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Lucifer si conclude tra alti e bassi: la Recensione della stagione finale

lucifer 6

25 gennaio 2016: il primo episodio di Lucifer fu trasmesso sul canale americano Fox, incuriosendo un tiepido numero di spettatori che forse non si aspettava tutto quello che successe in seguito. Sembrava una serie quasi di nicchia, poco citata sul web. Eppure, episodio dopo episodio, le avventure del diavolo hanno conquistato un pubblico sempre più ampio, al punto che, dopo l’annuncio della cancellazione alla fine della terza stagione, si è sollevata una vera e propria rivolta online. Il risultato lo conosciamo bene: Netflix, come un angelo paladino della giustizia, ha salvato lo show con Tom Ellis e ha regalato al pubblico altre tre stagioni. Lucifer 6, uscito sulla piattaforma il 10 settembre 2021, segna dunque la conclusione di un’era. Al termine della stagione precedente ci eravamo chiesti se Lucifer non si fosse già giocato il finale perfetto proprio con quella e avevamo individuato la parte crime come punto debole della serie, auspicandoci una trama unicamente orizzontale per la conclusione. Le ipotesi e le speranze hanno trovato riscontro in Lucifer 6? Scopriamolo analizzando insieme la nuova e ultima stagione. E non preoccupatevi per gli spoiler- se ancora non avete ultimato la visione, ma volete ugualmente dare un’occhiata – non ce ne sono!

L’inizio di Lucifer 6 è un po’ lento e zoppicante, rischia creare dei pregiudizi (in parte infondati) sul resto della stagione.

lucifer 6

Dopo lo scoppiettante finale della quinta stagione, con Lucifer che esclama “Oh my me”, ci saremmo aspettati un nuovo inizio altrettanto travolgente, invece non è così. Il primo episodio procede lento, arrestando una trama che stava andando avanti a gonfie vele. Torna il caro ma non buon vecchio caso del giorno che ci eravamo augurati di non vedere mai più e tutto l’entusiasmo per la nuova carica del protagonista scema di colpo. Scordiamoci le battaglie angeliche, gli scontri con i gemelli cattivi, l’umorismo di Dio, perché l’atmosfera è quasi piatta – certo, meno confusionaria di alcuni momenti della stagione precedente – ma piuttosto noiosa. Un biglietto da visita per Lucifer 6 che rischia di scoraggiare subito il pubblico, anche se si rivelerà poi (per fortuna) solo una falsa partenza.

Il secondo episodio prosegue sulla stessa scia, senza offrire nulla di nuovo, senza gettare luce su risvolti imprevisti o lati del carattere dei personaggi che ancora non conosciamo. La trama principale sembra subire uno stallo, cosa che nelle stagioni precedenti lasciava però spazio a trovate accattivanti o momenti di grande ironia che strappavano un sorriso. Qui, invece, sembra di essere vittime del potere di Amanediel di fermare il tempo. Un inizio che, dunque, fa fatica a carburare e ci porta al terzo episodio dove la situazione, finalmente, comincia a mutare.

L’impiego delle scene d’animazione è un buon diversivo che si unisce all’ormai lungo elenco di episodi sperimentali di Lucifer: il metateatro, l’episodio in bianco e nero e il musical della quinta stagione. Grazie a questo escamotage torna a farsi sentire la frizzante ironia che ha sempre contraddistinto la serie e che ritroveremo anche nel resto della sesta stagione. Verso la fine dell’episodio si avvia anche la trama vera e propria.

Con lo sviluppo della trama orizzontale, diamo finalmente un saluto definitivo alla parte crime.

lucifer 6

Lasciatoci alle spalle il case of the day – che, a questo punto, era così necessario inserire all’inizio della stagione? – ci addentriamo nel vero filone narrativo di quest’ultima, accompagnato dall’arrivo di un paio di nuovi personaggi. Non è mai facile inserire volti inediti in una stagione finale, soprattutto se composta da soli dieci episodi, perché bisogna essere in grado di far affezionare il pubblico nel giusto modo e dare alle figure una caratterizzazione efficace, ma il risultato in Lucifer 6 è abbastanza soddisfacente, in quanto si tratta di personaggi che bene o male avranno un impatto sulla storia principale, o almeno su quella individuale di altri soggetti.

