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Laverne in Scrubs: storia di un personaggio immortale

Uno dei maggiori punti di forza di Scrubs è senza dubbio da riscontrare nei suoi straordinari personaggi secondari. E uno di quelli che più è rimasto impresso nella memoria dei fan è senza dubbio l’infermiera Laverne Roberts.

Forme generose inamovibili dalla sedia, irrefrenabile desiderio di ficcare il naso negli affari altrui, risposta pronta, incrollabile fede in Gesù: questa è Laverne, un personaggio che va ben al di là della semplice macchietta comica. Perché la strampalata infermiera gode di una grande umanità e ha alle spalle una vita intera di cui lei raramente parla, ma che si può intuire. In sei anni di show abbiamo potuto capire che è sposata con un fantomatico “signor Roberts”, per il quale prova quel genere di amore raro e forte che resiste nonostante i battibecchi e le difficoltà. Memorabile la scena in cui dichiara orgogliosa che il signor Roberts, nei giorni di pioggia, la porta in braccio oltre la soglia di casa. Al che Elliott, sognante, le chiede: “E da quanto state insieme? Cinquant’anni?”.

Ne ho quarantasette e l’argomento è chiuso” risponde piccata l’infermiera, uscendo dalla mensa tutta impettita.  

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Ma tutta l’umanità di questo personaggio straordinario emerge nella puntata 6×14 di Scrubs (Il mio nessun buon motivo).

Quasi tutto l’episodio è scandito dai continui battibecchi fra il dottor Cox, ateo convinto, e Laverne, che si dice convinta dell’esistenza di un motivo preciso dietro a tutto ciò che accade nella vita stabilito dal Grande Disegno di Dio. Il burbero dottore, dal canto suo, si innervosisce sempre di più, fino a escogitare delle vere e proprie “trappole” per farle vedere quanto si sbagli. La discussione va avanti finché Laverne, prostrata, si scaglia contro Cox con una rabbia mai vista prima: gli intima di smetterla, perché lei passa tutta la sua vita in un ospedale pieno di morte e sofferenza. L’unica cosa che la spinge ad alzarsi la mattina è il pensiero che faccia tutto parte di qualcosa di più grande. Senza la sua fede lei non ha alcun motivo di tirare avanti. Cox, dunque, decide di rispettare la ferrea volontà di Laverne e si arrende.

Peccato che il giorno dopo, entrando in ospedale, veda tutti sconvolti: l’infermiera ha avuto un incidente d’auto ed è in coma irreversibile.

Al di là del triste messaggio finale, che sottolinea quanto tutto nella vita sia casuale e ingiusto, l’episodio successivo (Il mio lungo addio) è uno dei più tristi ma anche uno dei più belli della serie. Un personaggio iconico come Laverne non poteva che andarsene nel migliore dei modi. Tutti si avvicendano al suo letto per dirle addio. Tutti tranne Carla. Sembrerebbe strano, perché è una delle più care amiche di Laverne. Ma poi tutto diventa chiaro: Carla è talmente sconvolta dalla morte imminente dell’amica che non riesce ad accettarlo. E solo dopo una giornata intera di conflitto con sé stessa, si decide a salutarla.

Ed è qui, sulle note di A Bad Dream dei Keane che ha luogo uno dei monologhi più commoventi della serie, un discorso che mostra tutta la profondità del rapporto che legava le due donne e la grandezza di Laverne. E dopo quest’ultimo splendido omaggio, l’infermiera muore tenendo stretto fra le dita il crocifisso.

Questa sembrerebbe l’uscita di scena di Laverne da Scrubs, ma non è così.

il produttore Bill Lawrence aveva pensato di far morire così il personaggio in vista della chiusura definitiva della serie. Si trattava di uno dei tanti “falsi allarmi” che hanno segnato la storia dello show, ma che stavolta è costato la fine di uno dei personaggi più belli. Lawrence si è profondamente pentito della scelta, al punto che ha pensato bene di far ricomparire l’attrice Aloma Wright nella stagione successiva.

Ovviamente sarebbe stato insensato farla tornare nei panni di Laverne Roberts, motivo per cui la donna ricompare magicamente nei corridoi del Sacro Cuore come una nuova infermiera di nome Shirley. E, a quanto pare, nessuno nota la straordinaria somiglianza. L’unico che sembra farci caso è JD, che, anzi, più volte si chiede perché sia il solo ad essersene accorto. E come è sua natura non resisterà ad affibbiarle un soprannome che la malcapitata non si scollerà più di dosso: L’altra Laverne.

Per quanto questo nuovo personaggio rimanga un po’ a margine, ha ancora tutta la forza e il carisma del suo predecessore. Certamente ha molto rassicurato gli spettatori quella solida presenza in camice colorato per i corridoi del Sacro Cuore. Perché Laverne era come una parte fondamentale di quel magico ospedale, tanto familiare a tutti noi.

E non poteva che essere immortale.

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Written by Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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