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#VenerdìVintage – Ti sblocco un ricordo: Holly e Benji

I cassetti della memoria si riempiono man mano che gli anni passano. Ci sono cose belle, cose brutte o cose che semplicemente sono lì perché è giusto che ci siano. Aprire i cassetti della memoria e trovarvi i ricordi della nostra infanzia è ritrovare un mondo che credevamo perduto per sempre. Tutto ciò che è necessario fare è chiudere gli occhi e guardarci dentro. Questo è anche lo scopo della nostra rubrica: Ti sblocco un ricordo. Vogliamo portarvi indietro nel tempo, vogliamo entrare nella vostra mente e visitarla insieme a voi. Vogliamo aiutarvi ad aprire cassetti della memoria che non ricordavate di avere, nel grande armadio della vostra vita seriale (come abbiamo fatto con Lupin III e Sampei). Chiudete gli occhi quindi e iniziate a immaginare, non prima però di aver letto la parolina magica che sbloccherà il vostro ricordo, il titolo della serie tv di cui oggi vi vogliamo parlare. Prima di rivelarvelo però, continuate a immaginare la voce di una donna, precisamente quella di Cristina D’Avena, che canticchia un ritornello tanto leggendario quanto familiare: “Che campioni Holly e Benji, campionissimiiii!”. Sì avete capito bene, oggi vi sbloccheremo un ricordo riguardo a uno dei migliori anime sportivi della storia del piccolo schermo, quello di Holly e Benji.

Campi infiniti a tal punto che nell’attraversarli si intravede la curvatura terrestre, tiri così potenti da ovalizzare il pallone per la potenza e trascinare il portiere in porta, bucare la rete o addirittura i muri. Giocatori capaci di rimanere sospesi in aria, fare rovesciate spacca-collo come se niente fosse, o addirittura usare tecniche di coppia simultaneamente con acrobazie oltre il limite della fisica. Portieri che, lanciandosi e dandosi la spinta sul palo opposto, prendono cannonate che consumano loro i guanti. Questa potrebbe essere la summa di Captain Tsubasa, qui nel nostro stivale italianizzato in Holly e Benji. Quest’anime ha rappresentato per i bambini e i ragazzini degli anni ’80 e per tutte le generazioni successive una vera e propria ossessione. A differenza delle ambientazioni di molti altri anime infatti, in questo caso, per immedesimarsi in Holly, Benji o Mark, bastava un campetto, degli amici, un pallone e tanta immaginazione, che non mancava mai. L’anime è chiaramente uno sportivo sul calcio, o meglio sulla visione fantasiosa che hanno avuto i Giapponesi su questo sport tipicamente europeo. Uno dei migliori prodotti sportivi mai creati nella terra dei samurai.

Holly e Benji, amici/nemici in un prato verde

L’anime nasce dapprima come manga nel 1981 per una serie a fumetti ad opera del talentuoso nipponico Yoichi Takahashi, ben presto, dopo un discreto successo di pubblico, diviene una serie animata. la trama tratta della storia di due ragazzini, aspiranti calciatori, destinati a riscrivere la storia del football. Holly è una ragazzo che si è trasferito con la mamma in una città importante, ai piedi del grande monte Fujiama, qui frequenta le scuole che formano i campioni del pallone. Non vede quasi mai il padre, perché questi è un ufficiale della marina sempre sulla sua nave, e sua madre nutre un amore morboso verso il piccolo. Benji invece è nativo della città, ed è figlio di una famiglia ricca e potente. Holly è un formidabile attaccante, mentre Benji è un portiere imbattibile. I due si incontrano per la prima volta come avversari, infatti Holly promette al suo amico Arthur, di giocare insieme a lui nella squadra della scuola Niupi per battere il fortissimo San Francisco del portiere Benji. Holly e Benji si sfidano e dopo due epiche partite decidono di fondersi in un unica squadra: la Newteam. Questa affronterà le migliori squadre giovanili del Giappone fino ad arrivare in finale e trionfare contro la fortissima Mappet di Mark Lenders. Questo è solo l’inizio delle avventure del giovane gruppo di calciatori giapponesi, che insieme arriveranno a disputare la finale del mondiale under 16 contro la temibile Germania.

Passando alle caratteristiche tecniche del cartone animato, possiamo dire che la grafica, il character design e i colori, considerando il periodo di realizzazione, sono buoni, decisamente migliori di quelli di tanti altri anime anni ’90 e 2000. Il sonoro è piuttosto fantasioso, con effetti sonori strani, ma che rendono bene l’idea, mentre le musiche sono splendide e immersive. Punta di diamante è lo straordinario telecronista, vero e proprio narratore di tutta la serie tv. La caratterizzazione di tutti i protagonisti principali è molto curata ed eterogenea. Durante la serie si vanno a sviscerare spesso e volentieri le loro vite private, i problemi con la famiglia, i sacrifici fatti per giungere a certi traguardi, i problemi di salute, le ambizioni e le speranze, nonché il confronto con svariati modi di vivere la passione per il pallone. L’esempio più rappresentativo in questo caso è servito su un piatto d’argento dal raffronto tra Holly e Mark Lenders, il primo più tecnico, delicato e sportivo, il secondo molto più forte, irruento e pronto a tutto pur di vincere. Questo però è solo un esempio, nella serie troviamo tanti messaggi e molteplici focus su valori portanti della cultura giapponese.

holly e benji

Molto più di un anime sul calcio

In Holly e Benji infatti ritroviamo tutti i valori tipici della cultura giapponese. Amicizia, cameratismo, lotta reale, devozione, rispetto e lealtà. Le partite di calcio sembrano delle guerre. Il gioco di squadra e gli individualismi sono molto presenti. I personaggi cattivi e sleali, dopo aver giocato e conosciuto Holly, vengono convertiti. L’eroe che converte i malvagi è infatti tipico del genere shonen di cui l’anime fa parte. Holly e Benji ci presenta dunque situazioni in cui il gioco del calcio si trasforma in una vera e propria battaglia. Ed è forse questo l’elemento che ha permesso all’opera di elevarsi e rendersi così popolare di fronte al pubblico. Inoltre, le vicende di Capitan Tsubasa uniscono sapientemente il mondo sportivo e tutte le sue esagerazioni con gli archetipi più blasonati del battle shonen, inframmezzando il tutto con ragionati flashback, in cui le turbe giovanili dei protagonisti si amalgamano con le loro imprese sportive.

Altro tema molto ricorrente e intimamente legato agli altri è quello relativo al concetto di sacrificio. I semplici concetti di impegno e perseveranza non sono infatti sufficienti, e spesso i protagonisti sono disposti a mettere in gioco anche la propria salute o la propria vita pur di raggiungere il loro obiettivo e non abbandonare i propri compagni. Insomma, con Holly e Benji speriamo di avervi sbloccato un ricordo che da troppo tempo tenevate dentro a un cassetto impolverato della memoria. Non ci resta che ringraziare questo anime per averci fatto passare interi pomeriggi a cercare di ripetere i mirabolanti tiri e le parate acrobatiche dei protagonisti di questa pietra miliare dell’animazione per piccolo schermo. Grazie Holly, grazie Benji.

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