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Abbiamo ancora bisogno di Black Mirror?

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Sin dai suoi esordi, Black Mirror ci ha voluto mostrare un futuro non troppo lontano che potesse farci riflettere sul presente e sugli effetti della deriva tecnologica. Anche se ha subito un declino nelle ultime stagioni (di cui vi abbiamo parlato qui), il prodotto iniziale pensato da Charlie Brooker era sconvolgente, grezzo e talmente diretto nel raccontare la degenerazione dell’essere umano da non poter essere ignorato. Attraverso i suoi episodi angoscianti, lo show ci ha messo di fronte a scenari estremi ma non per questo impensabili lasciandoci sempre con un profondo senso di inquietudine, con un pessimismo senza alcuna via di fuga. Ma soprattutto con la consapevolezza che il più grande problema non è la tecnologia, ma il terribile uso che ne facciamo. Ed è così che le paure che scuotono il nostro animo, le paranoie che ci angosciano e le curiosità perverse che a volte fanno capolino nella nostra mente si sono manifestate con forza nello show, ponendoci di fronte a un futuro distopico che, ormai, tanto distopico non è.

Con l’arrivo della pandemia, la sensazione di trovarci in un interminabile episodio di Black Mirror si è fatta sempre più forte. La realtà nella quale il Covid ci ha intrappolato è infatti talmente surreale e atipica da poter far concorrenza a uno dei peggiori scenari della serie antologica. Fra i disastri ambientali che stanno cambiando il volto del pianeta, le discriminazioni razziali e sessuali e tanto altro, il mondo che ci circonda ha sempre più il potere di opprimerci. Di farci realizzare quanto ciò che poteva sembrare un’ipotesi folle qualche anno fa, oggi è la terribile realtà con la quale dobbiamo convivere.

Tuttavia, nonostante la pandemia abbia avuto un forte impatto sulla nostra vita, la deriva tecnologica di cui ci parlava Black Mirror va oltre ciò che stiamo vivendo.

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Dal 2011 ad oggi, sono tante le tecnologie che sono state introdotte nelle nostre vite, molte delle quali sono entrate nell’utilizzo quotidiano. Eppure, quei mezzi che oggi sembrano così ‘normali’ qualche anno fa sarebbero stati considerati fantascienza. Siamo chiari, non si tratta di tecnologie spaventose che spingono verso la follia o ad azioni deplorevoli (o almeno il più delle volte è così) ma comunque di strumenti che, per un motivo o l’altro, sono diventati indispensabili e parte di noi. Se non altro, nel mondo in cui stiamo vivendo oggi, molte di queste tecnologie ci hanno fornito un modo per mantenere un qualche tipo di normalità anche quando il contatto vero e proprio non è possibile. Il limite sta chiaramente nel fatto che, spesso, questo è l’unico modo per interagire. Ma di per sé, la necessità di comunicare in questo modo non è causata dalla tecnologia ma una conseguenza della realtà in cui viviamo.

In questo contesto surreale, l’unico pericolo di natura tecnologica in cui potremmo incorrere è quello di abituarci alla distanza che si è venuta a creare fra noi. Ad adeguarsi a una routine fatta di comunicazioni tramite Zoom, accogliendo una distopia che invece dovremmo limitare. Difatti, per quanto ci permettano di rimanere vicini, questi escamotage tecnologici non costituiscono la normalità. Potrà anche sembrare scontato, ma dobbiamo renderci conto di quanto la tecnologia sia a due facce: ci ha aiutato tanto in questo periodo terribile ma ha anche il potenziale di tenerci incollati alle abitudini nate durante la pandemia. A loop digitali che, nello stesso modo in cui ci hanno tenuto vicini, potrebbero essere in grado di allontanarci e alienarci.

Dunque, considerando il nostro presente e lo sviluppo tecnologico dell’ultimo decennio, abbiamo ancora bisogno di Black Mirror?

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Sicuramente, questa domanda farà scattare un ‘sì’ o un ‘no’ automatico in molti di voi. Tuttavia, la risposta non è così facile e immediata. Come dichiarato dallo stesso Charlie Brooker, “Oggi non c’è lo stomaco per storie di società a pezzi”. Un’affermazione che troverà d’accordo molti spettatori che, stremati dalla loro anormale quotidianità, hanno bisogno di distrarsi con prodotti leggeri capaci di portarli in un mondo lontano dal nostro. Che non ci ricordino quanto gli scenari distopici non siano più un’ipotesi futura, ma parte di un presente desolante. Ma, a oggi, non è questo il più grande limite dello show: se Black Mirror non è più così necessario è perché molte delle cose che ci aveva mostrato hanno già trovato forma nel nostro presente.

