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Shardlake – La Recensione della mistery in costume di Disney+

Nella giornata di mercoledì 1 maggio su Disney+ zitta zitta è approdata una nuova serie tv, una serie tv in costume tratta da una famosa collana di libri. Stiamo parlando di Shardlake, serie in quattro puntate ambientata in Inghilterra, nel periodo del regno Tudor, più precisamente di Enrico VIII, dal carattere mistery. Il drama si concentra infatti sul personaggio di Matthew Shardlake, un avvocato con una disabilità fisica, che si ritrova suo malgrado coinvolto negli intrighi della sua epoca e che si vede incaricato di indagare su alcuni omicidi che potrebbero avere un grave peso politico.

Diretta da Justin Chadwick e sceneggiata da Stephen Butchard la serie vede la partecipazione di volti parecchio noti come quello di Sean Bean (Eddard Stark in Game of Thrones e Boromir ne Il Signore degli anelli) nei panni di Thomas Cromwell e quella di altri interpreti in rampa di lancio, tra i quali spicca Arthur Hughes (The Innocents), che riveste il ruolo di protagonista.

Questi quattro episodi valgono la pena di essere visti? Per rispondere alla vostra domanda, vi lasciamo alla nostra recensione senza spoiler di Shardlake.

Shardlake
Matthew Shardlake

Siamo nell’epoca dello scisma anglicano. Dopo aver separato la Chiesa inglese da quella romana, Enrico VIII ha sposato Anna Bolena, per poi condannarla a morte qualche anno dopo. A gestire gli affari del re ci pensa Thomas Cromwell che, deciso a chiudere definitivamente i monasteri, considerati covi di peccatori, per far incamerare i loro beni a favore dello stato, invia i suoi uomini come investigatori ed emissari. Quando uno di questi ultimi viene ritrovato morto in circostanze inquietanti presso il monastero di San Donato, il cancelliere incarica due suoi uomini fidati di indagare. Essi dovranno infatti trovare prove che incastrino i monaci e assicurarsi di chiuderlo per sempre.

A guidare l’indagine troviamo Matthew Shardlak, un avvocato dedito alla ricerca della verità e “al soldo della giustizia“. Un uomo caratterizzato da una deformità fisica e dalla tendenza a parlare con sé stesso. Accanto a lui c’è poi il presuntuoso ma dal buon cuore Jack Barak. Insieme, i due si troveranno a dover indagare in un microcosmo di personaggi dai tanti segreti e a fare i conti con intrighi più grandi di loro, mentre tentano di far luce sulla situazione e di fare i conti con la propria morale.

Spunti che sicuramente non raccontano nulla che non si sia mai sentito, ma che riescono ad attirare tanto l’interesse degli appassionati di gialli e misteri quanto di quelli dei drammi in costume e delle ambientazioni tipiche del genere storico.

Anche solo leggendo la trama è infatti impossibile non pensare a serie e film che si concentrano sul rapporto tra sacro e profano, su monaci, segreti e omicidi, come il celeberrimo Il nome della rosa e un piccolo cult per gli appassionati del genere come Padre Cadfael. Un interesse che, siamo certi, troverà anche una buona ricezione da parte degli appassionati del genere.

Seppur nella sua breve durata (parliamo infatti di una miniserie), l’indagine condotta da Shardlake ha saputo stupirci in positivo. Questo sia dal punto di vista della sua trama che da quello della sua messa in scena. Seguendo i classici stilemi del genere “who done it“, gli episodi della serie scorrono infatti lisci come l’olio. Inoltre, sebbene alcuni dei risvolti di trama possano essere piuttosto intuibili a degli occhi esperti, mentiremmo se dicessimo di non aver apprezzato la sua storia e i suoi risvolti.

Immergendosi nelle oscure location della serie, il pubblico finisce anche per addentrarsi negli oscuri corridoi di quella che è la mente umana. Un viaggio in cui chiunque ha qualcosa da celare e in cui un mistero ne genera sempre di altri, come le teste dell’Idra.

Sean Bean è Cromwell

Oltre a raccontare un’indagine in cui pian piano e abilmente i pezzi del puzzle vanno a combaciare fino alle rivelazioni finali, Shardlake infatti parla allo spettatore di tante tematiche interessanti. Tra esse spicca l’ipocrisia di un’epoca piena di intrighi e macchinazioni nascoste dietro a un’ostentata moralità che fa chiedere allo spettatore: chi è davvero nel giusto? Ad aiutarci in questo ci pensa ovviamente il protagonista, Matthew Shardlake, un personaggio verso il quale viene facile provare empatia e che risulta molto sfaccettato.

Ne emerge una figura interessante. Non ridotta solo alla sua disabilità, elemento di certo fondamentale per la sua caratterizzazione, ma che non esaurisce il suo essere.

L’uomo, infatti, non rimane uguale a come era stato presentato inizialmente per tutta la miniserie. Shardlake cambia molto, soprattutto nella seconda parte della serie, quando abbandona le sue più ferree convinzioni evolvendo la propria prospettiva grazie al confronto con le persone che va ad incontrare. Apprezzabile è infatti il rapporto che si viene a creare tra lui e i vari sospettati che vanno via via a condizionarne la psicologia e a farlo riflettere sul significato di giustizia. Quello che ci ha più colpiti, comunque, è quello che si instaura con quello che di fatto diviene il suo assistente, secondo uno stilema di successo ripreso da moltissimi gialli.

Le performance da parte del cast risultano molto convincenti. Oltre ai già citati Arthur Hughes e Sean Bean, spicca il nome di Anthony Boyle (visto recentemente in Masters of The Air) che ci regala una spalla perfetta per il nostro protagonista. Ma non solo buoni personaggi e una storia intrigante.

Ad aver contribuito molto nella resa finale della serie troviamo i costumi e le scenografie, curate nel minimo dettaglio per restituire il fascino dell’epoca Tudor. Certo, la presenza di attori non strettamente caucasici all’interno del cast potrebbe infastidire chi all’interno di una serie dal sapore storico è alla ricerca di realismo. Tuttavia, è un aspetto che in realtà non toglie nulla al valore della serie. Esso passa infatti sicuramente in secondo piano rispetto alla storia e ai suoi misteri.

A contribuire a creare la giusta atmosfera ci pensa inoltre un’ottima colonna sonora, che incornicia i momenti migliori e contribuisce a creare suspense e tensione.

Insomma, nonostante alcuni colpi di scena prevedibili, Shardlake è sicuramente una serie tv molto valida, che costituisce un’aggiunta molto valida al catalogo di Disney+ che speriamo possa produrre un suo seguito. Pur essendo considerata una miniserie, sappiamo bene che, una volta ottenuto un buon successo, Shardlake avrebbe tutte le carte in tavola per tornare: il materiale cartaceo da cui prendere spunto di certo non manca! In attesa di scoprire se le nostre speranze troveranno riscontro, a noi non resta nient’altro da fare se non di consigliarvi la sua visione!

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