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Mr. Robot: la 3×02 si concentra sulla scissione interiore di Elliot

Mr. Robot

Nel secondo episodio di questa terza stagione di Mr. Robot i ritmi si mantengono altissimi. Come anticipato da Kor Adana, co-producer della Serie, in una recente intervista la scissione tra Mr. Robot e Elliot si fa tema dominante. Il carattere sempre più intimo che emerge di episodio in episodio restituisce alla Serie il carattere psicologico a forti tinte nere, vero punto di forza dello Show. Non è tanto infatti nella vicenda in sé e per sé che si concentra il valore di Mr. Robot quanto nella capacità che l’opera ha di restituire un’analisi approfondita sull’incongruente personalità del suo protagonista.

I tarli mentali, le devianze psichiche, le nevrosi e l’irrisolto (e irrisolvibile) bipolarismo sono affrontati con cura dei dettagli e interesse smaliziato. Il mondo esterno, la realtà che episodio dopo episodio ci viene presentata non è altro che un mondo costruito sul relativismo conoscitivo di Elliot Alderson. Una visione modellata su di lui e fortemente alternata dalla sua percezione. Non sappiamo mai quando ci troviamo realmente di fronte all’oggettività dei fatti (ammessa che esista) e quando invece al personalissimo micro-cosmo tratteggiato dalla mente del ragazzo.

In questo episodio più che mai assistiamo a una svolta fondamentale nella definizione del rapporto bipolare che investe il protagonista. Per la prima volta nell’intero Show Elliot e Mr. Robot si trovano a parlare all’unisono. “È meglio che lei sappia che non otterrà niente da tutto questo”. La straordinaria mimica facciale di Rami Malek riesce a rendere nel miglior modo possibile il preciso istante dell’incontro delle due personalità. C’è un po’ di Elliot e un po’ del suo alter-ego in quelle parole pronunciate in sovrapposizione di voce.Mr. Robot

È una vera e propria possessione quella a cui ci troviamo di fronte. Elliot è “indemoniato”.

La sua natura autodistruttiva è tutta qui, in questo accavallarsi di parole. Ricordate il terzo episodio della prima stagione? “Demoni… Non smettono mai di lavorare, sono sempre attivi; ci seducono, ci manipolano, ci possiedono. […] tutti dobbiamo affrontarli da soli”. In quelle parole si riprendeva un concetto sviluppato da Dostoevskij nel famoso romanzo intitolato, appunto, “I demoni”. Per Gianlorenzo Pacini, commentatore dello scrittore russo, sono “uomini posseduti, tormentati, divorati da un’idea, cioè da una concezione onnicomprensiva, onniesplicativa e onnirisolutiva della realtà, uomini che si credono in possesso della ‘Verità’, ma ognuno dei quali si è costruito una sua ‘verità’ in una forma aberrante, distruttiva, catastrofica”.

È questo, in fondo, Mr. Robot: il demone di Elliot, quella parte di lui che risponde alla freudiana pulsione di morte. Rifiuta la “cura” perché teme di essere annientato. È la risposta di Elliot al suo senso di colpa. Rappresenta la sua parte più dura e intransigente, disposta a tutto pur di affermarsi.

Un Es, completamente estraneo all’Io, terreno di pulsioni represse e ricordi rimossi; privo di morale e rivolto al mero soddisfacimento egoistico dei piaceri e dei bisogni.

Gli apprezzamenti sessuali che Mr. Robot rivolge a Krista sono per l’appunto espressione e chiarificazione della sua essenza. L’ostilità nei confronti della psicologa è quella dell’Es nei confronti del Super-Io. Nei confronti, cioè, di quell’entità censoria e morale che vuole castrare i desideri più reconditi di autoaffermazione. Mr. Robot non può accettarla, sente di essere in pericolo di fronte a lei. “Io non cerco di distruggerla. Direi l’opposto, piuttosto”. Le parole di Krista non sono di circostanza. Mr. Robot non può effettivamente essere distrutto, né sarebbe produttivo farlo. L’Es è parte integrante di tutti noi. È uno sfiato alle nostre pulsioni inappagate, valvola di sfogo che contrasta l’insorgere di nevrosi. Non è nella sua eliminazione che passa la “guarigione”. La guarigione, in psicologia, non esiste. Non si può guarire da quello che si è. Si può però giungere a un equilibrio.

Ed è appunto questo che manca a Elliot. Il suo Es prende improvvisamente il sopravvento annullando l’Io razionale. Si autoafferma a danno di Elliot stesso. Diventa entità a se stante, concretizzandosi nell’immagine paterna. Nel genitore si concentra quello stesso istinto autodistruttivo: non è un caso che Elliot ripensi all’episodio in cui il padre lo spinse dalla finestra. La coagulazione fisica di Mr. Robot, la sua caratterizzazione nelle fattezze paterne nasce da quell’evento. Al padre il protagonista associa inconsciamente la pulsione di morte e in lui riassume il fulcro del senso di colpa che lo domina (per non aver mantenuto il segreto). Inevitabile allora che l’Es assuma la sua fisionomia.

