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Perché la seconda stagione di Lucifer ha superato la prima

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È quasi prassi che la prima stagione di una Serie Tv sia migliore delle successive.

Spesso perché c’è un’idea che fin dall’inizio è stata pensata per essere sviluppata in quel tot di puntate (che possono essere 22 come 15 come 8, ecc., a seconda della Rete che le produce), mentre poi la produzione delle altre stagioni diventa quasi schematica, obbligata, anche quando le idee finiscono.

Un po’ com’è successo per Once Upon A Time – tra le altre – costretta a produrre ben sei stagioni da 22 episodi l’una, inerenti alle favole, alle maledizioni e al vero amore. Dalla quarta stagione non sapevano più che pesci prendere e dire che la cosa si nota è un eufemismo.

Lucifer


Tuttavia, nonostante questa sia la prassi (per ulteriori informazioni sulle Serie Tv invecchiate male, leggete qui), alle volte ci sono delle sorprese. E Lucifer è sicuramente una di queste sorprese. Infatti qui la situazione è stata – per così dire – invertita: la seconda stagione è nettamente superiore alla prima a livello di storia, di scrittura e forse anche di regia e recitazione.

Chiariamoci, non che la prima stagione fosse così male, eh, ma di base Lucifer si presentava come una Serie Tv carina, senza troppe pretese, retta essenzialmente da un a dir poco splendido Tom Ellis che, finalmente, dopo quindici anni di gavetta e tantissimi ruoli interpretati, è meritatamente salito alla ribalta, guadagnandosi un piccolo posto non solo nell’Olimpo delle Serie Tv, ma che nel cuore della gente.

Ellis riesce benissimo a interpretare il carismatico Lucifer, donandogli tutta una gamma di emozioni che, almeno nella prima stagione, non erano espresse benissimo nella sceneggiatura. In pratica, ci ha messo molto del suo nel personaggio e questo ha garantito il successo della Serie. Successo che però probabilmente non sarebbe stato bissato se gli autori non si fossero messi al lavoro più seriamente, creando una storyline intelligente e coinvolgente.

Forse la pecca maggiore della prima stagione di Lucifer, infatti, è proprio quella di non avere quasi per nulla una storyline orizzontale. Ogni episodio aveva un suo caso, abbastanza ben sviluppato, e il tutto finiva lì. Certo l’ingresso di Amenadiel, il fratello di Lucifer, aveva portato un po’ di scompenso, così come il fatto delle ali di Lucifer. Ma alla fine il tutto si era un po’ risolto a “tarallucci e vino”.

L’unico fatto davvero interessante, oltre alle dinamiche tra i personaggi – che comunque erano fin dall’inizio abbastanza buone, anche se viste e riviste – era stato il cliffhanger finale sulla Madre di Lucifer, scappata dall’Inferno.

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Ed è proprio sulla Madre che si è concentrata tutta la storyline della seconda stagione, ben intrecciata, intricata e sviluppata nel corso delle 18 puntate da cui è formata. L’arco narrativo, infatti è di una coerenza straordinaria ed è veramente interessante vedere come anche i casi si adattino spesso alle vicende dei protagonisti. Ma non finisce qui: anche ai personaggi secondari è stato dato uno sviluppo, compreso alla dottoressa Linda, ancora più presente in questa stagione.

Insomma, diciamo che Lucifer probabilmente avrebbe rischiato una cancellazione se non ci fosse stata una svolta così importante perché, per quanto carina appunto, poteva diventare ripetitiva. Si è dimostrata, invece, stimolante e interessante. Aspettiamo la terza stagione, sperando che sia all’altezza (se non ancora meglio!) delle precedenti.

Io ho fiducia in Lucifer.

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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