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Lettera di Renè Ferretti al suo pesciolino rosso Boris

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Ferretti entra nel teatro di Cinecittà che ospita il set di Occhi del Cuore 3. Appoggia sul monitor del regista l’ampolla che ospita Boris e vi si siede accanto, alla luce di un piccolo faretto di scena lasciato acceso. Guarda Boris intensamente e incrocia le mani…

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“Che c’è Boris? Sei nervoso? È da stamattina che fai su e giù come un pazzo. Lo so, lo so, è una bella sfida quella in cui ci stiamo lanciando. Occhi del Cuore 3. Chi l’avrebbe mai detto che avremmo smesso di etichettare lecci nel Parco Nazionale d’Abruzzo per tornare qui a lavorare in questo manicomio. Come dici? L’ho voluto io? Eh, hai ragione, amico mio. Ma sai, la verità è che per quanto quello che facciamo sia m***a, è proprio ciò di cui non riesco a fare a meno.

Guardati intorno, Boris. Non ti mancava tutto questo? Il silenzio del teatro quando al mattino non è ancora arrivato nessuno. Le macchine da presa che si nascondono all’ombra dei fari ancora spenti. Le scenografie che, silenti, attendono di dar vita a uno scenario che abbiamo partorito con le nostre idee.

Boris

Sai, Boris, sono le idee, o ispirazioni come preferisci chiamarle tu, che mi hanno spinto a scegliere dei pesciolini rossi come compagni di viaggio in ogni avventura sul set. Molti considerano i pesci rossi noiosi. Stanno lì nell’acqua, te guardano ma nun te vedono, nun fanno ‘na mazza. Io invece vi trovo poetici, mio piccolo Boris. Mi avete dato tante ispirazioni nel corso degli anni.

Te l’ho mai detto che Panatta, per esempio, mi suggeriva un sacco di movimenti di macchina? Era tutto un movimento di macchina con Panatta! Tu invece mi hai suggerito qualcosa di più importante dei rovesci Boris: la resilienza. Ti ricordi quando a’zoticona de Itala te stava a fa’ secco cor lardo de colonnata? Ma non è stato solo in quel caso. È durante tutto ciò che abbiamo affrontato insieme che mi hai insegnato a non mollare mai, a fare di tutto per ‘restare a galla’.

Tu sei un lottatore, Boris. Uno che non si lascia uccidere facilmente, uno che non si lascia buttare in mezzo a un mucchio di suoi simili per essere uno qualunque. Tu non sei solo un pesciolino rosso, tu sei IL pesciolino rosso per eccellenza. La vera star del set, che insegna a tutti gli altri come si riempie un intero spazio col proprio essere.

Boris

Non a caso il tuo nome, Boris Becker, si è rivelato perfetto per te. Tu sei possente come il grande Bum Bum, il tennista tedesco che serviva i colpi più potenti mai visti. Tu sei forte come lui. La tua aura parte da questa ampolla e si estende a tutto il set. Peccato che non tutti possano vederla davvero. Ma io sì, Boris, io la vedo quell’aura fatta di potenza, di splendidi movimenti, di rotazioni, di brevi tragitti che non ti stanchi mai di percorrere.

È per questo che tanti anni fa ho deciso di chiamare ogni pesce rosso che mi avesse assistito con il nome di un grande tennista. Perché il tennista è solo nella sua metà campo, e la riempie con la magia della sua forza, l’unica sulla quale possa contare. Il tennis è fatto di silenzio e concentrazione, di movimenti fermi e decisi, di carattere e fiducia nelle proprie capacità. Tutti elementi che volevo caratterizzassero la mia arte e il mio essere regista.

Lo so, Boris, non guardarmi con quella faccia. So bene di non esser stato un grande regista, o comunque non grande come nel loro campo sono stati i tennisti di cui avete preso il nome tu e gli altri pesci. Ma ci ho provato, Boris, tu lo sai.

Boris

I miei pesciolini rossi sono stati gli unici a comprendermi nel corso della mia lunga e (s)fortunata carriera. Ma tu mi hai capito più di tutti gli altri. Per questo non mi hai voluto abbandonare. Sei rimasto al mio fianco fino all’ultimo, fino a portarmi qui, di nuovo su questo set. Tu non mi parli di tradizione, di dati auditel, raccomandazioni e capricci del pubblico. Tu sei quell’amico silenzioso che mi guarda per ricordarmi tutto ciò che avrei voluto essere e non sono diventato. Ma non mi biasimi per questo, anzi. Mi rammenti che la colpa è tanto mia quanto del cinismo di questo mondo balordo in cui viviamo.

Tu mi ricordi, con la discrezione che ho sempre amato di te che, nonostante ciò, nessuno potrà mai portarmi via i sogni che mi hanno portato sin qui. E che non è lontano quanto speravo. Che nessuno potrà togliermi la speranza di credere nel cambiamento. Che anche se devi piegarti alla legge della giungla, la cosa importante è mantenere integri i tuoi sogni anche quando sei disperato.

Io lo vedo, Boris, non credere non me ne accorga!

Ecco perché amo i piccoli animali, come te o come le formiche. Ti ricordi la Formica Rossa? Mi piace il vostro essere così piccoli e nonostante ciò così potenti nel vostro modo di confrontarvi con un mondo che è immensamente più grande di voi.
Siete alla mercè di noi esseri umani eppure non vi lasciate intimorire facilmente. E se anche lo siete, se anche il terrore vi dovesse opprimere, voi non smettete mai di muovervi e lottare per la vita. Come ha fatto la formica rossa prima che la carta cadesse su di essa. Come hai fatto tu, Boris, in ogni difficile tappa nel nostro percorso. Questo mi hai insegnato tu, Boris: a cavalcare le paure per non farmi travolgere. Mi hai insegnato ad affrontare le sfide senza affogare. E io ti sarò sempre infinitamente grato per questo.

Boris
Boris

E ora mio vecchio amico, andiamo a girare ‘sta porcheria che abbiamo ancora il piatto della doccia da aggiustare. Portiamo a casa la giornata!

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Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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