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La Classifica delle 20 migliori miniserie nella storia di Netflix

8) Safe

Safe (640×360)

Torniamo nel mondo del crime con Safe, la miniserie Netflix che vede il ritorno nelle scene del nostro grande Michael C. Hall che sveste i panni da serial killer per indossare quelli di Tom, un chirurgo vedovo vittima di squilibri familiari. I conflitti con le sue figlie sono all’ordine del giorno, e la sua insoddisfazione emotiva continua a ricordargli la mancanza di sua moglie. Ma proprio quando tutto sembra non poter andare peggio, ecco che si manifesta l’ennesima tragedia: sua figlia scompare. Le ricerche partono immediatamente, ma le risposte saranno estremamente difficili da trovare.

La figlia, come scopriremo, non è dispersa nella città, non è in un casale in campagna o in un’altra provincia. E’ nella casa accanto. Safe racconta così una storia che sembra porci una domanda estremamente difficile, un quesito a cui nessuno forse saprebbe rispondere: quanto conosciamo le persone che abbiamo accanto? Safe utilizza così il genere crime per cercare di mettere in atto una storia che indaga i segreti dei taciturni, dei deboli, dei vulerabili, di un quartiere di provincia che nasconde temute verità.

7) Godless

godless

Partiamo da una premessa fondamentale, come ho già detto in un altro articolo: dove va Jack O’Connell vado io. Fin dai tempi di Skins l’attore non si è infatti mai fermato prendendo parte a diversi produzioni di successo che ho amato fin dal primo momento. Tra queste spicca di certo anche Godless, la miniserie a cui O’Connell prende parte da protagonista. Con solo otto ore complessive, la serie ci fa immergere nel mondo nel genere western con una prospettiva completamente diversa e fresca. 

Non mancano i momenti di tensione, d’azione, di suspense o commozione. A Godless, per farla breve come l’ho fatta ai miei amici, non manca assolutamente niente. E’ una storia di vendetta, una storia di donne al potere e di azioni che reclamano una conseguenza. Una storia fatta di chi crea e di chi, invece, distrugge. Quando ne parlo riesco a vedere perfettamente il volto perplesso dei miei interlocutori, non sono convinti dal genere, lo immaginano oramai superato. Ma basterebbe guardare questa produzione per capire che in realtà questo tipo di narrazioni sta finalmente vivendo una nuova era, e chi sono io per non dargli un po’ di supporto?

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