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Mr. Robot 4×07 – Siamo stati protagonisti e vittime di qualcosa di irripetibile

Mr Robot

Cinque atti di un teatro dell’esistenza. Cinque fasi del lutto sublimate in questa 4×07 di Mr Robot. Sulla scena Elliot ma anche tutti noi che abbiamo condiviso con lui il dolore: negandolo, arrabbiandoci, scendendo a patti e, infine, provando ad accettarlo. Quale sarà ora il prossimo atto, a sipario chiuso?

Primo Atto – Lolita

“Perché? Perché, perché, perché lo avrebbe fatto?”
Elliot a Vera

Non possiamo credere a quello che abbiamo visto. No, non è possibile se pure tutto così logico. Ogni incastro è andato al suo posto. Tutto torna. Ma no, non può essere vero. Non è possibile, perché? Come puoi averlo fatto? Come possiamo essere stati così ciechi? È dura accettare la verità che la 4×07 di Mr Robot ci ha messo davanti agli occhi. E allora dobbiamo negare. Negare a noi stessi una verità troppo brutale per poter essere accettata.

Noi come Elliot ci rifugiamo nella negazione.

Lo abbiamo sempre fatto. Lo abbiamo fatto vedendo il disagio di Elliot, guardandolo rifiutare un semplice contatto con il ragazzo di Angela nel primo episodio di Mr Robot. “Non mi toccare“. Non mi toccare. Quella frase che Elliot non è mai stato in grado di pronunciare nella sua infanzia, sopraffatto da chi si è approfittato di lui.

Elliot

Abbiamo negato quando Darlene ha deciso di scegliere come nome in codice Dolores Haze: Lolita, la dodicenne vittima (ma anche abile aizzatrice) della passione amorosa di Humbert Humbert nel romanzo di Nabokov. Abbiamo negato vedendo quello stesso libro nella 2×11 tra Whiterose e Angela. Abbiamo negato guardando gli occhiali a forma di cuore di Darlene, gli stessi di Lolita nel film. Negato. Abbiamo dovuto farlo.

Noi e Elliot abbiamo dovuto rifugiarci in qualcos’altro, estraniarci da quella realtà impossibile da accettare. No, non è vero, non è così. Negare ha significato proteggere noi stessi, impedire che l’orrore divorasse ogni cosa. Là, nascosto in quel recesso dimenticato della nostra mente, il male non poteva dilagare. Non poteva distruggerci. No, non è successo davvero.

Secondo Atto – Mr Robot

Sei stato tu a farmi questo

Elliot urla mentre il temporale imperversa. Urla come mai in vita sua. Perché è successo? Come può essere? Ci viene voglia di distruggere tutto. Ce l’abbiamo col mondo, con la realtà, questa brutale, assurdamente insensibile, raccapricciante realtà. Il mondo va distrutto. Hackerare diventa allora un modo per tentare di carpire il perché di un tale orrore ma anche per cancellarlo. Per distruggere il mondo e ricostruirlo da zero. Il 5 maggio è il tentativo di distruggere tutto.

Mr Robot

Mr Robot è distruzione, potenza incontrollata, mortale strumento, violenza. È la risposta al male, è la rabbia di chi decide di non accettare le cose. Hackerare il pedofilo nella prima stagione, distruggergli la vita: questa è la vendetta rabbiosa eppure anch’essa totalmente incapace di alleviare il nostro male.

Questa rabbia in Elliot, repressa nell’apparenza di apatia, sotto una scorza di insensibilità che vorrebbe proteggerlo da altri traumi, prorompe violenta. Trova valvola di sfogo perché Elliot non imploda, perché il suo mondo non collassi su di lui. Mr Robot si agita, scompagina le carte, ringhia, tira fuori i denti. Lo fa al posto nostro, al posto di chi non ha la forza di farlo da solo. L’Es, questa ancestrale pulsione rabbiosa, prende il sopravvento.

Terzo Atto – Elliot e Mr Robot

– “Non so come conviverci. Non voglio conviverci”
– “È un’opzione che non hai”
– “Sì, c’è, deve esserci! Perché non ce la faccio, non ce la posso fare”

Prima o poi è necessario scendere a patti con il nostro Mr Robot, con tutta quella rabbia. E allora iniziamo a contrattare, proviamo a trovare il compromesso che possa salvarci. Quella furia, quel Mr Robot viene così a incanalarsi, diventa sempre più mansueto e controllabile. Lo abbiamo visto in questa stagione quanto la furia bestiale di Mr Robot sia calata. Non spaventa più nessuno. “I am the gun“, afferma, facendo il verso al “I am the danger” di Walter White in Breaking Bad.

