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JD è riuscito a capirci: storia di un personaggio vincente

Nel precedente articolo dedicato a Scrubs abbiamo esplorato nel dettaglio i motivi per cui la serie tv targata Bill Lawrence si è consolidata come cult show in tutto il mondo. Oggi rimaniamo piantati nel mondo della sitcom ambientata al Sacro Cuore per alcune brevi considerazioni sul protagonista assoluto: John Michael Dorian, Bambi, Pivello…sì, avete capito: oggi parliamo di JD.

Inspiegabilmente ho letto molte critiche a proposito del personaggio interpretato da Braff, Qualche leone da tastiera online lo ha definito «volutamente monodimensionale e incanalato verso un’unica direzione, quella comica», mentre altri che Scrubs non l’hanno mai nemmeno digerito sono arrivati ad apostrofarlo con accezioni che non mi va nemmeno di ripetere (o di riscrivere, fate vobis). La verità, però, è che a me il character in questione è piaciuto parecchio e checché se ne dica, lo show stealer della sitcom in questione ha saputo conquistare il cuore di milioni di appassionati facendo sfoggio di una fiabesca leggerezza e di un atipico concetto di profondità emotiva.

Al di là delle considerazioni basate sull’imprinting dato alla sceneggiatura del serial, è importante notare come siano presenti – all’interno della personalità di JD – un agglomerato di qualità e difetti che sembrano ricalcati dal prototipo del ragazzo di oggi, quello spaesato e disincantato, con gli occhi sognanti, mai cinici e quasi sempre esploratori. JD è un personaggio complesso nella sua semplicità, un granello di polvere gettato lì, nella moltitudine di pezzi da novanta degli show seriali, quasi per scommessa più che per volontà. Quello di cui parliamo è il disegno implicito di un personaggio studiato a fondo, di un tizio attuale che, nonostante gli anni passino, riesce a rappresentare alla perfezione lo stato di incertezza e vulnerabilità dei giovani di oggi.

Quante volte ci siamo rivisti nelle fantasie lasciate correre nelle sue praterie mentali? Seppur dotate di una forte dose di surrealismo utili ai fini del vero obbiettivo della serie (scatenare nel pubblico una forma di ilarità), sono pensieri che – in modo diverso – abbiamo avuto tutti, sono riflessioni comuni, mezzi passi falsi immaginari o velate consacrazioni psicologiche che ogni singolo giorno bussano alla nostra porta e ci costringono a farle entrare. Ma non è tutto: a farmi riflettere sulla natura del personaggio è stata quella sua incessante e tanto ricercata volontà di ricevere un apprezzamento da colui che considera il suo più grande punto di riferimento e la sua ispirazione: il sarcastico Dottor Cox, l’altro evidente punto di forza del cast di Scrubs.

JD non riceve particolari spinte emotive da Cox, né quest’ultimo si mostra particolarmente comprensivo o incoraggiante nei confronti del ragazzo, ma questo strano rapporto che si viene a creare tra i due è affascinante per la quasi devozione del ragazzo al suo mentore, una devozione che si allarga e si restringe di continuo in ulteriori fantasie mirate alla gratificazione personale, a momenti emotivamente intensi come abbracci, pacche sulle spalle e cose del genere. Cox ha bisogno di JD come JD necessita di Cox: ed è infatti il giovane a trascinare fuori il medico da una fase di depressione. Per compensazione, era stato Cox a far reagire JD dopo la morte di suo padre.

Stupendo il momento regalato ai fan nell’ultimo episodio dell’ottava stagione: Cox crede di essere da solo con Sunny e in quel momento confessa alla ragazza ciò che non aveva mai avuto il coraggio di dire di persona a JD: «Era il miglior dottore che avevamo in questa fogna (…), era…è una persona eccezionale (…). Ed era mio amico». Ma, sorpresa, JD è acquattato alle spalle del primario del Sacred Heart e, quando il doc se ne accorge, ecco che avviene il momento tanto idealizzato nella testa del dottor Dorian, un abbraccio sentito e affettuoso, un’immaginaria consegna del testimone o – più semplicemente – l’esternazione affettiva voluta e ricercata da JD per tutta la durata della serie.

Ed è per questo insieme di capacità, qualità, incertezze e stranezze che questo protagonista ci piace, è per la sua vena da visionario che ci conquista, che ci affascina e ci catapulta in quella nostra stanzetta mentale stracolma di paure, di tensioni nascoste, di desideri reconditi. JD è un’analista silenzioso che si insinua dentro lo spettatore. E poi è un amico, un amico che, dannazione, ci fa persino commuovere e che, nella 8×19, attraverso le strazianti note di “The book of love” di Peter Gabriel, ci apre il suo cuore permettendoci di guardare al suo futuro.

Un amico strano, ma il gioco è questo e bisogna attenersi alle regole. Regole che, ad un certo punto, impongono di fermarsi, sospirare, sorridergli e ringraziarlo.

Thanks for all, John.

Un amico così è oro che cola.

(Un saluto agli amici di Immagini di Scrubs ! )

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