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10 Serie Tv che non sono minimamente adatte al binge watching

Binge watching

Siamo nell’era del binge watching, termine che indica il guardare senza sosta un episodio dopo l’altro di una serie tv. Un qualcosa che è nato grazie allo streaming, soprattutto con Netflix: infatti, con la pubblicazione di un’intera stagione invece dei consueti episodi settimanali, ci spinge a vere e proprie maratone seriali. Ci sono però spettacoli che non sono adatti per il binge watching e non solo perché sono nati nel periodo precedente a Netflix. Alcuni hanno, per esempio, trame complicate che possono essere difficili da seguire se si ha fretta di arrivare alla fine. Altri sono dei veri e propri trattati psicologici che richiedono a noi spettatori di fermarci e riflettere. Altri ancora sono semplicemente troppo strani o inquietanti per essere guardati compulsivamente.

In questo pezzo sono state individuate 10 serie tv anti binge watching (messe in elenco in ordine sparso). Non ci resta che andare a vederle insieme.

1) The Handmaid’s Tale

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Iniziamo da una delle serie tv più crude, dure e potenti di sempre. Tre aggettivi che, già di per sé, dovrebbero farci capire perché non è adatta al binge watching. The Handmaid’s Tale ci porta nella distopica Gilead, dove le donne, senza più diritti, sono divise in caste identificabili dal colore dell’abito. Le più colpite sono le Ancelle, rosse come il peccato sessuale e la fertilità, stuprate periodicamente in un rito chiamato Cerimonia.

Ogni episodio è così intenso da togliere il respiro. La violenza fisica e psicologica pervade tutto, tanto da raggelare il sangue nelle vene. Ma dobbiamo guardare al contesto di The Handmaid’s Tale. C’è bisogno di fare un passo indietro e pensare a quello che abbiamo visto, a come quella società sia diventata così, alla normalizzazione della violenza contro le donne e all’uso del sesso come arma. Quello che la serie tv ci chiede è di non distogliere lo sguardo e di riflettere: ciò non potrebbe essere fatto con una maratona.

Le domande che la serie tv solleva trovano risposta negli indizi che vengono estratti lentamente nel corso della visione. Se non si sta attenti, si possono perdere, considerando anche che tutto questo dà potenza e suspense alla storia.

2) The Wire

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La trama di The Wire può sembrare già sentita: è la lotta tra polizia e trafficanti di droga. Ma solo apparentemente questa serie tv è un crime perché, negli episodi, viene analizzato ogni aspetto della vita in una città statunitense: dalla scuola alle istituzioni, dalla burocrazia ai media. E lo fa con un realismo tale che si estende anche ai personaggi. Questi risultano semplicemente degli esseri umani come tutti noi, alle prese con i loro problemi e i loro sogni.

Il suo essere così profondo, così crudo nel suo realismo, non rende The Wire uno show da binge watching.

Pensiamo a un libro. Non si può leggerlo saltando delle parti o sfogliando le pagine svogliatamente fino ad arrivare all’ultima. Così si possono trascurare delle frasi fondamentali o dei dettagli sottili ma importanti, costringendoci a tornare indietro e a rileggere tutto quanto. Ecco, così deve essere trattata The Wire: se si fa binge watching si rischia di non apprezzarla pienamente, di non capirla, di perderci la sua profonda analisi e di dover così tornare alla prima pagina. Non dimentichiamoci, infatti, che i dialoghi brillanti, filosofici e pieni di riferimenti giornalistici della serie tv vengono studiati persino ad Harvard.

3) Mad Men

Mad Men è nata nell’epoca precedente al binge watching (come molte delle serie tv presenti in questo pezzo). I suoi episodi sono stati progettati per essere per lo più autoconclusivi. Ovviamente c’è una trama orizzontale che attraversa la stagione, ma spesso ci sono dei conflitti che nascono e si esauriscono nell’arco della puntata. Ma non è solo questo a rendere Mad Men uno show anti binge watching.

La profondità dei personaggi – i pubblicitari della Sterling & Cooper – è tale che deve essere gustata con la dovuta attenzione. In particolare il focus è puntato sul direttore creativo Don Draper, così complesso e stratificato. Mad Men lo studia brillantemente e attentamente, in ogni sua sfumatura e relazione, catturando anche il contesto in cui si trova. Infatti la serie tv dipinge accuratamente un periodo storico importante degli Stati Uniti: quegli anni ’60 che videro lo scontro Nixon-Kennedy, la morte di quest’ultimo, la crisi dei missili cubani, le lotte civili, l’allunaggio.