Mr Robot

Ma non è la pistola a far paura, non più. Ma chi la maneggia, quella pistola. Pronto da un momento all’altro a premere il grilletto. Mr Robot diviene il cane da guardia, la protezione che abbiamo sempre voluto. Fin da quel primo istante, da quell’attimo in cui ce lo siamo costruiti a sua immagine. Perché se la realtà dà un padre mostruoso, che ci viola nel corpo, la nostra mente può restituircelo difensore e protettore della nostra anima.

Eccolo, nel momento in cui l’altro ci tocca, nel momento in cui Vera tocca sotto la gonna Krista, eccolo sbucare fuori a ringhiare contro il mondo, contro chi può e vuole farci del male. Il nostro compromesso è Mr Robot. Mr Robot ci difende. Mr… Robot. Mr…

Atto Quarto – Rassegnazione

Ma la verità è là. Ci attende e ci sorprende. Le nubi si addensano all’orizzonte. Il nostro Mr Robot non può proteggerci in eterno. E così, alla fine, siamo davanti all’orrore. Faccia a faccia con la verità che abbiamo sempre negato. Quel male ora si propaga, si spande ovunque dentro di noi. E ci fa sprofondare in una depressione senza apparente ritorno. Il mondo è collassato. Non possiamo più negare e ricordiamo tutto. Ricordiamo e capiamo. Capiamo perché Elliot agitava la mazza da baseball contro il padre. Perché ordina alla sorella di nascondersi. Perché si butta di sotto. Capiamo tutto ma non possiamo farci nulla. Non possiamo riavvolgere il tempo.

4x07

Mr Robot è morto. La rabbia lascia il posto alla rassegnazione, a uno sconforto totale. C’è solo Elliot, solo quel ragazzo violato e volutamente apatico, incapace di provare gioia perché il mondo quella gioia glie l’ha negata fin dall’infanzia, instillandogli dentro il Male Oscuro della depressione. Dell’apatia di chi si nasconde dietro un cappuccio che vorrebbe coprirlo, proteggerlo.

Tutti i rapporti inevitabilmente sono andati in frantumi perché, semplicemente, la felicità non è possibile. E quell’illusione di gioia, quell’Inno alla gioia che aveva occupato l’istante di un episodio, deve lasciare il posto al nostro rifiuto. Nella consapevolezza che c’è un male inestirpabile che ci avrà sempre. La terza, oscura, negata anima di Elliot. Un’anima nera.

Atto Quinto – Tempesta

“Ora che conosci la verità puoi usarla”

Vera lo guida lungo la strada dell’accettazione. Guida Elliot mostrandogli l’unica soluzione possibile. Non quella di tornare indietro in cui si crogiola Whiterose desideroso di cancellare il dolore. No, quel dolore è lì, davanti a noi. È parte di noi, è noi. E allora non c’è altra via, solo l’accettazione. La drammatica, disturbante, devastante consapevolezza di dover andare avanti. Avanti. Come ha fatto Tyrell nella 4×04, accettando il suo scopo, accettando il sacrificio.

Mr Robot

Per Elliot significherà impedire che il male oscuro si diffonda, che la sua anima nera abbia la meglio. Che Whiterose porti a termine il suo folle progetto. Non sarà un rimedio al dolore, a tutto il male già prodotto. A quel male di cui Elliot stesso, nella sua distruttività, si è pure fatto promotore. No, ma significherà accettazione. Accettazione di quanto è accaduto, di quanto la sua vita sia conseguenza di un enorme trauma che non potrà mai essere estirpato davvero.

Quando riesci a scampare a una tempesta come la tua, tu diventi la tempesta“. Elliot dovrà trovare la forza di essere quella tempesta. Di portare il suo dolore con sé per riuscire nel suo scopo. Ma già ora in lui è la consapevolezza di non volersi sabotare più. Di volersi aprire all’altro. “Non voglio più essere solo“.

Quell’amore che il male oscuro dentro di lui gli ha sempre negato ora può salvarlo.

L’amore che apre all’altro, che crede nell’altro e nei rapporti. Un amore ancora possibile se Elliot saprà accoglierlo. Se saprà veramente accettarlo. Solo allora, forse, le nubi si diraderanno e la tempesta combattiva della battaglia vinta potrà lasciare il posto a un’insperata serenità. Ma tutto questo sarà davvero possibile? Il dolore può davvero essere forza? La risposta sta al di fuori del dramma, fuori dal palco. E non ci è dato conoscerla. Non ancora.

Luci, sipario, scena.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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