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Come finisce Boris?

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Boris, nata dal genio di Mattia Torre, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, sta avendo nuovamente un grande successo, dopo essere stata caricata nuovamente su Netflix. I dirigenti della nota piattaforma di streaming avranno notato quanto sul web stessero circolando sempre più di frequente meme tratti dalla serie italiana (soprattutto per commentare la scena politica attuale) e avrà deciso di cavalcare l’onda. Per questo all’inizio di maggio 2020 sugli account social della piattaforma è stato annunciato il ritorno della serie italiana su Netflix. In pochi giorni Boris è diventato una dei prodotti più visti sulla piattaforma, dimostrando quanto in effetti fossero stati lungimiranti a fare questa scelta.

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Da sinistra a destra: Diego Lopez (Antonio Catania), Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), Augusto Biascica (Paolo Calabresi), René Ferretti (Francesco Pannofino), Alessandro (Alessandro Tiberi), Corinna Negri (Carolina Crescentini), Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), Arianna Dell’Arti (Caterina Guzzanti)

Proprio in virtù del successo che Boris sta riscuotendo, i fan hanno ripreso a chiedere con insistenza una quarta stagione, riuscendo a ottenere anche l’attenzione del cast. Ninni Bruschetta ad esempio ha commentato questa possibilità in un’intervista rilasciata un paio di mesi fa, dicendosi però molto dubbioso:

Dal mio punto di vista le tre stagioni con il film sono state perfette, andare a farne una quarta subito dopo sarebbe stata un rischio, perché se tu fai una bella cosa tutti ti dicono “che bella cosa che hai fatto”, se l’ultima non riesce bene tutti ti dicono “che bella cosa che hai fatto, peccato per quell’ultima stagione”.

Alla fine questa benedetta quarta stagione hanno deciso di farla, ma non è detto sia un bene.

Intanto sono passati ben undici anni da quando è andato in onda l’ultimo episodio di Boris. Se siete tra i pochi che non ricordano come sia terminata questa serie, vi rinfreschiamo la memoria.

Nell’ultima stagione di Boris il regista ha ottenuto finalmente un progetto degno di nota, diverso dalla solite fiction piene di stereotipi nelle quali si era ritrovato invischiato per tutta la sua carriera. Medical Dimension doveva denunciare i difetti della sanità italiana ed essere un prodotto maturo che avrebbe aperto gli occhi al pubblico su questo grave problema. Il regista aveva accettato di dare a Stanis La Rochelle il ruolo principale per attirare i fan di Occhi del Cuore e poi sorprenderli con una produzione televisiva finalmente di qualità. René si è quindi lanciato con grande entusiasmo in questo nuovo progetto e ha deciso di coinvolgere anche sua figlia Fabiana, un’attrice esordiente di grande talento.

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All’inizio sembra respirarsi sul set un’atmosfera davvero nuova: Ferretti tra gli applausi della sua troupe annuncia che vuole rigirare una scena (cosa che non aveva mai fatto con Occhi del Cuore, dove si era fatto andare bene qualsiasi ripresa anche le più pessime). Inoltre a occuparsi della fotografia non è più Duccio, ma Lorenzo che grazie alla protezione di un politico è diventato operatore di ripresa. Viene addirittura assunto un consulente che conosce bene la malasanità italiana affinché renda più realistica la serie.

Ma ben presto iniziano a sorgere i primi problemi e il budget comincia a scarseggiare. Stanis, facendo appello al suo contratto, esige di poter cambiare le battute a suo piacimento per piacere anche agli spettatori della classe medio-alta (e ai liguri). Per di più si scopre che gli sceneggiatori di Medical Dimension sono gli stessi di Occhi del Cuore e che hanno copiato una serie tv straniera, cercando di italianizzarla (ad esempio con l’assurda trovata della Festa del Grazie).

A un certo punto René Ferretti riceve una chiamata da Claudio, l’uomo che gli aveva presentato il progetto, che gli dice che Medical Dimension è una trappola.

René affronta quindi Lopez e gli chiede di dirgli la verità sulla serie tv che sta girando e scopre tutto: quello show è stato scritto perché sia un fallimento. A confermarglielo è anche il direttore di rete, il dottor Cane, che spiega a Ferretti che Medical Dimension serve a zittire coloro che vogliono una nuova televisione. Questo esperimento deve rivelarsi un monito per coloro che vogliono realizzare un prodotto nuovo e deve mostrare che in Italia un’altra televisione non è possibile e che il pubblico vuole guardare solo le solite fiction. Dopo questo incontro il povero Ferretti ha perso tutto l’interesse che aveva provato per questo progetto e comincia ad avere un comportamento poco professionale sul set, preoccupandosi solo di organizzare partite con i colleghi e ignorando totalmente le riprese tra l’incredulità del cast.