C’è bisogno di tempo per apprezzare la bellezza di Mad Men, una serie tv lenta proprio perché concentrata sulla psicologia dei personaggi. Il binge watching non farebbe altro che danneggiarla irrimediabilmente.

4) I Soprano

Dottoressa Menfi

Ormai lo sappiamo, I Soprano hanno segnato per sempre il mondo delle serie tv. Perché non è il solito prodotto incentrato sulla figura stereotipata del boss mafioso italo-americano. Pur essendo un criminale violento, c’è molto di più in Tony Soprano: lo scopriamo durante le sedute della psicanalista, costretto a frequentarle dopo i suoi numerosi attacchi di panico.

In quella stanza viene sviscerato ogni più piccolo strato della sua personalità. Scopriamo l’uomo dietro il criminale, il padre e il marito dietro il boss. Oltre a Tony, I Soprano analizzano anche i suoi comprimari e l’universo femminile così sfaccettato per un prodotto di quell’epoca.

Ogni episodio è come se fosse un mini-film, pieno di messaggi profondi e riflessioni sulla natura umana. I Soprano è uno spettacolo così affascinante e rivoluzionario che merita di essere assaporato nel tempo o si rischia di perdere dettagli sull’incredibile evoluzione (o involuzione) dei personaggi. È come del buon vino: se ordiniamo una cassa di quello buono, non lo beviamo di certo tutto in una settimana. Lo gustiamo lentamente per sentire ogni aspetto del suo sapore. Esattamente come dobbiamo fare con I Soprano.

5) Westworld

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Westworld è uno spettacolo complesso, che gioca con i piani temporali e con la nostra percezione della realtà. Magari si può pensare che, se ci si abbuffa, riusciamo a ricordare meglio ciò che accade. In realtà è l’opposto. Sono troppe le informazioni da elaborare nel corso di un singolo episodio, perché quella che abbiamo davanti è più di una semplice serie tv fantascientifica ambientata in un parco pieno di androidi asserviti ai visitatori. All’inizio di ogni nuova linea narrativa la memoria dei robot viene cancellata, ma qualcuno inizia a sviluppare una coscienza che gli fa ricordare. Mostrandoci allora che gli androidi sono simili a noi a livello esteriore e interiore. Si indaga così la differenza tra uomo e macchina, con l’obiettivo di analizzare la mente umana e capire quali sono i suoi limiti.

Informazioni che possono essere elaborate se abbiamo il tempo per pensarci, quello che il binge watching non dà.

In più ci sono così tanti interrogativi e così tanti indizi sugli host e la loro vera natura che parte del divertimento è inventare teorie a riguardo e vederle realizzarsi (oppure distruggersi) sullo schermo. Aggiungiamo infine che i colpi di scena perdono potenza se si fa la maratona di Westworld.

6) Mr Robot

Un discorso simile a Westworld può essere fatto per Mr Robot.

In breve è la storia di Elliot Alderson che, convinto da un uomo misterioso, entra in un gruppo di hacktivisti chiamato Fsociety. Guardare Mr Robot (tra le serie da vedere se hai amato Shutter Island) vuole dire vedere il mondo attraverso gli occhi di Elliot, un ragazzo che si imbottisce di droghe e che soffre di una malattia mentale. Entriamo così nella sua testa, proviamo e viviamo le sue stesse emozioni. Tutto ciò lo rende un narratore inaffidabile: è difficile capire se quello che vediamo sullo schermo è vero oppure è solo nella mente di Elliot.

La nostra attenzione e concentrazione è fondamentale. Ma non solo per questo. Ci sono molti particolari nascosti in ogni puntata e tanti indizi da scoprire sui quali discutere e creare teorie. Indizi che poi ci condurranno a colpi di scena sconvolgenti. Il binge watching potrebbe farci perdere punti fondamentali nella trama. Quindi è meglio fermarsi dopo uno o due episodi e capire che cosa sta succedendo sia negli eventi, sia nella psiche di Elliot. In fondo Mr Robot è un grande trattato sulla malattia mentale e, come ogni studio di questo tipo, deve essere guardato con calma per essere apprezzato e compreso al meglio.

7) Twin Peaks

Twin Peaks non è qualcosa che possiamo spiegare a parole. Coloro che riducono tutto alla fatidica domanda “Chi ha ucciso Laura Palmer?” non hanno capito che ha molto di più da offrire. Soprattutto per chi è disposto a scavare a fondo. Certo, inizia come un giallo ma poi va oltre mixando realismo e sovrannaturale, surreale e grottesco, comicità e dramma. Con quei personaggi così iconici – come Dale Cooper – che ancora oggi ce li ricordiamo.

