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Un’analisi di True Detective 4, a mente fredda 

Il seguente articolo contiene SPOILER su True Detective 4.

La quarta stagione di True Detective è ormai storia. L’operato di Issa López, autrice e regista, aveva suscitato fin dall’inizio qualche dubbio sulla natura di questo quarto capitolo. True Detective 4 (che puoi recuperare qui sulla pagina dedicata NOW), per come era stata annunciata, pareva poter essere la versione attuale e più fredda, con nuove protagoniste, della prima stagione. Già di per sé il paragone con i predecessori è di base una pessima idea, ma in questo caso si è trattato di un vero e proprio autogol. La serie ha diviso la critica, riscuotendo però pareri principalmente negativi dal pubblico che si aspettava molto di più almeno in termini di scrittura.

A mente fredda abbiamo analizzato alcuni dei punti salienti, rendendoci conto che c’è più di un elemento fuori posto. Nel complesso, quello di True Detective 4 è un percorso totalmente nuovo per la saga HBO: tanto potenziale sprecato in favore di una scelta complessa da intendere.

Il primo problema evidente di questa stagione sta nella struttura: il racconto scorre lentamente concentrandosi troppo su elementi secondari che alla fine restano tali.

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Navarro e Danvers durante le indagini in True Detective 4

Puntata dopo puntata, True Detective 4 suggerisce allo spettatore un requisito necessario: tanta, troppa pazienza. Le due protagoniste sono un puzzle da scoprire, ma la storia non si mette mai a loro servizio fino in fondo, lasciando intravedere solo i tratti caratteriali predominanti. Entrambe indossano una corazza inscalfibile: Navarro è, in linea teorica, il poliziotto buono con un passato difficile, mentre Danvers è l’osso duro con cui nessuno vorrebbe collaborare. Fin dal principio, tra le due, è un testa a testa senza vincitori, anche quando riescono a mettere da parte i dissidi passati, la scintilla non scocca mai come dovrebbe. Le performance di Kali Reis e Jodie Foster sono comunque ottime per quel che gli viene chiesto. Non sembrano due local, ma riescono a esprimere il peso di vivere in un luogo ostile come Ennis.

La trama non riesce a mettere le protagoniste a proprio agio con il pubblico, preferendo indagare con il contagocce sul contesto narrativo. Ennis è una città fantasma che poteva diventare una capitale di questo genere, ma anche qui il racconto si è adagiato sulla superficie. Togliere è meglio che aggiungere in alcuni casi, ma True Detective 4 aveva bisogno di più coinvolgimento da parte dei protagonisti. La tribù iñupiat, invece, è tra i più grandi rimpianti della stagione. Ennis è il centro focale di una rivoluzione in procinto di esplodere. La si sente arrivare, la si percepisce di continuo, ma la superficialità della scrittura fa sì che questo aspetto non venga mai approfondito come dovrebbe. Il simbolismo della prima stagione di True Detective era un collante prezioso. Qui invece la Lopez ha preferito sviluppare parallelamente realtà e soprannaturale senza mai far incrociare le due strade esplicitamente.

In True Detective, il paranormale non ha mai sfiorato la realtà come in questa stagione, ma la serie non ha raggiunto la credibilità necessaria per farlo in modo adeguato.

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Le vittime della Tsalal

Fino all’episodio quattro, di cui trovate qui la recensione, si ha la percezione che i fantasmi abbiano davvero un ruolo fondamentale all’interno della narrazione. Ma la “lei” che ora è sveglia sembra un banale pretesto narrativo per motivare le scelte dei protagonisti, e presto diventa quasi un tormento. I jumpscare non lasciano il segno e non sono all’altezza della caratura del prodotto, per quanto funzionali all’obiettivo di mantenere la narrazione sui binari dell’horror. In particolare, il mancato coinvolgimento dei nativi sul tema della spiritualità, che potenzialmente poteva dare un senso alla scelta di scindere reale e paranormale, lascia aperti parecchi dubbi.

Ci sono tantissimi simboli, riferimenti e anche personaggi che necessitavano una maggiore attenzione ma che, col senno di poi, sembrano collocati lì per caso. Rose Aguineau, per esempio, poteva essere il collante tra le due dimensioni, ma è stata “soltanto” il felice riferimento a un passato che forse True Detective dovrebbe mettersi definitivamente alle spalle.

Per quanto riguarda il finale, che è stato divisivo quanto l’intera stagione, noi non siamo così catastrofici.

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Liz Danvers in True Detective 4

Il finale di True Detective 4 è stato coerente con quanto visto durante la stagione. La suspense, per quanto snervante e allungata, è stata preservata per una fine sorprendente. Il ritmo della narrazione accelera improvvisamente, mentre tutti i simbolismi decorativi si frantumano sul ghiaccio che avvolge i protagonisti per l’ultima volta. Non ci sono fantasmi e non ci sono mai stati: la funzione del paranormale è sempre stata legata al significato di fondo della trama. True Detective 4 parla di tanti temi scomodi quanto attuali, e sarebbe da elogiare soltanto per la volontà di raccontarli in un contesto come quello a cui eravamo abituati. Però forse tutte queste buone intenzioni hanno contribuito all’insuccesso: troppa carne al fuoco, anche se il tempo a disposizione poteva essere utilizzato per scavare più a fondo nei temi. 

La coerenza del finale la si vede banalmente nella scoperta del colpevole: True Detective 4 è stato, fin dall’inizio, un dramma al femminile. Doveva essere questo e lo è stato, anche a discapito di una coralità solamente accennata. La mano femminile si vede dappertutto: c’è nella vittima sacrificale Annie, c’è nel teen drama di Julia e Leah, e c’è anche nella controparte istituzionale. Il messaggio di fondo non era questo, ma forse lo è sembrato proprio per quella mancanza di specifiche sui temi più caldi.

True Detective 4 si è piaciuta molto, forse troppo, ma ha sempre creduto di essere un film a puntate e non una serie tv.

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Danvers e Navarro in True Detective 4

A suo discapito, per intensità di significati e simbolismo, True Detective 4 sarebbe da analizzare come un film, un lungo film a episodi. Invece ha cercato di essere ciò che True Detective è sempre stata ma mutando profondamente nella forma. La sensazione è che tutto questo fosse stato ampiamente preventivato, e che dunque la serie puntasse a far parlare di sé nel bene o nel male. Ma per quanto si è piaciuta nel corso degli episodi, è lecito pensare che abbia davvero provato a distinguersi. Lo avrebbe potuto fare, a maggior ragione con un finale simile, solo se più puntini si fossero allineati, infine. Ma qualcosa è sicuramente andata storta: forse True Detective 4 ha peccato di superbia, ma di questa stagione ci porteremo dietro tutte le buone intenzioni, ciò che poteva essere ma che (forse) non è stato. E chissà che la quinta stagione non possa rifarsi definitivamente.

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