Dopo essersi liberato della serie tv su Machiavelli con la quale la rete voleva farlo fuori e aver finalmente trovato un prodotto stimolante a cui lavorare, è rimasto deluso per l’ennesima volta. René è sempre stato un regista talentuoso e appassionato che, solo per poter pagare l’affitto, è stato costretto ad accettare di dirigere delle fiction di bassa qualità, piene di stereotipi e con un cast che recitava da cani. A un certo punto, mentre si trova sul set con la sua troupe, ha un’idea geniale per riuscire a salvarsi la pelle per l’ennesima volta e si affretta a realizzarla. Fugge quindi inseguito da Alessandro e sale su una barca diretto in mare aperto. Nel frattempo si presenta negli studi di Medical Dimension Paolo Sorrentino che voleva esortare Fabiana, la figlia di Ferretti, a lasciare la serie e ad accettare un ruolo nel suo nuovo film.

L’arrivo di Paolo Sorrentino crea un bel po’ di confusione sul set: diversi membri della troupe lo importunano, credendo di trovarsi davanti Matteo Garrone.

Nel frattempo Ferretti ha raggiunto i tre sceneggiatori sulla loro barca e li obbliga a scrivere una nuova puntata per lui.

Dopo essere rimasti per tre interi giorni a scrivere in mezzo al mare una nuova sceneggiatura, René e Alessandro fanno ritorno sul set dove nel frattempo l’intero cast è amareggiato, perché hanno scoperto la verità su Medical Dimension. Ma Ferretti ha un asso nella manica per non essere licenziato dalla rete: la terza stagione di Occhi del Cuore (scopri qui la trama della fiction medical)! Il pubblico non vuole uno show che lo sconvolga e che crei scandalo, vuole rifugiarsi nelle solite trame bigotte e guardare gli stessi personaggi a cui si è affezionato. Ferretti quindi ha una sola chance per salvarsi e non affondare: convincere il dottor Cane a produrre una terza stagione della fiction medical che aveva conquistato il pubblico italiano.

Per l’occasione ha richiamato sul set anche le altre attrici che avevano recitato nella seconda stagione di Occhi del Cuore, Cristina e Karin. René chiede anche a Glauco di far girare a Corinna, che stava lavorando a uno spot con lui, delle scene da inserire nel montaggio della nuova puntata. A Stanis viene offerta nuovamente la parte del dottor Giorgio Corelli che nella nuova stagione della fiction sarà cieco e che dovrà operare i suoi pazienti con gli occhi del cuore. Se vogliono avere successo però tutto deve tornare come prima e per questo René chiede a Duccio di tornare a occuparsi della fotografia della serie e di ricominciare a smarmellare come un tempo.

In una scena decisamente triste, che segna la definitiva fine del sogno di René, il regista annuncia l’inizio delle riprese della terza stagione di Occhi del Cuore tra gli applausi della troupe mentre afferma che in Italia un’altra televisione non è possibile.

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Se vogliono realizzare una puntata da presentare alla rete però devono sbrigarsi, perché Lopez annuncia loro che il set verrà smantellato tra qualche ora e che dopo le 18 dovranno liberarlo per lasciar spazio a una nuova serie dedicata a Luciano Moggi. Le riprese procedono ma gli sceneggiatori sono dubbiosi e hanno paura che la serie possa non convincere la rete. La nuova stagione sembra infatti non offrire nulla di nuovo al pubblico. A quel punto uno di loro ha una rivelazione: la locura. In un breve monologo pronunciato dallo sceneggiatore, interpretato da Valerio Aprea, emerge un ritratto perfetto del popolo italiano che resta ancora molto attuale.

Io parlo della locura, René, la locura. La pazzia, la cerveza, la tradizione, o me**a, come ‘a chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia: il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillette. In una parola: Platinette. Perché Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte… Sono cattolico, ma sono giovane e vitale perché mi divertono le minchiate del sabato sera. È vero o no? […] Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette. Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c’è la morte! È questo che devi fare tu: Occhi del cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto, ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una ca**o di lambada. È la locura René, è la ca**o di locura. Se l’acchiappi hai vinto.

