Allora, imbarcarci in un’operazione come questa non è così semplice. Perché, nonostante alcuni sterili pregiudizi, la serialità italiana vanta alcuni capolavori che non possono essere messi in un angolo e dimenticati. Vanno ricordati e ringraziati. Considerati come i pezzi di un puzzle sontuoso che, pezzo dopo pezzo, ha dato vita ad alcune delle migliori Serie Tv italiane di tutti i tempi. In questi casi, quando si tratta di una classifica, bisogna essere pragmatici. Così, 20 posti implicano un sacrificio. Buttare già dalla torre Serie Tv di certo osannate, come Mare Fuori, che però a un certo punto hanno smarrito la strada giusta.
Ma non solo. In mezzo a questa lista delle migliori Serie tv italiane, mancheranno all’appello anche produzioni come The Good Mothers che hanno dovuto lasciare il posto a Serie Tv dal valore storico imprescindibile, come nel caso de Il Commisario Montalbano, che da sempre è uno dei volti principali delle nostra Tv. Insomma, queste sono le premesse. Fatte queste, il viaggio può cominciare!
Da Il Miracolo a Boris: ecco La Classifica delle 20 Migliori Serie Tv italiane di tutti i tempi
20) L’arte della gioia apre la classifica delle migliori Serie Tv italiane

C’è un secolo intero racchiuso nella vita di Modesta, la protagonista de L’arte della gioia. Tratta dal romanzo postumo di Goliarda Sapienza, la Serie Tv Sky segue Modesta dalla nascita – nella Sicilia povera di inizio Novecento – fino all’età adulta, in un percorso che la porta prima in convento, sotto la protezione di una Madre Superiora che ne intuisce l’intelligenza, e poi nella villa della principessa Brandiforti, dove la sua ascesa diventa inarrestabile. Quello che colpisce fin dai primi episodi è la libertà con cui il racconto affronta il corpo e il desiderio femminile, senza pudore ma anche senza mai scadere nella provocazione fine a se stessa: Modesta rivendica il proprio diritto al piacere, alla conoscenza, al potere, in un’epoca e in un contesto sociale che a una donna come lei avrebbero riservato solo sottomissione.
Modesta non è né vittima né eroina nel senso classico. È una donna che si costruisce da sola, giorno dopo giorno, spesso a costo di scelte spietate. Attorno a lei si muove un cast che include Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, capaci di dare spessore a un affresco corale che attraversa decenni di storia italiana senza mai perdere di vista il cuore pulsante della vicenda. Un racconto difficile ma necessario, che ha raccontato una storia che si avrà sempre bisogno di ascoltare.
19) 1992\1993\1994

Raccontare trent’anni di storia italiana attraverso gli occhi di personaggi inventati che si muovono accanto a figure realmente esistite è un’operazione rischiosa, ma la trilogia 1992, 1993, 1994 riesce a portarla a termine con una lucidità che ancora oggi sorprende. La Serie Tv Sky prende avvio dagli anni di Tangentopoli e dell’inchiesta di Mani Pulite, per poi accompagnare lo spettatore fino alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e alla nascita della Seconda Repubblica. Al centro si muovono figure come Leonardo Notte, pubblicitario cinico e ambizioso, Veronica Castello, giovane donna che da comparsa del sistema diventa lentamente protagonista della propria vita politica, e Pietro Bosco, esponente della Lega Nord che scala posizioni nel partito con la stessa freddezza con cui altri scalano un’azienda.
Quello che rende questa trilogia un gioiello raro nel panorama italiano è la scelta di mescolare cronaca e finzione senza mai perdere di vista la verosimiglianza. Gli eventi storici restano sullo sfondo con precisione quasi documentaristica, mentre i personaggi inventati permettono di raccontare le conseguenze umane di quei fatti, il modo in cui hanno cambiato le vite di chi li ha vissuti da dentro o da fuori il potere. Ogni capitolo ha un tono leggermente diverso: 1992 si concentra sulla nascita dello scandalo e sul crollo del sistema dei partiti tradizionali, 1993 accompagna la transizione verso una nuova classe dirigente, mentre 1994 chiude il cerchio raccontando quella che molti critici hanno definito una vera e propria restaurazione, il momento in cui la televisione e la politica si fondono definitivamente in un’unica forma di linguaggio.
Le tre stagioni della Serie Tv restano un tentativo riuscito di spiegare l’Italia di oggi partendo da come siamo diventati chi siamo. Ed è proprio questa capacità di lettura del presente attraverso il passato recente a renderla una delle produzioni più importanti della nostra serialità.
18) Dostojevski

