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10 uomini delle Serie Tv con cui è inutile provare ad avere una conversazione

Dwight Schrute

Cosa hanno in comune Dwight Schrute di The Office, Joffrey Baratheon di Game of Thrones e gli altri personaggi che troverete in questa lista? Pur essendo tutti molto diversi, questi dieci volti noti della serialità hanno in comune una testa così dura che nemmeno un drago riuscirebbe a scalfire. Abbiamo raccolto dieci personaggi, come l’Assistant To The Regional Manager della Dunder Mifflin, con cui è impossibile anche solo iniziare una conversazione, e non certo per mancanza di contenuti ma per via della loro testardaggine e di un’incapacità di ascolto cronica. Treccani definisce “testardo” un individuo cocciuto, eccessivamente ostinato, che persiste nelle decisioni prese, giuste o sbagliate che siano, senza tener conto dei consigli e dei pareri altrui, per scarsa elasticità mentale e per carattere. In parole spicciole: la descrizione da manuale di Dwight Schrute. Un famoso detto dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Infatti alla base della comunicazione vi è l’interazione e lo scambio di pareri, informazioni e punti di vista. Ma non può esserci uno scambio efficace e proficuo se le parti coinvolte non ascoltano ciò che dice l’altro. Secondo lo studioso Paul Watzlawick, il padre dei cinque assiomi della comunicazione, una conversazione fallisce quando le persone non sono ricettive, non entrano in empatia e non si ascoltano attivamente. Quando non avviene uno scambio circolare di pareri e i soggetti coinvolti non sono inclini a valutare il punto di vista altrui non può esserci una conversazione. Il dialogo è un confronto verbale che nasce dalla volontà di aprirsi e di mettersi in gioco, cioè proprio quella che manca ai dieci personaggi di cui stiamo per parlare.

Vediamo dieci personaggi maschili così cocciuti e concentrati su loro stessi, come Dwight Schrute, da rendere vano ed estenuante ogni tentativo di dialogo.

**Se non avete ancora visto la serie menzionata in ciascuno dei 10 titoli, vi suggeriamo di passare oltre per evitare brutte sorprese**

Dwight Schrute (The Office)

Dwight Schrute

I am better than you have ever been or ever will be.

Dwight Schrute è abile in molte cose, ma conversare non è una di queste. È la persona che vorremmo avere al nostro fianco se ci perdessimo nel bel mezzo di una foresta popolata da orsi, ma preferiremmo essere divorati da un orso piuttosto che affrontarlo in un dialogo. E forse le probabilità di farci capire da un animale selvatico sarebbero addirittura maggiori rispetto alla possibilità che l’aspirante numero due della Dunder Mifflin prenda in considerazione un diverso punto di vista. Dwight crede di essere migliore del suo interlocutore e non è mai disposto a mettere in discussione né la sua logica né il suo sistema di valori. È incapace di comprendere il mondo sociale, che lo rende spesso l’ignaro zimbello della situazione, ed è talmente concentrato su se stesso da non riuscire a captare i segnali. Se quanto teorizza lo psicologo Albert Mehrabian è vero, cioè che il messaggio comunicativo è dedotto solo per il 7% dalle parole che usiamo, mentre la comunicazione non verbale (quella legata ai movimenti del corpo, alla pastura e alla mimica facciale) e quella paraverbale (tono, volume, ritmo della voce, ecc.) sono i fattori che determinano l’esito di una conversazione, non abbiamo nessuna chance di ottenere qualcosa dialogando con Dwight. Con ottime probabilità scambierebbe il nostro sorriso per un segnale di sottomissione (come fanno i primati) e nel migliore delle ipotesi ci liquiderebbe con una frase secca e sprezzante che affermerebbe, ancora una volta, la sua superiorità.