Lynch ha rivoluzionato il mondo televisivo con questa serie del 1990. Un periodo ben lontano dell’era del binge watching, cosa che la rende appunto inadatta alle abbuffate. La stesso vale per la terza stagione, anche se è uscita 25 anni dopo la seconda. Guardare gli episodi uno dietro l’altro danneggia Twin Peaks perché troppo densa di avvenimenti e troppo strana, tanto che il più delle volte ci si chiede che cosa stiamo vedendo. E c’è bisogno di più di un minuto per pensarci.

Twin Peaks è una serie tv onirica che deve essere sperimentata, poi elaborata, quindi discussa prima di poter essere analizzata e digerita. Senza avere però la pretesa di comprenderla. D’altronde è Lynch e Lynch non si capisce, si vive e basta.

8) Oz

oz

Il primo period drama della HBO è difficile da guardare. Oz ci porta, per la prima volta nella storia delle serie tv, all’interno di una prigione, mostrandoci quel mondo che ricorda sinistramente l’Inferno. Un luogo perfettamente riassumibile con il verso della Divina Commedia: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate“. Sì, perché tutto nella prigione è dominato dagli abusi e dalla violenza di ogni tipo. E non solo tra i carcerati, ma anche tra prigionieri e secondini. Violenza che rende gli episodi – introdotti da un carcerato, Augustus Hill, che sottolinea l’aspetto filosofico della puntata – durissimi e impegnativi da vedere senza sosta.

I temi poi sono delicati: discriminazioni, sistema carcerario e giudiziario, violenza, potere, pena di morte. La crudezza di questo show sconsiglia il binge watching. Dobbiamo lasciare che Oz si sviluppi con il proprio ritmo o potrebbe essere traumatizzante, incasinarci la testa. Infatti potremmo aspettarci sempre lo scenario peggiore nelle serie tv che andremo a vedere dopo di lei.

Un po’ come succede in The Handmaid’s Tale, c’è necessità di stoppare la visione, fermarsi un attimo per riprendere fiato e per pensare a quello che abbiamo visto.

9) Sons of Anarchy

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Sons of Anarchy non è un semplice show su una banda di motociclisti coinvolta nel traffico illegale di armi, della droga e della pornografia. È la trasposizione moderna dell’Amleto shakespeariano, interpretato da Jax Teller: il principe pronto a prendere le redini dei SAMCRO ma, allo stesso tempo, impegnato a scoprire come il padre sia morto. E gli indizi si trovano proprio nel diario del suo vecchio.

È una storia di amore, perdita, sacrifico, redenzione e dramma. Che ci strappa il cuore dal petto. È un viaggio alla scoperta di un uomo che vuole cambiare se stesso e il suo club: la sua è una di quelle evoluzioni che deve essere vissuta lentamente per poterne apprezzare tutte le sottili sfumature. Gli altri personaggi, inoltre, non sono da meno: tutti profondi, tutti contradditori, tutti tremendamente umani.

La tentazione del binge watching è forte ma solo resistendo si potrà godere dello spettacolo al massimo della sua potenza.

Perché poi, se facessimo una maratona, l’azione rischierebbe di perdere il suo impatto, normalizzando scene che invece dovrebbero scioccarci. E non è così che è stata ideata.

10) The Americans

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Come Mr Robot, The Americans è uno spettacolo troppo poco visto pur essendo un piccolo gioiellino. Non è una spy story come le altre: è diversa, originale e mixa elementi storici a un’evoluzione della trama calma, intricata, quasi mentale. Apre uno squarcio verso i mitici anni ’80, tratteggiati con dovizia di particolari, a partire dai magnifici costumi.

Inganni e menzogne dominano la serie tv, dove i protagonisti sono una coppia di agenti sovietici sotto copertura negli USA durante la guerra fredda. Capire chi sono, le loro macchinazioni, le molteplici sfumature di personaggi mai completamente bianchi o neri non è semplice. Richiede attenzione ai dettagli, quella che non può avvenire con un binge watching compulsivo. Ma c’è dell’altro.

The Americans è piena di momenti di tensione che funzionano meglio se passa un po’ di tempo tra un episodio e l’altro. Dobbiamo lasciare che crescano dentro di noi, che ci ragioniamo sopra e che immaginiamo ciò che può accadere dopo. Un po’ lo stesso approccio che dobbiamo adottare verso i lunghi e profondi dialoghi, così come verso le scene intense e talvolta talmente hot da aver bisogno di un momento per riprendersi.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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