Gli sceneggiatori pensano quindi a un allegra e frizzante scena musical in cui Stanis, Cristina e Karin ballano e cantano sulle note di Tre Parole di Valeria Rossi. Non appena finiscono di girare questa scena, arrivano gli addetti ai lavori a smontare tutto e Ferretti è demoralizzato, quando si accorge che non ha girato abbastanza scene per poter realizzare una puntata della durata standard. A quel punto interviene lo stagista che è stato sottovalutato e umiliato per tre stagioni, Alessandro. Il ragazzo propone a René di unire al girato alcune scene di Medical Dimension, facendo credere agli spettatori che il dottore con i baffi che somiglia a Giorgio sia il suo gemello cattivo Erik.

A proposito di Alessandro, nella terza stagione era riuscito finalmente a conquistare il cuore della bella e fredda Arianna, ma la loro relazione era diventata complicata dopo che aveva scoperto che la ragazza aveva votato per Berlusconi.

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Nel montaggio René Ferretti, interpretando nuovamente i panni dell’assistente sociale, spiega agli spettatori quello che è accaduto mentre il dottor Corelli era via e funge da voce narrante per introdurre la trama della nuova stagione. Grazie all’idea di Alessandro riescono quindi a realizzare un ottimo primo episodio e Ferretti si reca direttamente nella sede della rete per consegnare il dvd con la puntata della terza stagione di Occhi del Cuore. Purtroppo il dottor Cane non riceve il dvd perché la sua collaboratrice lo mette nell’archivio e non ci pensa minimamente a informarlo della sua esistenza.

Nel frattempo la troupe che ha lavorato per tanti anni insieme si dice addio e Alessandro propone ad Arianna di collaborare con lui per scrivere la sceneggiatura di una serie come Boris. Le dice di aver scritto un diario in cui ha documentato tutte le assurde avventure che ha vissuto sul set di Occhi del Cuore e crede che potrebbero realizzarne un prodotto di successo per la tv raccontando anche la loro strana storia d’amore. Arianna lo blocca subito dicendogli che un’idea del genere non potrebbe mai avere successo perché sarebbe un po’ da addetti ai lavori.

Sei mesi dopo Ferretti ha abbandonato il mondo della televisione e ha cominciato a lavorare come guardia forestale insieme a Duccio in Abruzzo. Quello che non sa è che il dottor Cane è per caso entrato in possesso del dvd che conteneva il primo episodio di Occhi del Cuore 3 e ne è rimasto entusiasta. Rimprovera aspramente Diego Lopez per aver sottovalutato quel progetto e non averlo informato immediatamente dell’idea. Il direttore di rete vuole assolutamente realizzare quel progetto che unisce la tradizione alla pazzia e alla freschezza che tanto piace ai giovani. Chiede quindi a Lopez di contattare il regista perché si metta subito a lavoro sulla terza stagione della fiction, ma l’ultima puntata si chiude prima che René possa rispondere al telefono.

Ma il protagonista di Boris avrà accettato l’offerta e sarà tornato a lavorare per la rete? Secondo quanto abbiamo visto nel film direi proprio di sì.

Nel film di Boris uscito al cinema nel 2011 vediamo che René sta dirigendo insieme alla sua solita squadra l’ennesima fiction di bassa qualità con Stanis La Rochelle come protagonista. È sempre sorvegliato dal terribile Lopez che gli riferisce le imposizioni della rete e lo costringe a girare scene pessime. Viene illuso dall’ennesimo progetto di qualità che potrebbe finalmente rappresentare una svolta nella sua carriera, un film di protesta sulla falsa riga di Gomorra intitolato La Casta. Un’altra volta è costretto però a modificare l’opera perché si avvicini di più ai gusti del pubblico e lo trasforma in un terribile cinepanettone. La storia di René ha un finale molto amaro: in una sala che ride di gusto per delle gag volgari e grezze, deve accettare che non potrà mai fare qualcosa di cui essere orgoglioso. È destinato a girare fiction di bassa lega e a sottostare agli ordini di una rete che lo sottovaluta e che potrebbe eliminarlo in un attimo.

Chissà che in un eventuale quarta stagione di Boris il suo destino non possa cambiare e René non possa diventare finalmente il regista che sogna di essere da sempre.