Mr. Big (Sex and the City)

Mr. Big e Dwight Schrute

C’è chi lo ama e c’è chi lo odia, ad ogni modo il grande amore di Carrie Bradshaw non sembra essere un soggetto tanto incline al dialogo. Come Dwight Schrute, anche John James Preston, non a caso detto Mr. Big, ha un ego smisurato e un suo personalissimo sistema di certezze che non può essere messo in discussione da nessuno, nemmeno da se stesso. Ogni passo che fa verso l’altro è solo il frutto di un’estenuante lotta condotta a suon di capricci o di lacrime amare. Big non è un uomo deciso e dal carattere forte, al contrario, il più delle volte dimostra di non sapere cosa vuole e si contraddice con parole vaghe. Le sue idee non sono mai chiare, il suo punto di vista è imperscrutabile e le sue azioni non corrispondono a ciò che dice. L’alone di mistero che lo avvolge è per Carrie – e per migliaia di persone che fanno il tifo per lui – la fonte del suo fascino, ma sembrerebbe essere più la fonte dei problemi della protagonista. Più che di charme è il caso di parlare di un’incapacità cronica di mettersi in discussione che rende tutte le sue interazioni artificiose e distaccate. Lui è un muro che non si sposta mai, costringendo l’altro a prenderlo a testate oppure ad aggirarlo scendendo a compromessi. È capace di gesti romantici plateali, ma non cambia mai veramente e s’illude di superare i conflitti regalando scarpe firmate Manolo Blanik.

Pete Campbell (Mad Men)

Pete Campbell Mad Men

Pete Campbell appare da subito un personaggio egoista, arrivista e meschino, ma dietro l’aspetto da bravo ragazzo, divertente e positivo, nasconde invece un animo turbolento. La mancanza di rispetto per il prossimo, e soprattutto per le donne, lo allontana dal suo interlocutore e lo rende inadatto a intavolare una conversazione proficua. Pete non riuscirebbe a captare un segnale nemmeno se gli venisse indicato con dei raggi laser: non si accorge del malessere, e di conseguenza della gravidanza, di Peggy Olson o di sua moglie, vede ciò che vuol vedere e non ascolta mai veramente nessuno. Come tutti i personaggi di Mad Men, anche Pete però è molto più di quello che sembra e la grande antipatia che trasmette, alle fine, diventa il tratto che lo rende più umano. I suoi atteggiamenti sprezzanti e la sua incapacità di entrare in empatia con l’altro derivano da una profonda insicurezza e da un senso di impotenza che assorbono tutte le sue energie, catapultandolo sempre verso il centro dell’attenzione. Vuole lasciare così tanto il segno, sbarazzandosi di quella sensazione di piccolezza, che durante un confronto verbale (soprattutto nelle prime stagioni), finisce per ferire l’altro e lo prevarica per impedirgli di essere visto nel profondo.

Arturo Román (La Casa de Papel)

Arturo Román e Dwight Schrute

Arturo Román – “Arturito” per gli amici – è quel tipo di persona che vuole essere così tanto il protagonista della storia che monopolizza sempre l’attenzione su di sé ma, non appena la ottiene, non sa cosa farsene e manda tutto all’aria. Parlare con Arturito è faticoso e inutile tanto quanto scavare un buco nell’acqua: più acqua togli, più il buco si riempie. Se la sua goffaggine provoca in noi spettatori un sentimento di simpatia e perfino di affetto incondizionato, non possiamo dire lo stesso per la sua ex amante, Mónica Gaztambide, la quale esce distrutta sia emotivamente che fisicamente da ogni confronto (o dovremmo dire scontro) verbale che ha con lui. Artuito è l’Homer Simpson della serialità europea, con la sostanziale differenza che Homer è un uomo buono mentre l’antagonista de La Casa de Papel è codardo, egoista e manipolatore. Mentre il capofamiglia dalla pelle gialla alla fine di ogni puntata impara qualcosina in più e prova a fare la cosa giusta, mosso anche dai consigli dei suoi cari, l’ex direttore della Zecca di Stato ascolta solo una voce: quella che ha in testa e che lo spinge sempre a fare la cosa più stupida e a dire quello che non dovrebbe dire.

Joffrey Baratheon (Game of Thrones)

