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Mr. Robot ha toccato l’apice del surrealismo

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla 2×06 di Mr. Robot. 

Quello che vedete sopra non è un frame della 2×06 di Mr. Robot, ma il ritratto fedele dei nostri volti nei primi venti minuti dell’episodio. Probabilmente è simile alla nostra espressione abituale quando guardiamo affascinati questo meraviglioso delirio, ma stavolta si è andati oltre. Sam Esmail si è superato. Mr. Robot ha superato se stesso. Un drama psicologico si può trasformare per un paio di minuti in una comedy surreale di inizio anni Novanta con la stessa credibilità con la quale Alf (sì, proprio lui) si interfaccia con Elliot Alderson.

alf mr robot

Se un lettore totalmente disinteressato agli spoiler leggesse questo pezzo senza aver visto l’episodio, penserebbe immediatamente al jump the shark di Mr. Robot, il prologo di un declino inesorabile. La realtà è un’altra: l’ultima visione di Elliot è un esercizio di stile degno del miglior Dalì. Un esercizio mai fine a sé, perfettamente incastrato nel mosaico di una serie tv surreale dalle mille chiavi di lettura. L’introduzione della 2×06 segna l’ennesimo solco che separa e unisce la storia seriale tra un prima e un dopo Mr. Robot. Anche grazie ad un cameo di Alf.

Quello che vediamo è reale anche quando è virtuale 

mr robot 2x06 2

Proviamo a fare un po’ d’ordine, vi assicuriamo che è possibile. Il procedimento utilizzato da quel pazzo di Esmail è lo stesso che ha portato alla scoperta della vera identità di Mr. Robot e alle meravigliose sequenze della 1×10 che hanno isolato Elliot in una piazza piena di manifestanti. Siamo noi la realtà, a prescindere dalla realtà collettiva. Non c’è una verità, ci sono tante verità. Virtuale e reale si incastrano manco fossero un Pokémon in Piazza Navona. Mr. Robot costruisce, distrugge e poi costruisce ancora, edificando un castello di carte più maestoso della Sagrada Família di Gaudí.

Elliot si sveglia dentro la macchina del padre, totalmente immerso in una sequenza di vita non vissuta da sitcom dei primi anni Novanta. I toni sono surreali e le risate di fondo, associate ad una persona nel bagagliaio (Tyrell è tornato, ma era impossibile aspettarselo così) e all’innato cinismo delle battute che affondano nell’amara realtà, diventano inquietanti come mai Mr. Robot era stato. Per una volta distinguiamo subito quel che è reale da quello che non è, ma non ci interessa: al centro di tutto c’è la realtà di Elliot e quella che noi stessi percepiamo. Questa, nonostante tutto e nonostante Alf, non è finzione. Questo è il mondo di Elliot. E noi, per un po’, ci sovrapponiamo perfettamente a lui. Esmail costruisce bene la narrazione al punto da dare armonia persino ai primi venti episodi della 2×06, regalandoci più di uno spunto sui possibili sviluppi della seconda stagione, dal destino di Tyrell all’evoluzione di Angela.

Angela si aggrappa a Elliot, ma lui è solo col suo tempo

angela moss

A proposito di Angela, si può dire che la grande protagonista della seconda parte dell’episodio sia lei. L’approccio con la fsociety, diffidente e impaurito, vive unicamente dell’innata fiducia della Moss nei confronti di Elliot, l’amico di una vita. Solo questo la spinge ad affrontare una missione pericolosissima, stretta in una morsa tra l’Evil Corp e l’FBI. Le sequenze che la vedono protagonista sono adrenaliniche e creano un contraltare perfetto con la staticità della storyline di Elliot. Con Angela si torna alla realtà più percepibile, srotolata amaramente dopo i primi minuti vissuti in un vortice di tasselli virtuali che progressivamente sono venuti meno, fino a ritrovare Elliot in ospedale alle prese con l’inquietante Ray.

Questo, in fondo, è il più grande paradosso della seconda stagione di Mr. Robot: Elliot non sta vivendo una storia che lui stesso ha scritto, mentre tutti gli altri sì. Elliot, l’unico elemento in grado di fare da raccordo tra le diverse vicende che si stanno sviluppando, è solo, fuori dall’azione. Il nostro protagonista è una scheggia impazzita che si estrania dalla sua vita, creandone parallelamente un’altra. Non sta “tenendo gli occhi sulla strada”, come gli ha consigliato più volte suo padre in un rimbalzo tra realtà e finzione.

Il peso del passato è tanto gravoso da non permettergli di vivere il presente e comprendere quale strada dovrà percorrere. L’elemento surreale ha avuto la meglio su quello più strettamente reale, portandolo a riappacificarsi con la faccia più oscura della sua anima. Tra la restaurazione e la rivoluzione ha scelto la seconda, stavolta. E questa potrebbe essere la svolta definitiva per rimetterlo in gioco, nella storia che porta la sua firma e solo gli altri stanno vivendo.

Il presente è presente per tutti, ma non per Elliot, incatenato ad un passato che sembra non chiudersi mai. Metaforicamente, ha al polso un orologio molle che scandisce i minuti come se fossero anni, andando avanti e indietro all’impazzata. Come ne “La persistenza della memoria” di Dalí, un genio del surrealismo al quale Mr. Robot sarebbe piaciuto tantissimo. Credere che qualcosa sia reale lo rende tale, d’altronde. E noi non sappiamo più distinguere cosa sia vero da cosa non lo sia. Prepariamoci ad avere più e più volte quell’espressione sul viso: siamo a metà stagione, ma non abbiamo ancora visto nulla.

Antonio Casu