in

Cosa si può dedurre dal modo di vestire di Elliot Alderson

Mr. Robot

Decenni di libri, fumetti e film ci hanno insegnato che i super eroi hanno un tratto distintivo e comune: un costume. Un abbigliamento unico e rappresentativo, con minime variazioni nel tempo. Elliott Alderson di Mr. Robot non fa eccezione. Certo, siamo consapevoli che in questo caso non si può parlare in modo classico di supereroe, ma indubbiamente il personaggio reso celebre da Rami Malek deve rientrare in qualche modo, anche involontario, nel novero degli eroi. Foss’anche dalla finestra degli “anti eroi”. Perché ne ha tutte le caratteristiche. Elliot risponde necessariamente a un malessere sociale e personale che, arrivato sul punto di sopraffarlo, lo porta alla reazione. E questa reazione è totale. Per farlo usa capacità e competenze fuori dal comune. E indossa un costume.

Mr. Robot

Questo è l’aspetto che oggi vogliamo analizzare. L’abbigliamento di Elliot assolve a una duplice funzione: da un lato quella necessaria per lo spettatore al fine di identificarlo in modo univoco. Creare, per dirlo alla Matrix, una proiezione mentale dell’Io (in quel caso era digitale) del protagonista. Dall’altro quella di “scudo” verso la società che lo circonda. Emblematico in questo secondo aspetto è l’uso della felpa con cappuccio.

Il nero è per eccellenza il colore dell’anonimato. Dell’uniformità. Elliot si nasconde letteralmente nella sulla sua felpa, sollevando il cappuccio, dalla realtà che lo circonda. E il suo cappuccio assurge a scudo per difendersi dal mondo. Per scomparire. Così come il tentativo di vivere una vita ripetitiva, fatta di abitudini reiterate.

La ripetizione fornisce a Elliot quella stabilità quotidiana ammantata di routine. Estrema necessità per cercare di reprimere ciò che avviene dentro sé.

Elliot non si scosta mai dallo stesso look. E quando per necessità ha dovuto indossare magliette dai toni più neutri, in alcune scene in ufficio, la felpa con cappuccio nera non è mai troppo lontana. Esattamente come i costumi dei classici supereroi. A portata di mano per ogni evenienza, ogni necessità.

Una delle scene di Mr. Robot più esplicative in questo senso la possiamo vedere quando Elliot, dopo aver letteralmente pregato Angela di assumerlo alla E-Corp, riceve la notizia dell’assunzione come analista. In quel momento lo vediamo con il suo “fidato destriero“, la sua felpa nera, ben calata sopra la testa come una coperta di sicurezza. Come uno scudo o una corazza pronta ad affrontare con lui questa malvagia Società.

Non così diverso dallo scudo di Steve Rogers o dalla corazza di Tony Stark. Poteri esclusi, ovviamente. Ma è il concetto di fondo che resta invariato. Impermutabile come ogni cliché deve essere.

Un abbigliamento quindi che deve essere un punto fermo. Probabilmente l’unico centro di gravità attorno al quale ruota l’ultimo barlume di lucidità di Elliot. D’altra parte sarebbe davvero verosimile vederlo andare a fare shopping di camicie hawaiane come il suo interprete, Rami Malek, ama fare? Direi proprio di no. Abbigliamento minimale, comodo, ma a suo modo iconico. Ormai divenuto un riferimento chiaro anche da un punto di vista dell’immaginario collettivo.

Questo è il grande segreto che fa di Mr. Robot una serie eccellente. Rendere accattivante e desiderabile un aspetto che altrimenti, in una serie di questo genere, avrebbe rischiato di passare sotto traccia. Essere stati in grado di rendere il bozzolo interessante, e bello, quasi quanto la crisalide che nasconde.

Ovviamente la felpa è solo l’elemento più evidente, ma non certo l’unico a comporre il “costume” di Elliot in Mr. Robot.

Ci sono infatti anche i jeans larghi, le scarpe nere e le magliette monocromatiche. Anche lo zaino non è da sottovalutare. Funzionalità, comodità e semplicità per scomparire nella folla.

Diventare invisibile agli occhi di tutti. Passare inosservato. Scudo e arma di Elliot. Difendere la sua fragilità e metafora della sua capacità di arrivare non visto nel più profondo meandro dei segreti degli altri.

Eppure Mr. Robot non è il primo immaginario ad aver sdoganato questo abbigliamento: su tutti basti ricordare Luke Cage. Ma anche, seppure in modo e stile completamente diversi Richard Hendrix di Silicon Valley.

Eppure vi è un altro Elliott, questa volta con una “T” in più, che prima del nostro Alderson ha reso eterna e immortale la felpa con cappuccio. Stiamo parlando ovviamente del capolavoro di Steven Spielberg “E.T.“. Dove il piccolo Elliott e la sua felpa rossa con cappuccio sono divenuti un vero e proprio riferimento iconografico per generazioni.

Improbabile che la “holy hoodie“, la felpa sacra, di Mr. Robot possa arrivare a tanto. Per quanto non manchi già un ampia aneddotica su questa capo di vestiario. Come il fatto che faccia parte del guardaroba personale di Malek. O il fatto che lo stesso attore non voglia se ne usino altre se non per le scene dove rischi di rovinarla. La costumista Catherine Marie Thomas racconta che è considerata “like the crown jewel“, come i gioielli della corona. Con grande difficoltà per non distruggerla nei rari lavaggi a cui viene sottoposta.

Ma i tempi sono cambiati e l’offerta seriale è immensamente più vasta e variegata di quella cinematografica dei primi anni ’80. Tanto quindi dipenderà dalle fortune sul finale della serie.

Ma resta il fatto che in questi ultimi anni l’attenzione su Elliot Alderson, la sua storia e il suo stile è stata davvero enorme. Questo sia per il merito della grande qualità generali della serie durante le prime stagioni, che per l’indiscussa bravura attorale e interpretativa dello stesso Malek.

E nessuno di noi, ormai, può vedere un indumento del genere, magari appeso a un manichino di un negozio, senza che la mente corra subito alle note fattezza di Rami Malek e al suo tormentato e affascinante Elliot Alderson.

Leggi anche – Tutti i riferimenti cinematografici di Mr. Robot

Written by Enrico Maccani

Scrivere di ciò che si ama.. con chi condivide la stessa passione, questa è una strada per la felicità.
"Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C'è in giro, ad esempio, un'opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks?"

Friends - Sophie Turner - Matthew Perry

Sophie Turner ci ha provato con Matthew Perry: «È stato semplicemente imbarazzante»

chernobyl

Chernobyl 1×01 – La ricerca della verità passa attraverso il dolore