Joffrey Baratheon

Il figlio illegittimo dei gemelli Lannister, Joffrey Baratheon, nella realtà potrebbe essere affetto da un disturbo della personalità che lo porta a esercitare un sadismo tirannico abusando dell’altro sia verbalmente che fisicamente. Probabilmente se riuscissimo ad esautorarlo da ogni potere (e a togliergli dalle mani qualunque arma) ci ritroveremmo davanti solamente un ragazzino capriccioso che batte i piedi quando non è d’accordo con noi. Sfortunatamente è il Primo del Suo Nome, Re degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, Lord dei Sette Regni e Protettore del Reame – anche se per poco – e una conversazione con lui finirebbe, nel migliore delle ipotesi, con una freccia infilata in una parte a caso del nostro corpo. La percezione che Joffrey ha della realtà è distorta e, forse per carattere, forse per l’educazione ricevuta, non considera nessuno degno del suo lignaggio, nemmeno sua madre. A meno che non lo si schiaffeggi per tentare di farlo ragionare, non c’è verso di portarlo a valutare un punto di vista alternativo. È un debole, un codardo e disprezza chiunque si trovi ad avere un confronto con lui perciò, ammesso che riuscissimo a farci ascoltare, Joffrey non ammetterebbe mai di avere torto e noi verremmo puniti per averlo sfidato.

James “Jim” (La vita secondo Jim)

James La vita secondo Jim

Jim ha anticipato la testardaggine di Dwight Schrute e la goffaggine di Arturito regalandoci un personaggio esilarante, ma troppo estenuante per averci a che fare.

Alla fine di ogni confronto con suo marito, Cheryl assume sempre quell’espressione di disappunto (arricchita dall’immancabile testa inclinata e le mani sui fianchi) che mostra l’enorme fatica che si sostiene quando si dialoga con un tipo come lui, cioè una persona pigra, immatura, ottusa, impulsiva, maschilista ed egoista. La folta gamma di stereotipi sull’uomo medio nordamericano che caratterizzano Jim è quasi imbarazzante, ma la bravura del suo interprete, unita al cuore d’oro del suo personaggio, ci aiutano a volergli bene e lo rendono uno dei protagonisti più simpatici delle sitcom dei primi anni duemila. Nonostante questo, Jim resta un uomo con il quale è impossibile avere una conversazione matura e ogni confronto diventa un tour de force dal quale se ne esce solo dopo aver compiuto tripli salti carpiati e aver accettato qualche compromesso di troppo.

David Fisher (Six Feet Under)

David Fisher

Il secondogenito della famiglia Fisher è un personaggio testardo che non ama essere contraddetto. Tutto deve essere ordinato ed eseguito esattamente come vuole lui. Avere una conversazione con David è sfiancante per chiunque, sia per il fidanzato Keith che per suo fratello Nate. Un banalissimo confronto potrebbe trasformarsi in uno scontro acceso dal quale se ne esce solo concedendogli la ragione. A volte riesce ad ammettere di avere torto oppure di aver esagerato, ma ci arriva solo dopo un lungo percorso fatto di porte sbattute in faccia. Lui ha ragione e gli altri hanno torto: è questo il presupposto da cui di solito parte una conversazione con lui e, come è facile intuire, l’esito non porta a nulla di fatto, tantomeno a un momento di crescita personale. La gelosia che nutre verso il fratello, la sensazione di essere il figlio meno amato e il complesso di inferiorità che si trascina dietro sin dall’infanzia lo rendono molto simile a Pete Campbell di Mad Men. David crede di essere il fratello responsabile che è rimasto a gestire l’attività di famiglia mentre tutti hanno pensato prima a loro stessi, dunque è lui ad avere il diritto di parola su qualunque cosa, anche sulla vita sentimentale della madre e sulle scelte personali dei fratelli.

Walter White (Breaking Bad)

Breaking Bad

Walter Hartwell “Walt” White Sr. è il testardo seriale per eccellenza. Ogni sua azione è mossa dal desiderio di ottenere soddisfazione personale, dall’orgoglio e dalla brama di accrescere un potere sempre più smisurato e fine a se stesso. Walter incarna il motto inglese “my way or the highway” e Jesse Pinkman, forse ancor più di Skyler, pagherà un prezzo altissimo per averlo lasciato entrare nella sua vita, e prenderne il controllo. Durante il processo di trasformazione in Heisenberg è impossibile contraddirlo e ragionare con lui è solo tempo sprecato. Le parole con Walter non funzionano e iniziare una conversazione con lui può portare a due possibili scenari: una vittoria da parte sua oppure uno stallo alla messicana. L’ex professore di chimica con il cancro non metterà mai in discussione il suo punto di vista, non ammetterà neanche sotto tortura di aver sbagliato né valuterà la prospettiva altrui, salvo in rari casi. Come una calamità naturale, Walter travolgerà chiunque provi a ostacolarlo e lo farà prima con la comunicazione manipolatoria, poi con le azioni. E pensare che tutto si sarebbe potuto risolvere nel migliore dei modi se solo avesse messo da parte l’orgoglio e avesse accettato i soldi degli Schwartz!

