4) John Wick: il ritorno dell’action nella sua forma più pura

Per molto tempo, è sembrato che il genere avesse perso la capacità di innovarsi davvero. Tra remake, sequel e blockbuster sempre più dipendenti dagli effetti digitali, molti action hollywoodiani avevano iniziato a somigliarsi, sacrificando la chiarezza della messa in scena in favore di un montaggio frenetico e di una spettacolarità artificiale. È proprio in questo contesto che, nel 2014, è arrivato John Wick (la recensione dello spin-off The Continental). Si tratta di un film che, partendo da una storia all’apparenza semplicissima, ha finito per rivoluzionare ancora una volta il linguaggio dell’action contemporaneo. Pochi avrebbero scommesso sul suo successo. Diretto da Chad Stahelski, ex stuntman e stunt coordinator, e interpretato da un Keanu Reeves che molti consideravano ormai lontano dai fasti di The Matrix, il film sembrava destinato a essere un revenge movie come tanti altri.
La forza di John Wick, invece, risiede proprio nella consapevolezza che la semplicità della storia permette di concentrare ogni energia sulla costruzione del linguaggio cinematografico. Chad Stahelski non cerca di sorprendere attraverso continui colpi di scena, ma decide di riportare al centro ciò che il cinema d’azione sembrava aver progressivamente dimenticato: la qualità della regia, la precisione della coreografia e il valore del lavoro fisico degli attori. È questa la prima grande rivoluzione del film. Nei primi anni Duemila il genere action era stato fortemente influenzato dalla cosiddetta “shaky cam”, la macchina da presa instabile resa celebre dalla saga di Jason Bourne. A questa si era aggiunto un montaggio sempre più rapido, spesso composto da decine di stacchi in pochi secondi. Questa scelta non è casuale. Chad Stahelski proviene dal mondo degli stunt e conosce perfettamente il valore del lavoro fisico.
Il duro addestramento di Keanu Reeves
Per diversi mesi l’attore studiò judo, jiu-jitsu brasiliano, tecniche di combattimento ravvicinato e utilizzo tattico delle armi da fuoco. Imparando a eseguire personalmente gran parte delle coreografie presenti nel film. Il risultato è evidente sullo schermo e non si ha mai la sensazione che l’attore venga sostituito da controfigure o che la regia cerchi di mascherarne i limiti. Da questa preparazione nasce uno degli elementi più iconici dell’intera saga: il cosiddetto gun-fu, una tecnica che fonde arti marziali, lotta corpo a corpo e utilizzo delle armi da fuoco in un unico linguaggio coreografico. Non è un caso che molti critici abbiano individuato proprio in Hard Boiled una delle principali fonti d’ispirazione di Stahelski. Inoltre, notevole è la costruzione del suo universo narrativo. L’Hotel Continental, le monete d’oro, la Tavola Suprema e il rigido codice d’onore tra assassini trasformano un semplice revenge movie in un world-building costruito con grande intelligenza.
Un altro aspetto che rende John Wick uno dei migliori film d’azione degli ultimi anni è il perfetto equilibrio tra spettacolarità ed eleganza estetica. La fotografia utilizza luci al neon, riflessi, ombre e colori saturi per creare un’atmosfera quasi noir, lontanissima dall’estetica grigia che aveva dominato gran parte dell’action dei primi anni Duemila. Anche la colonna sonora accompagna perfettamente il ritmo del film, senza mai sovrastarlo. Musica, fotografia, scenografia e coreografie lavorano insieme per costruire un’esperienza cinematografica estremamente riconoscibile. Pertanto, l’eredità lasciata da John Wick è ormai evidente. Ha dimostrato che era ancora possibile innovare un genere apparentemente saturo semplicemente tornando a mettere il cinema, e non la tecnologia, al centro dello spettacolo.





