3)Tra i migliori film d’azione c’è l’artigianalità di Mad Max: Fury Road

Quando si compilano classifiche dedicate ai migliori film d’azione, il rischio è spesso quello di premiare esclusivamente le opere che hanno rivoluzionato il genere dal punto di vista tecnologico. Eppure esistono film che hanno cambiato il cinema scegliendo di andare nella direzione opposta, riscoprendo il valore dell’artigianalità, della fisicità e del lavoro concreto sul set. È esattamente ciò che ha fatto Mad Max: Fury Road, il capolavoro con cui George Miller è tornato nel suo universo post-apocalittico dopo oltre trent’anni dall’ultimo capitolo della saga. In un’epoca in cui i blockbuster affidavano sempre più spesso la spettacolarità agli effetti digitali e ai green screen, Miller scelse di costruire gran parte del suo mondo davanti alla macchina da presa. Il cinema d’azione poteva ancora stupire facendo affidamento sul talento degli stunt performer (un focus sugli stuntmen) e su una regia capace di trasformare il caos in perfetta armonia visiva.
Ogni inseguimento, ogni esplosione e quasi ogni ribaltamento dei veicoli trasmettono una sensazione di peso e concretezza che il pubblico percepisce istintivamente. Lo spettatore avverte che quelle automobili stanno realmente attraversando il deserto della Namibia. Che gli stunt vengono eseguiti da professionisti sospesi a metri d’altezza. E che il pericolo mostrato sullo schermo possiede una componente autentica. La lavorazione del film è diventata essa stessa parte della sua leggenda. Furono costruiti centinaia di mezzi funzionanti, modificati uno per uno per adattarsi all’immaginario post-apocalittico di Miller. L’imponente War Rig di Furiosa, le mostruose auto di Immortan Joe, la celebre Doof Wagon con il chitarrista che suona durante la battaglia: nulla è casuale, ogni elemento contribuisce a costruire un mondo coerente e immediatamente riconoscibile.
Il linguaggio cinematografico di Fury Road
Qui ogni inquadratura è studiata affinché l’occhio dello spettatore venga guidato automaticamente verso il centro dell’immagine. Il risultato è un’azione incredibilmente frenetica ma sempre perfettamente leggibile. Dietro questa apparente semplicità si nasconde un lavoro di progettazione enorme. George Miller e il montatore Margaret Sixel costruiscono un ritmo che riesce a mantenere altissima la tensione senza sacrificare mai la comprensione dello spazio. Un altro elemento che rende il film uno dei migliori film d’azione degli ultimi decenni è la sua struttura narrativa, sorprendentemente essenziale. Se osservata superficialmente, la trama può sembrare quasi minimale. George Miller, infatti, elimina quasi completamente le spiegazioni verbali e affida la costruzione del mondo ai dettagli visivi, ai costumi, agli oggetti, ai veicoli e ai comportamenti dei personaggi. È una scelta che richiama il cinema delle origini, quando erano le immagini a raccontare la storia prima ancora dei dialoghi.
Anche i personaggi contribuiscono a rendere Fury Road qualcosa di molto diverso. Max Rockatansky, interpretato da Tom Hardy, è volutamente silenzioso e quasi marginale nella prima parte del racconto. Il vero cuore emotivo del film diventa infatti Imperator Furiosa, una protagonista femminile complessa, tormentata e determinata, interpretata magistralmente da Charlize Theron. La sua ricerca di redenzione, unita al desiderio di liberare le Mogli di Immortan Joe, conferisce all’azione una dimensione emotiva che va ben oltre la semplice spettacolarità. Dal punto di vista tecnico, poi, persino la musica, composta da Junkie XL, accompagna gli inseguimenti senza mai sovrastarli. Mentre la fotografia di John Seale utilizza colori saturi per trasformare il deserto in un paesaggio quasi mitologico. In conclusione, dunque, possiamo affermare che Mad Max: Fury Road spicca per la sua capacità di guardare al futuro recuperando, paradossalmente, i principi fondamentali del cinema del passato.