Ci sono serie che si limitano a raccontare un’indagine, e serie che invece scelgono di trascinare lo spettatore dentro l’abisso di chi quella indagine la conduce. Ed è proprio questa la strada scelta da Dostoevskij. Al centro della storia c’è Enzo, un poliziotto segnato da un passato oscuro e da una dipendenza che lo accompagna ogni giorno, incaricato di dare la caccia a un serial killer soprannominato Dostoevskij per via delle lettere disturbanti che lascia accanto ai corpi delle sue vittime, testi in cui espone la propria visione del mondo con una lucidità inquietante. Vitello vive isolato in una casa fatiscente sul fiume insieme alla figlia Ambra, giovane donna segnata da una tossicodipendenza che lui stesso, per anni, non ha saputo o voluto affrontare.
Man mano che l’indagine prosegue, Vitello comincia una sorta di corrispondenza segreta con l’assassino. Un dialogo che lo costringe a guardare in faccia l’oscurità che porta dentro di sé da sempre. Da cacciatore e preda. Da gatto a topo. I ruoli si invertono velocemente in quel di Dostoevskij, dando vita a una storia in cui niente è come sembra. I fratelli D’Innocenzo, già noti per un cinema capace di scavare nelle periferie morali e fisiche del paese, portano nella serialità la stessa estetica cruda e nuda che li ha resi due tra gli autori italiani più discussi degli ultimi anni.
Dostoevskij non offre risposte facili né consolazioni: costruisce un thriller psicologico che si prende il tempo di esplorare la genesi stessa della violenza, senza cedere mai alla spettacolarizzazione del crimine. E così facendo, regala una delle migliori Serie Tv italiane degli ultimi anni.
17) Suburra, una delle Migliori Serie Tv italiane. La prima italiana Netflix

Roma, 2008: politica corrotta, criminalità organizzata e Vaticano si contendono il controllo di terreni destinati a diventare la nuova Las Vegas d’Italia. E da questo intreccio di interessi nasce Suburra, la prima produzione originale italiana targata Netflix. Un prodotto capace di aprire una strada che molte altre serie italiane avrebbero poi seguito. Al centro della vicenda ci sono Aureliano Adami, giovane rampollo di una famiglia criminale del litorale romano, e Alberto detto Spadino, esponente della comunità sinti degli Anacleti, due ragazzi che nonostante appartengano a clan rivali finiscono per stringere un legame di amicizia e complicità che attraversa l’intera Serie Tv.
Suburra riesce a raccontare Roma come una città divisa su più livelli, dal potere istituzionale ai bassifondi della periferia, mostrando come questi mondi apparentemente distanti siano in realtà legati a doppio filo. Il legame tra Aureliano e Spadino, capace di superare le logiche tribali delle rispettive famiglie, è uno dei protagonisti assoluti della narrazione. Un’amicizia impossibile che diventa fratellanza vera, capace di sopravvivere a tradimenti, guerre e lutti. Tratta dal romanzo scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, la serie ha saputo espandersi in tre stagioni intense fino a un finale che ha definitivamente segnato il destino dei suoi protagonisti, confermando Suburra come uno prodotti italiani più solidi e forti degli ultimi anni.





