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Le 10 migliori Serie Tv post-apocalittiche di sempre

3) The 100

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Bellamy e Clarke

Ambientata 97 anni dopo una guerra nucleare globale che ha lasciato la Terra inabitabile, la storia inizia a bordo dell’Arca, un’ammiraglia composta da stazioni spaziali internazionali fuse insieme in cui vivono gli ultimi superstiti della razza umana. L’umanità si aggrappa a questa fragile società nello spazio, ma le risorse sono limitate e le leggi severe.


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Di fronte a problemi di sovrappopolazione, i leader dell’Arca fanno una scelta drastica: inviare 100 giovani detenuti – considerati sacrificabili – sulla Terra per testarne l’abitabilità. Questi ragazzi, marginalizzati e contrassegnati più dai loro crimini che dalle loro capacità, si ritrovano catapultati in un ambiente ostile e completamente nuovo. Al loro arrivo, i 100 scoprono non solo che la Terra è abitabile, ma che non sono gli unici esseri umani sopravvissuti dopo la catastrofe. Esistono infatti dei clan, che si sono adattati e hanno sviluppato le proprie società con regole, religioni e sistemi di combattimento. Molto diversi da quelli dell’Arca. Questo incontro e la loro inevitabile interazione portano a conflitti, alleanze e una profonda introspezione.

Man mano che la serie si sviluppa, i contorni che distinguono il bene dal male, giusto e sbagliato, si fanno sempre più labili.

Personaggi che inizialmente appaiono in una certa luce evolvono in modi sorprendenti. In questo modo sfidano le aspettative del pubblico e spingendo i protagonisti e gli spettatori a riflettere sulle proprie credenze e sui propri valori. Clarke è una leader impavida, chiamata a prendere decisioni inimmaginabili per un bene superiore. Uno degli aspetti più interessanti di questa serie tv risiede proprio nell’affidare il destino dell’umanità intera nelle mani della generazione più giovane.

4) The Last Man on Earth

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Phil e Carol

In un futuro non troppo lontano, un virus letale ha spazzato via quasi tutta l’umanità, lasciando dietro di sé solo un uomo: Phil Miller. Phil è un uomo piuttosto comune – particolarmente egoista – se vogliamo dirla tutta che ora si ritrova ad essere l’ultimo essere umano sulla Terra. Inizialmente, Phil è estatico all’idea di avere tutto il mondo a disposizione senza le limitazioni della società. Ben presto, però, la solitudine e l’assurdità della sua situazione iniziano a farsi sentire.

In un colpo di genio, Phil decide di trasformare la sua solitudine in un’avventura, assumendo il titolo auto-proclamato di “Re dell’Apocalisse”. Gira per il paese con una corona di lattine di birra e un mantello fatto di asciugamani rubati dai negozi abbandonati. Incontra personaggi eccentrici lungo il cammino. O meglio, quelli che sono rimasti. Phil cerca disperatamente di attirare l’attenzione di altri sopravvissuti, anche se non sempre con i migliori risultati.

Insomma, c’è una continua oscillazione tra momenti di comicità assurda e tocchi di poesia tali da rendere The Last Man on Earh una delle migliori serie tv post apocalittiche di sempre.

La serie esplora temi profondi come la solitudine, l’umanità e il significato della vita in un modo stranamente ottimista e surreale. Nonostante le circostanze cupe, la serie tv si impone come celebrazione dell’assurdità della vita e della forza dell’essere umano sempre incline a trovare connessioni e a creare legami nei posti più improbabili.

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