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#VenerdìVintage – Ma Gargoyles – Il risveglio degli eroi l’ho vista solo io?

Gli anni ’90 sono stati un periodo florido per la Disney e per tutte quelle case produttrici di cartoni animati (qui un focus su Street Sharks). Sul fronte lungometraggi d’animazione la mamma di Mickey Mouse ha prodotto alcuni dei film più belli mai realizzati come Il Re Leone, Alladin e La Bella e La Bestia, non per niente questa fase è definita “Rinascimento Disney”. Ma anche sul lato serie tv animate Disney si è data davvero da fare. Infatti in quel periodo sono state creati show diventati veri e propri cult, come ad esempio Darkwing Duck e Gargoyles – Il risveglio degli eroi. Creata da Frank Paur e Greg Weisman la serie animata sui Gargoyles è lontana anni luce da tutto quello prodotto dagli standard Disney e più in generale da molti cartoni animati americani del periodo. Viene quindi da chiedersi, solo noi abbiamo visto questa piccola perla purtroppo dimenticata? Speriamo di no.

La trama racconta le vicissitudini dell’ultimo gruppo di Gargoyles rimasti sulla terra che si risvegliano da un incantesimo a New York, a fine anni ’90, dopo aver dormito per mille anni sui torrioni di un antico castello scozzese. Tutto inizia infatti nella Scozia del 994 d.C. A causa di incomprensioni ed inganni, i Gargoyles vengono colpiti da una maledizione di un mago, personaggio dotato di magia grazie ad un libro magico denominato Grimorum Arcanorum, che nell’arco della serie creerà più volte problemi ai nostri eroi. Questo mago scaglia loro una maledizione credendo che per colpa delle bestie alate la principessa, di cui egli era segretamente innamorato, fosse morta. L’incantesimo lanciato narrava che sarebbero rimasti addormentati fino a quando il loro castello non fosse giunto sopra le nuvole.

gargoyles - il risveglio degli eroi

Gargoyles – Il risveglio degli eroi, una serie proiettata nel futuro

I Gargoyles sono creature alate, combattenti notturni che di giorno si trasformano in pietra ovunque si trovino e che, normalmente, vivono in simbiosi con un edificio di origine umana che hanno scelto di proteggere per sempre a costo della vita. Più forti degli esseri umani, in grado di planare seguendo le correnti d’aria e perfettamente in grado di vedere al buio, Golia (il leader del gruppo) e il resto del suo clan convivono con lo smarrimento derivante dall’essersi risvegliati in un’epoca diversissima da quella da cui provengono e anche con il senso di colpa tipico del sopravvissuto. Tutti loro pensano infatti di essere gli ultimi della loro razza. Questo tema risulta molto importante e presente nella serie, nel suo sviluppo e rappresenta inoltre il vulnus pedagogico dello show.

Quasi tutto di questa serie è atipico, quasi audace, se paragonato agli altri prodotti Disney. In primis c’è una trama orizzontale, tutti gli episodi sono collegati, a differenza delle altre serie che sono episodiche. Gargoyles – Il risveglio degli eroi è un’opera sorprendentemente matura, specialmente considerando il target a cui è rivolta. Tutto è differente: i suoi toni cupi e seriosi, il ricorso a un lessico e a un bagaglio immaginifico generalmente banditi dalla programmazione per bambini. Non c’è però solo questo: nella produzione troviamo sequenze anche drammatiche, trame molto complesse e intricate, che si dipanano nel corso di più puntate e che sfoggiano un’incredibile continuità e attenzione per i dettagli. Non è raro che eventi accaduti in precedenza influiscano sul comportamento dei personaggi o che vi siano elementi ricorrenti che non vengono poco cerimoniosamente gettati nel dimenticatoio.

Ovviamente, non mancano piccole imperfezioni e inconsistenze, ma la qualità della sceneggiatura si mantiene su livelli generalmente alti e vede i protagonisti affrontare pericolose sfide e antagonisti agguerriti, alcuni dei quali presi in prestito dalle varie mitologie mondiali e soprattutto dalle tragedie e commedie shakespeariane. Tutto questo portando il massimo rispetto alle fonti a cui la serie attinge, cosa non scontata per una produzione animata. Il tema portante di Gargoyles è quello della tolleranza, del rifiuto dei pregiudizi e dell’odio incondizionato, il cui frutto non è altro che una vendetta senza fine che produce solo disperazione e morte. Proprio la vendetta costituisce la fibra vitale di alcune figure iconiche, come Demona e i Cacciatori, che spesso incroceranno il cammino dei nostri eroi. C’è poi questo senso di abbandono e di estinzione che permea le menti dei protagonisti, che rende la serie un cartone per certi versi apocalittico e dark.

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Il segreto del successo di Gargoyles – Il Risveglio degli eroi

Tra le caratteristiche vincenti di Gargoyles c’è l’incredibile quantità di idee diverse utilizzate all’interno della produzione mantenendo però un’omogeneità assoluta: in altri contesti, con tutti gli spunti che troviamo all’interno del serial ci avrebbero fatto almeno tre o quattro serie differenti mentre qui fa tutto parte di un’unica narrazione che rimane sospesa a metà tra elementi orizzontali e verticali. Questo lato va analizzato attentamente vista l’epoca da cui proviene la produzione, anni in cui la lunga narrazione era una strada poco battuta per progetti d’animazione destinati a un pubblico di giovani o giovanissimi.

In conclusione possiamo dire che Gargoyles – Il risveglio degli eroi dovrebbe entrare a pieno titolo nell’immaginario collettivo in quanto cartone animato che ha deciso volutamente di non guardare dall’alto in basso il suo pubblico di giovanissimi. Questo proponendo personaggi carismatici, violenza, drammi e argomenti forti e ancora attuali, senza rinunciare ad attimi di comicità, non necessariamente puerili, e di puro ottimismo per un futuro di collaborazione e speranza. Una visione ancora oggi consigliata e che non ha risentito eccessivamente del peso degli anni, quantomeno a livello contenutistico. Quindi se alla domanda che ci siamo posti all’inizio, ovvero se solo io ho visto Gargoyles – Il risveglio degli eroi, la vostra risposta è negativa, andate subito a recuperare questa incredibile serie tv animata.

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Scritto da Giacomo Simoncini

“Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. Ad un mondo di numeri ne preferisco uno di lettere. Scrivo per coinvolgere gli altri, per far appassionare le persone a ciò che amo. ”

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