Ma questa trama di Lucifer 6, dopo tutto quello che era successo prima, funziona? In linea generale, la risposta è affermativa. L’intreccio ha una sua coerenza, i personaggi agiscono e reagiscono in linea con la loro caratterizzazione e i dubbi che si creano durante il percorso vengono chiariti via via. L’atmosfera in cui è immersa la storia alterna sempre scene divertenti a scene più delicate e profonde, anche se il ventaglio delle emozioni suscitate nello spettatore sembra un po’ meno vario rispetto a ciò a cui i fan di Lucifer erano abituati: non troviamo scene strazianti dell’intensità dell’episodio del prete nella prima stagione, ad esempio, o attimi che ci fanno serrare lo stomaco come quando Lucifer scopre che Chloe si è alleata col nemico nella quarta stagione.

E forse la grande pecca di Lucifer 6 è proprio questa: funziona, ma non è all’altezza delle precedenti in quanto a intensità e colpi di scena. Qualcosa del genere era stato recriminato anche alla quinta stagione, ma se in quel caso l’errore era stato gettare troppa carne al fuoco in modo confusionario, sfruttare motivi già visti (ad esempio il gemello cattivo) ed eccedere nel trash (l’episodio musical oppure il momento in cui Lucifer and co. si mettono a ballare durante la battaglia finale), qui il problema ha un’altra origine.

Dopo una battaglia tra angeli e demoni, dopo il diavolo che diventa Dio, dopo il clamore della quinta stagione, qualsiasi cosa sarebbe passata in sordina.

lucifer 6

Tutti i colpi più interessanti sono stati sferrati nella quinta stagione – o prima, tutte le questioni più importanti sono state risolte lì. Lucifer 6 cerca di portare avanti una storia già conclusa. Lo fa bene, perché nonostante l’intoppo iniziale, gli episodi successivi riescono a coinvolgere e tenere viva l’attenzione – in parte anche perché chi è giunto fino a qui si sente ormai a casa guardando la serie. Eppure, resta sempre in sottofondo l’impressione che non ci sia molto di più da dire, c’è solo da tirare i remi in barca.

Questo riguarda anche le storyline dei personaggi. Con una dovuta eccezione – chi ha visto sa, chi non ha visto vedrà – tutti gli altri personaggi aggiungono solo qualche lieve pennellata alla loro evoluzione, ma nulla di più. Sono tutti giunti alla sesta stagione dopo aver fatto il proprio grande passo, dopo aver superato il proprio scoglio. C’è davvero poco da aggiungere dal punto di vista della caratterizzazione. Nonostante questo, in ogni caso, gli attori riconfermano il proprio talento, accentuato anche dall’ormai lungo tempo che hanno trascorso interpretando i propri personaggi e ci rendono piacevole il ritrovare per l’ultima volta figure a cui ormai siamo affezionati.

Ma quindi il finale è del tutto inutile?

Questo no. La conclusione funziona, non lascia dubbi o spazio per particolari recriminazioni. Ci si potrà trovare d’accordo o meno con ciò che accade, ma si tratta di un finale coerente con sé stesso, con la storia e con il comportamento dei personaggi. Un finale emozionante che dà al tutto una sfumatura diversa da ciò che avrebbe avuto se la storia si fosse conclusa davvero con quell’oh my me che citavamo prima. Quindi serviva davvero dare un ultimo tocco alla storia, anche se magari sarebbe stato più efficace farlo con un paio di episodi in meno per non rallentare troppo la narrazione.

Tirando le somme, possiamo dire che il viaggio di Lucifer si è concluso come doveva concludersi, anche se inciampando nel rischio in cui molte serie tv cadono: prime stagioni stellari che alzano inevitabilmente l’asticella delle aspettative del pubblico e ultime stagioni che lasciano qualche perplessità non perché di così bassa qualità, ma perché distanti dalle prime. Forse a creare problemi è stato quell’andirivieni di cancellazioni e resurrezioni della serie, visto che dopo la cancellazione della Fox, Netflix aveva ordinato una stagione conclusiva, poi un’altra e poi un’altra ancora, ritoccando una scrittura che era già stata pensata per un finale definitivo. Ma, in fin dei conti, sarebbe potuta anche andare molto peggio.

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Scritto da Alice D'Arrigo

Mi piace far giocare le parole tra di loro finché non formano storie. Quando non scrivo libri, mi diverto a tuffarmi negli strabilianti mondi delle serie tv, lasciandomi conquistare da dialoghi e colonne sonore.

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