di sangue e faide familiari.

Ognuno di loro è forse impreparato ad affrontare le sfide imminenti. Ma nessuno sembra tirarsi indietro. Negli occhi di ognuno dei fratelli rivediamo il guizzo di vita di Ragnar. E all’improvviso è come se il leggendario vichingo tornasse prepotente in Vikings 6 nelle vesti di uno spirito che, anche solo parzialmente, emerge nella dignità di ognuno dei suoi figli.

Con le parole, con i gesti, gli sguardi. Con la riflessione e la razionale pianificazione.

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Ragnar sembra essere in ognuno di loro per emergere dagli stessi in quella che potrebbe essere forse la sua migliore versione. Quella che, a seconda del personaggio, porta con sé la pietà, l’intelligenza, la pacatezza, ma anche un’immortalità che ha la forma di un dio sceso in terra. Un dio da ammirare e adorare. Capace di unire e dividere i popoli come nessuno aveva mai saputo fare prima.

Ma oltre ai quattro figli di Ragnar rivediamo in questo primo episodio di Vikings 6 altri personaggi chiave della storia, nonché del capitolo finale della serie di Michael Hirst. Personaggi come Re Olaf e Harald Finehair, che avevamo visto l’ultima volta gravemente ferito sul campo di battaglia. Ci sarà un bivio all’orizzonte anche per loro. Con un destino da affrontare non meno drammatico di quello toccato a Bjorn la Corazza. L’uomo di cui suo padre disse “che non potesse essere ferito a morte”.

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E come Vikings ci a insegnato fin dall’inizio, non manca mai la forza delle shield-maiden in un mondo costituito da vichinghi.

Rivediamo Gunnhild e Ingrid, entrambe mogli di Bjorn. Entrambe alle prese col proprio dolore, impegnate in una guerra interiore con i propri demoni. Ma incredibilmnete più vicine che mai.

E non mancano dall’altro lato i nemici di questa terra del nord cui ci siamo affezionati, i Russi, capeggiati dal principe Oleg detto “il Profeta”. Un uomo che non smette mai di incuterci terrore e inquietudine con uno sguardo appena. Lo stesso sguardo che sembra sapere ogni cosa, che sembra essere sempre un passo avanti a tutto e tutti. E che nonostante ciò tremerà vistosamente nel momento meno atteso.

Ma non fatevi ingannare. Nonostante l’iniziale flemma, questo primo episodio di Vikings 6B vi sorprenderà portandovi su una montagna russa di emozioni. Su un treno che corre prima piano, va giù e poi su. E via così per catapultarvi improvvisamente nel cuore di una scena di inspiegabile potenza emotiva, che mai dimenticherete.

Una scena chiave, fondamentale, finemente studiata. Una scena che ci ricorda di cosa parla davvero Vikings. Non della storia di per sé di questo popolo, ma della sua fibra. Della sua potenza, della sua forza. Della capacità di farsi abbattere, di rinascere e farsi abbattere ancora se necessario. Ma senza perdere mai, in nessuno momento, il leggendario coraggio e lo spessore della propria forza. Quello che spinge migliaia di irriducibili guerrieri a combattere il nemico con inaudita ferocia in virtù di un solo unico valore fondamentale: l‘orgoglio di essere VICHINGHI.

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Scritto da Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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