La distanza fra la realtà del passato e quella in cui ci troviamo adesso si è accorciata tanto da annullarsi. Con il passare degli anni, il nostro mondo ha inglobato molti degli aspetti distopici presentatici dallo show, tanto che ci siamo trovati di fronte a situazioni che richiamano direttamente la serie, o che ci si sono avvicinate molto. Fra gli esempi più recenti abbiamo sicuramente il cane robot di Singapore, creato dalla Boston Dynamics per far rispettare il distanziamento sociale nel parco Bishan-Ang Mo Kio. Una scelta hi-tech che non può che ricordarci il terrificante segugio robot di Metalhead, seppure si parli ovviamente di vicende molto diverse. E che dire della Microsoft che ha da poco ottenuto un brevetto per creare dei chatbot per parlare con i defunti? Una tecnologia che richiama il triste scenario di Be Right Back.

Ma non è tutto!

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Nel nostro presente, i social media sono diventati strumenti con i quali affermarsi, affermare il prossimo ed eventualmente distruggere una vita, così come era successo al Primo Ministro in The National Anthem. Potrebbe sembrare folle, ma ci sono aziende che assumono solo coloro che hanno un certo numero di follower sui social, un criterio che avevamo già visto in Nosedive. In The Waldo Moment un comico che fa satira politica compete alle elezioni riuscendo quasi a vincere. Allora stesso modo, nel 2015 il candidato farlocco Deez Nuts era riuscito a ottenere tra il 7% e il 9% di consensi in diversi sondaggi elettorali. The Entire History of You e White Christmas hanno invece fornito ispirazione per nuove tecnologie brevettate da Google: una videocamera montata su un dispositivo indossabile che registra dal vivo le proprie esperienze per poi organizzarle in modo da poter essere riviste, e un paio di lenti a contatto dotate di un sensore senza fili che, in futuro, saranno dotate di micro-videocamere. Strumenti che potrebbero rivelarsi molto utili ma anche dissociarci dalla realtà, attraverso la virtualizzazione di esperienze in genere reali come gite scolastiche o eventi/spettacoli.

Se poi consideriamo il costante monitoraggio dell’individuo (partendo dai social fino ad arrivare al marketing mirato), è chiaro quanto Black Mirror sia molto più reale di quanto vogliamo ammettere.

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Dunque, da questo punto di vista, non abbiamo più bisogno di un prodotto che ci parli del nostro futuro prossimo perché ci siamo già dentro, che lo vogliamo o meno. Tuttavia, ciò non significa che lo show non possa essere ancora contenitore di nuove storie. Il mondo in cui viviamo ormai è troppo simile a quello che si era immaginato Charlie Brooker, ma cosa ci riserva il domani? Quali altri scenari orribili potrebbero uscire dalla mente geniale dello showrunner? Sono ancora tante le distopie che potrebbero colpirci, ispirate alla nostra realtà o a un nuovo futuro che deve essere ancora immaginato.

C’è ancora spazio per narrative che ci parlino della deriva tecnologica, così come della corruzione dell’umanità. E anche se non è sempre facile, a volte è necessario confrontarci con quella oscurità. Così come è fondamentale riconoscere le nostre paure e imparare a controllarle, ancora di più ora che viviamo in un periodo in cui è così facile farsi sopraffare da esse. Abbiamo ancora bisogno del turbamento, un sentimento che, per quanto disturbante, si accompagna quasi sempre alla riflessione. E spesso, quest’ultima è molto più indispensabile degli anthem motivanti delle pop star, o di quelle forme di intrattenimento che hanno il dichiarato compito di farci staccare il cervello. Non c’è niente di male a voler fuggire dalla realtà per qualche ora, ma alla fine arriverà sempre il momento in cui dovremo guardarla in faccia e ammettere quanto sia difficile da digerire.

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Black Mirror forse non è più necessaria, ma alla fine dei conti ha ancora qualcosa da raccontare. Può ancora fornirci quello schiaffo morale che ci faccia scontrare con il nostro presente e le le nostre colpe, mostrandoci scenari peggiori o migliori del nostro. D’altronde, nelle ultime stagioni lo showrunner ci ha proposto racconti contraddistinti da un ritrovato ottimismo. Da una luce che forse non sarà piaciuta a tutti, ma che sicuramente può essere apprezzata da coloro che hanno bisogno della speranza di poter tagliare il filo che ci tiene incollati ai dispositivi, di denunciare i giochi truccati della nostra società, o di sconfiggere l’odio e la diffidenza che ci separano già da troppo tempo.

Che ci mostri il marcio della nostra esistenza o il trionfo dei nostri eroi, Black Mirror può ancora lasciare il segno. Può ancora sconvolgerci ed elettrizzarci. E a volte, questo è tutto ciò che serve per continuare a scrivere storie per il pubblico.

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Scritto da Ambra Verzucoli

Sono una ragazza dai mille amori e dai mille interessi, amante della bella musica e del buon cibo, del profumo dei libri e del rumore degli scatti fotografici. Sempre curiosa e in cerca di ispirazione, adoro viaggiare, perdermi nei boschi, incontrare nuove culture e capire chi è diverso da me. Appassionata da sempre di serie TV e cinema, non potrei mai fare a meno della mia dose giornaliera di personaggi eccentrici e universi strabilianti.

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