Es-Mr. Robot è anche irrefrenabile rabbia.

Qui si concentrano tutta la frustrazione e gli istinti aggressivi che Elliot non è in grado di esprimere. Quelle emozioni che normalmente trovano sfogo, Elliot le contiene e le rifiuta. La sua apatia è solo parziale. Fa parte del suo Io. Ma dentro di sé quei sentimenti irrisolti si accumulano e hanno bisogno di manifestarsi. Mr. Robot rappresenta appunto questo improvviso, virulento erompere dell’emotività del protagonista.

La trinitaria presenza di Es (Mr. Robot), Io (Elliot) e Super-Io (Krista) trova uno sfondo perfetto nella straordinaria resa scenografica che accompagna il dialogo. La fotografia diventa espressione esteriore dell’interiorità del protagonista. I libri si avvolgono di un mortifero color rosso porpora a simboleggiare la trasformazione, l’emergere del “demone”, la rabbia che finalmente si rivela. La comparsa epifanica dell’alter-ego di Elliot avviene con una sovrapposizione perfetta di primi piani inframezzata dal volto di Krista. Il quadro è completo.Mr. Robot

Dicevamo che il demone dostoevskijano è sostanzialmente un uomo “divorato da un’idea”, mosso da una visione totalizzante della realtà. Desideroso di imporre il proprio modo di vedere le cose agli altri. Al mondo.

È quello che ha fatto Mr. Robot riuscendo per un certo periodo a coinvolgere anche l’Io cosciente / Elliot. Ora però il mondo è in ginocchio. E la moneta unica, la E-coin, lancia preoccupanti presagi di una deriva totalitaria, di un orwelliano mondo “eurasiatico” / “oceaniano” in contrasto con la Cina “estasiana”. Di fronte a tutto ciò l’Elliot-razionale non può che rivedere le proprie posizioni e desiderare un “undone”, un “annullamento” di ciò che ha fatto.

“La Evil-Corp è, beh, malvagia. Io la pensavo così ma quello che non capivo era che forse sono un male necessario che deve essere costantemente controllato”. Un’idea di male, questa, che gli autori di Mr. Robot hanno mutuato dal Faust di Goethe, o in maniera ancor più diretta dalla visione che emerge nel romanzo Il Maestro e Margherita di Bulgakov: “Sono una parte di quella forza che desidera eternamente il male e opera eternamente il bene”.

La E-Corp sostanzialmente rappresenta nel mondo quello che Mr. Robot è in Elliot: una valvola di sfogo e di “gestione” delle pulsioni più “malvagie” della società. Un “male necessario” che tiene in piedi il mondo. Che ne permette il funzionamento.

Inevitabile allora lo scontro con il suo “demone”. Già nella scena che segue il primo emergere di Mr. Robot causato dalla presenza di Darlene (il suo “elemento scatenante” come lo definisce Elliot stesso) la disturbante musica di sottofondo introduce una variazione nel normale corso della giornata lavorativa del ragazzo. Non siamo più di fronte a Elliot ma a Mr. Robot che si è introdotto nella Evil-Corp. Come una Penelope inconsapevole Elliot tesse di giorno e disfa di notte.

Un breve spazio in questa recensione va anche riservato alle costanti citazioni che dopo aver dominato il primo episodio trovano espressione anche in questo secondo appuntamento. Preponderante l’auto-citazionismo: come accadeva nella prima stagione (l’“Hey, amico” del pilot ad esempio) Elliot torna a rivolgersi allo spettatore, suo “amico immaginario”.

“Che è successo? Eri lì? Sei venuto con me o sei rimasto con lui? Che cosa hai visto? Che cosa voleva dire Mr. Robot con siamo compromessi? Eri lì, hai sentito tutto insieme a lei, vero? Di che cosa parlava Mr. Robot?”.Mr. Robot

Al pilot si richiama pure la scena di Elliot colpito da un attacco di solitudine. I frame sono quasi del tutto identici a quelli del primo episodio col protagonista rannicchiato vicino alla cassettiera della sua camera. Infine, un curioso easter egg: il QR Code che vediamo nel badge di Elliot rimanda al profilo lavorativo dello stesso Elliot sul sito internet della E-Corp. Su tale pagina è presente anche un indirizzo: [email protected]. Provando a mandare una mail apparentemente non sembra registrarsi alcun errore di invio. Chissà se Elliot risponderà.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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