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5 Film che hanno cambiato per sempre il cinema d’azione

john wick

Il cinema d’azione è probabilmente il genere che più di ogni altro racconta l’evoluzione tecnica e spettacolare della settima arte. Ogni epoca ha avuto il proprio modo di rappresentare il movimento, la violenza, l’eroismo e il rapporto tra uomo e tecnologia. Dagli inseguimenti delle origini ai kolossal contemporanei, passando per il western, il poliziesco urbano e il cinema di arti marziali, i migliori film d’azione hanno continuamente assorbito influenze provenienti da altri generi, trasformandosi fino a diventare uno dei principali motori dell’industria cinematografica mondiale.

Spesso, però, si tende a considerare il film d’azione come semplice intrattenimento. È un pregiudizio che accompagna il genere praticamente dalla sua nascita e che ha finito per oscurarne il valore artistico. Eppure basta osservare con attenzione la sua storia per accorgersi che molte delle innovazioni tecniche oggi date per scontate sono nate proprio all’interno di produzioni action. Dalle nuove tecniche di ripresa agli effetti digitali, dalla coreografia degli stunt al montaggio contemporaneo, il cinema d’azione è stato più volte un laboratorio creativo prima ancora che un gigantesco spettacolo commerciale.

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Non tutti i migliori film d’azione lasciano il segno

Esistono film che dominano il botteghino per qualche settimana e vengono rapidamente dimenticati. Mentre, altri continuano a essere citati, studiati e imitati anche decenni dopo la loro uscita. La differenza è sottile ma decisiva: i secondi non si limitano a raccontare una storia efficace, ma modificano il linguaggio stesso del cinema. Introducono nuove idee, ridefiniscono il rapporto tra macchina da presa e corpo degli attori, cambiano il modo di concepire l’azione e costringono l’intera industria a rincorrerli. È proprio questo il filo rosso che lega i cinque film di questa classifica. Appartengono a epoche differenti, sono stati realizzati con tecnologie completamente diverse e raccontano mondi lontanissimi tra loro.

Eppure condividono una caratteristica fondamentale: dopo la loro uscita, il cinema d’azione non è stato più lo stesso. Hanno influenzato registi, stunt coordinator, direttori della fotografia e perfino gli sviluppatori di videogiochi, dimostrando come l’action possa essere molto più di una semplice successione di esplosioni e combattimenti. Alcuni hanno cambiato il modo di costruire un protagonista. Altri hanno rivoluzionato il montaggio, gli effetti speciali o la grammatica delle sparatorie. Tutti, però, hanno ridefinito gli standard con cui ancora oggi giudichiamo un grande film d’azione.

1) Die Hard: il film che ha reinventato l’eroe action moderno

Una scena di  Die Hard: uno dei migliori film d'azione

Quando Die Hard – Trappola di cristallo (Disney +) arrivò nelle sale nel 1988, il cinema d’azione attraversava una fase ben precisa della propria evoluzione. Gli anni Ottanta erano stati il regno incontrastato degli eroi larger than life. Personaggi come John Rambo, John Matrix di Commando o il Dutch di Predator avevano definito un immaginario dominato da uomini praticamente invincibili, capaci di affrontare eserciti interi facendo affidamento quasi esclusivamente sulla forza fisica. Erano figure iconiche, perfettamente in linea con il clima culturale dell’epoca, ma proprio per questo il rischio di una progressiva standardizzazione del genere era diventato evidente. L’action sembrava aver trovato una formula di enorme successo, ma anche sempre più prevedibile. Fu in questo contesto che John McTiernan decise di ribaltare completamente le regole del gioco. La sua intuizione fu tanto semplice quanto geniale: per aumentare la tensione non serviva rendere il protagonista ancora più potente, bensì più vulnerabile.

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Nacque così John McClane, interpretato da Bruce Willis, un personaggio lontanissimo dagli stereotipi dominanti. Non è un ex militare dotato di capacità straordinarie né una macchina da guerra senza emozioni. È un detective di New York che arriva a Los Angeles per tentare di ricucire il rapporto con la moglie. Un uomo alle prese con problemi familiari prima ancora che con una banda di terroristi. La sua umanità è il primo vero elemento rivoluzionario del film. Nel corso della storia McClane viene ferito, sanguina, si stanca, soffre e soprattutto ha paura. Celebre è la sequenza in cui attraversa il pavimento ricoperto di vetri, una scena che ancora oggi rappresenta perfettamente la filosofia del film. Il protagonista non è mai davvero in controllo della situazione: improvvisa, sbaglia, si rialza e continua a combattere perché non ha altra scelta.

La rivoluzione non riguarda solo il protagonista

Anche la struttura narrativa della pellicola rappresenta un punto di svolta per il cinema action. L’intera vicenda si svolge quasi esclusivamente all’interno del Nakatomi Plaza, un grattacielo che diventa molto più di una semplice ambientazione. McTiernan trasforma l’edificio in un gigantesco campo di battaglia tridimensionale, sfruttandone corridoi, condotti d’aerazione, ascensori, scale antincendio, uffici e tetto come elementi narrativi. Ogni piano del palazzo possiede una funzione precisa e contribuisce ad aumentare la tensione, creando una geografia dello spazio sorprendentemente chiara. Lo spettatore sa sempre dove si trovano McClane, gli ostaggi e i terroristi, un aspetto fondamentale per mantenere alta la suspense senza generare confusione. Non è un caso che per molto tempo Hollywood abbia prodotto una quantità impressionante di film descritti con la formula “Die Hard in…”: Die Hard su un aereo, su una nave, su un treno, in uno stadio, persino in una scuola.

Un altro elemento che contribuì al successo del film fu la costruzione del suo antagonista. Hans Gruber, interpretato magistralmente da Alan Rickman, rappresenta una delle figure più iconiche mai apparse in un action movie. A differenza dei cattivi monolitici tipici del decennio precedente, Gruber è sofisticato, ironico e incredibilmente intelligente. Pianifica ogni dettaglio con precisione quasi maniacale e affronta McClane come un avversario da rispettare, non semplicemente da eliminare. Anche il ritmo del film rappresenta una lezione di regia ancora oggi studiata. McTiernan alterna sapientemente momenti di grande spettacolarità a sequenze più intime e pause che non rallentano la narrazione, ma approfondiscono il lato umano di McClane. Dunque, a quasi quarant’anni dalla sua uscita, il film continua a essere il punto di riferimento con cui vengono inevitabilmente confrontati tutti gli action ambientati in spazi chiusi. Più che reinventare il genere, Die Hard ne ha riscritto il DNA.

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