in

7 curiosità su Blake Lively, la divina Serena van der Woodsen di Gossip Girl

gossip girl

Nel 2005, Blake Lively saliva alla ribalta grazie al ruolo di Bridget Vreeland nel film 4 amiche e un paio di jeans. Soltanto due anni dopo, l’attrice avrebbe iniziato a recitare come protagonista della serie tv Gossip Girl (a proposito, avete già visto chi reciterà nel reboot? Lo scoprite qui!). Forse, a quei tempi, né Blake né i suoi fan immaginavano quanta strada avrebbe fatto: Blake Ellender Brown, questo il vero nome dell’attrice, sarebbe entrata nei cuori degli spettatori grazie ai molti ruoli ricoperti su piccolo e grande schermo e sarebbe diventata un’icona di stile.

Ma non è solo questo che rende Blake così straordinaria. Descrivere totalmente una persona in un articolo sarebbe impossibile, ma abbiamo scovato 7 curiosità che vi permetteranno di conoscere meglio Blake e apprezzarla ancora di più.

1) L’attrice di Gossip Girl proviene da una famiglia multietnica e di attori

gossip girl

Blake ha origini inglesi, scozzesi e tedesche. Nata nell’area metropolitana di Los Angeles, in California, Blake si è presto trovata circondata da persone amanti della recitazione. I suoi genitori, Ernie e Elaine, sono entrambi attori, così come lo sono i suoi fratelli Lori, Jason, Eric e Robyn. Ma non solo: suo cognato Bart Johnson è a sua volta un attore (lo ricorderete sicuramente nel ruolo del Coach Bolton nei film di High School Musical) ed è inutile ricordare che lo è anche suo marito Ryan Reynolds. Blake e Ryan si sono proprio conosciuti sul set di un film, Lanterna Verde, nel 2010. Si sono fidanzati l’anno successivo e si sono sposati nel 2012. Dai figli della coppia bisognerà aspettarsi un destino simile?

Written by Alice D'Arrigo

Mi piace far giocare le parole tra di loro finché non formano storie. Quando non scrivo libri, mi diverto a tuffarmi negli strabilianti mondi delle serie tv, lasciandomi conquistare da dialoghi e colonne sonore.

I 10 personaggi delle Serie Tv preferiti dalla redazione di Hall of Series

elite

Élite, la recensione della terza stagione