Ben Stone (Manifest)

Ben Stone e Dwight Schrute

Probabilmente prima del Volo 828 Ben era una persona dal carattere più morbido, ma dopo quell’evento si è trasformato in un uomo diverso. Il matematico di Manifest è senza alcun dubbio un fratello, un marito e un padre amorevole, ma dopo essere presumibilmente scomparso per 5 anni, insieme agli altri 191 passeggeri dell’aereo che non sono invecchiati di una virgola, Ben non è riuscito ad adattarsi alla nuova vita. Il suo carattere è stato irrimediabilmente segnato da questo evento misterioso e diventerà di puntata in puntata sempre più ostinato. La necessità di capire cosa sia successo lo porterà a sviluppare un fissazione pericolosa che innescherà una situazione drammatica dopo l’altra. Il mistero dell’incidente ha condizionato irrimediabilmente la sua esistenza e chiunque si trovi ad affrontare una conversazione con lui diventa una vittima schiacciata dal suo punto di vista. Ben ha messo l’investigazione davanti a tutto e lotta contro quello che non riesce a controllare, che sia l’evento misterioso o il cancro di suo figlio, e agisce senza sentire ragioni o valutare altre prospettive.

Dean Winchester (Supernatural)

Dean Winchester Supernatural

I fratelli Winchester ci hanno accompagnato per ben 15 stagioni nel corso delle quali hanno fatto i conti con creature soprannaturali e drammi familiari di ogni genere, uscendone sempre più forti. A differenza di Sam, pur dimostrandosi spesso comprensivo, il primogenito è connaturato da un’immaturità di fondo, evita i legami intimi e si rifugia spesso nell’umorismo e nell’alcol. Dean è impulsivo, oltre che arrogante, e si dimostra sempre il più irrazionale dei fratelli quando la sua famiglia viene minacciata. Per lui il mondo è bianco o nero ed è talmente cocciuto e risoluto che quando si mette in testa qualcosa è impossibile fargli cambiare idea. Le sue motivazioni sono mosse sempre dalle migliori intenzioni eppure, a costo di salvare le persone che ama, finisce per mettere a repentaglio sia la sua vita, sia quella dei suoi cari. Sam fa di tutto per mostrargli dei punti di vista alternativi, ma Dean è ostinato e, malgrado la sua evoluzione nel corso del tempo, il guscio duro che lo protegge resterà intatto. Sam ha imparato a fare i conti con la testardaggine del fratello maggiore e anche quando sembrano sbagliate, accetta le sue scelte, subendo spesso le conseguenze.

Questi erano dieci uomini ostinati delle serie tv, come Dwight Schrute, che non cambierebbero idea nemmeno davanti all’evidenza.

La conversazione è una delle forme più antiche di civiltà ed è alla base delle relazioni umane. Conversare fa bene al benessere psico-fisico, ci aiuta a conoscere meglio il mondo che ci circonda, ma anche noi stessi. Chi non ne è capace è spesso concentrato solo su se stesso, un difetto che gli impedisce di ascoltare l’altro. La conversazione ha tanti benefici e consente al pensiero di maturare, ma solo quando siamo disposti a metterci in discussione e a rivedere le nostre posizioni.

Per questo una persona testarda come Dwight Schrute non è il soggetto ideale con cui confrontarsi.

Mancando i presupposti fondamentali che rendono proficuo e fertile un dialogo, con questi dieci personaggi seriali una conversazione si trasformerebbe, nel migliore delle ipotesi, in uno scontro estenuante e improduttivo. Dwight Schrute, Dean Winchester, Ben Stone e quasi tutti gli altri personaggi di cui abbiamo parlato sono intrinsecamente buoni (forse non possiamo dire lo stesso di Joffrey Baratheon o Walter White) eppure il loro carattere ostile li rende spesso insopportabili e ingestibili e, come nel caso di Joffrey o Walter, la loro incapacità di ascoltare e valutare altri punti di vista li porta a ferire l’interlocutore e perfino a compiere azioni deprecabili. In questo ultimo caso quindi provare ad avere una conversazione non solo è inutile, ma è anche pericoloso.

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