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Elliot Alderson: la paranoia è un uragano incontrollabile

Avviso spoiler: l’articolo contiene informazioni fino alla quarta stagione di Mr Robot.

Perseguitato da se stesso, nella convinzione che ogni passo fatto in ogni direzione possa riportarlo lì dove tutto e tutti sono contrari. Perché l’ostilità precede l’azione e quello che Elliot sta facendo porta inevitabilmente a delle ripercussioni.

Elliot è in qualche modo ciò che permette a Mr Robot di esistere e di manifestarsi in un mondo che non è suo e tutto questo non può avvenire senza esserne completamente travolti.

I primi a non capire quale sia la direzione della rivoluzione siamo noi, vittime e testimoni di quello che accade, incapaci di distinguere la realtà da ogni altra forma visiva di delirio. Ma nessuno è mai riuscito a dare una spiegazione logica a tutto questo, servono dettagli e ogni pezzo in più scopre un nuovo gioco, diverso dal precedente, completamente destabilizzante ed è così che torna a esserci caos.

Il caos tipico dell’impazienza, del perdere lucidità a favore del nulla di razionale, dell’intreccio di una storia profonda, intensa ma comunque mai totalmente vera. Elliot Alderson scopre la sua mente così come noi scopriamo ciò che lo rende vulnerabile. Istante dopo istante i pezzi del puzzle diventano schizzi di un quadro sempre più grande, sempre più astratto.

Non c’è immagine migliore che possa descrivere il mondo interno del protagonista di Mr Robot di quella che offre l’illusorietà e la complessità di un quadro quasi sconosciuto che però diventa personale, cambiando storia in relazione a chi lo osserva. Il riflesso nella storia di Elliot permette al nostro sguardo di perdersi nelle paranoie di una coscienza a noi lontana ma costante e perpetua nella circolarità del tempo.

Non è stato semplice ritrovarsi immersi in un mondo che non ci appartiene, con la costante incertezza se sia vero o no ciò a cui stiamo assistendo. Ci sono stati mostrati un tempo e una dimensione diversi, con multiple personalità che non si celavano solo nell’interiorità del soggetto, ma che vivono realmente nella contemporaneità dei fatti. Durante il prosieguo delle stagioni ogni elemento è diventato parte integrante della concretezza della trama.

Mr. Robot

Anche Mr Robot è ufficialmente entrato nella fisicità della scena, guardato dagli altri personaggi, tenuto in vita anche da conversazioni con chi conosce la sua storia e quella dello stesso Elliot. Si pone adesso come ostacolo fisico e non più come barriera mentale.

Naturalmente aveva già la sua ombra, come tutti gli altri, la figura nera di riflesso della luce lo segue dall’inizio, ora è però parte della concretezza di chi si interfaccia con Elliot. La trasformazione che nella fine della terza stagione abbiamo visto essere violenta e debilitante, ora è divenuta separazione di intenti e di corpi. Non siamo più focalizzati su Elliot che combatte un’altra sua natura. Dopo aver capito cosa ha creato Mr Robot la scenografia ci è venuta incontro e ci ha mostrato due entità non più in conflitto, ma in quasi perfetta sintonia. Capaci di parlarsi, guardarsi e prendere decisioni insieme, nonché di aiutarsi a vicenda per raggiungere l’obiettivo più importante.

Da qui deriva di conseguenza anche l’accettazione di Mr Robot da parte di Elliot che fino a un certo momento è prosciugato dalla solitudine, prima che fisica mentale, ora non lo è più. Ritrova una parte della storia che prima cercava intenzionalmente di ignorare e che, durante quest’ultima stagione, impara ad accettare e persino a condividere.

Mr. Robot

Mr Robot è parte della paranoia di Elliot, è decisamente la parte visibile, l’immagine nello specchio di una mente ormai frammentata e distrutta dal passato. Inizia così a essere visto come ciò a cui aspirare, poi, come nemico da combattere e, infine, come elemento che permette l’unitarietà di Elliot come corpo e mente. Non basta però questo a ridare equilibrio al caos, servirebbe tornare indietro con la consapevolezza che si ha ora per rimettere ogni pezzo al suo posto e cambiare le carte in tavola, ma non c’è ancora tempo a sufficienza.

Non è ancora finita, mancano soluzioni da trovare e potenti da abbattere. Nulla è ancora del tutto finito. Ed è per questo che Elliot non segue Darlene, a distanza di anni ci si potrebbe ritrovare nella stessa situazione, di fronte alle stesse paure con meno armi e meno coraggio di adesso. Bisogna affondare ora e distruggere adesso, quando è debole, l’impero del nemico.

La paranoia di Elliot nasce e si alimenta perché appunto tutte le battaglie sembrano essere combattute in una dimensione irreale, tra strategie e realtà virtuale. È difficile che si arrivi allo scontro fisico tra protagonisti, eccetto, come è ovvio, quello tra Elliot e Mr. Robot. Allora come si fa a realizzare la propria paura se non le si dà un volto e non la si può sconfiggere guardandola in faccia?

Come si può realizzare la morte di qualcuno se non di ha la certezza che quel qualcuno sia effettivamente morto?

Qui, l’incertezza diventa motore di sfogo della paranoia di definizione incontrollabile che fa da scheletro alla trama e contemporaneamente fa da tratto di personalità del protagonista e di tutto ciò che è intorno.

Le quattro stagioni di Mr Robot e le attuali conclusioni possono essere analizzate e descritte come una sorta di terapia a cui abbiamo partecipato tutti. Tempo e conflitti, ricadute e atroci sconfitte che bloccano e fanno ripartire tutto solo quando la rêverie, l’inabissarsi del protagonista, si conclude sbattendo violentemente contro la realtà.

Ed è la realtà a dover dare spiegazioni quando non ci sarà più occasione di vedere l’evoluzione dei personaggi. La terapia avrà la sua fine nel momento esatto in cui tutto troverà il suo ordine, che sia nel bene o nel male.

E nel bene o nel male avremo anche noi la nostra fine all’interno di questo gioco di specchi che da anni sembra quasi infinito. O forse è stato solo un modo per intrappolarci e non lasciarci andare via.

Leggi anche: Mr RobotLe recensioni della quarta stagione

Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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