Ogni classifica è in se stessa discutibile, poichè si appoggia a una serie di elementi soggettivi. Ovviamente però, per quanto rimanga discutibile, una classifica delle Migliori Serie Tv costruita da un sito specializzato in cinema e serie tv ha un valore maggiore di una classifica ‘qualsiasi’, poichè tiene conto di una serie di elementi valutativi non accessibili a chiunque. Ora, la domanda è: se la classifica in questione fosse la risultante della media dei voti dati alle varie serie tv dai migliori siti specializzati in serie tv e cinema al mondo, la potremmo considerare la classifica definitiva? Anche stavolta la risposta è molto soggettiva, ma ciò che è oggettivo è che si tratta sicuramente di una classifica degna di nota e attenzione.
La classifica delle 50 Migliori Serie Tv al mondo che vi riporteremo qua sotto è data dalla somma dei voti ottenuti da un campione molto ampio di Serie Tv sui principali siti specializzati in cinema e serie tv al mondo: IMDb, Rotten Tomatoes, Metacritic, giusto per citarne alcuni. Non ci resta quindi che andare a vederla. E poi, ovviamente, a discuterla.
Da Breaking Bad a tanto altro: ecco La Classifica delle 50 Migliori Serie Tv di sempre (secondo i migliori siti specializzati)
50) Justified – 7.86

Un marshal federale del Kentucky, cresciuto tra minatori e criminali di provincia, torna nella propria terra natale portandosi dietro un cappello da cowboy e un modo di sparare che appartiene più al vecchio West che alla legge moderna. Raylan Givens si ritrova a fare i conti con vecchie conoscenze, famiglie di spacciatori radicate da generazioni e un ex amico d’infanzia diventato criminale, in un racconto che trasforma i monti degli Appalachi in un territorio quasi mitologico. Elmore Leonard, da cui la serie prende ispirazione diretta, ha lasciato in eredità dialoghi taglienti e personaggi capaci di restare memorabili anche con pochissimo tempo sullo schermo, complice una scrittura che privilegia sempre il carattere rispetto alla semplice azione.
Ogni stagione porta con sé un nuovo antagonista capace di reggere il confronto diretto con Raylan, ma è il rapporto ambiguo e quasi fraterno con Boyd Crowder, predicatore criminale dal fascino ipnotico, a costruire il vero filo conduttore dell’intera opera. Justified racconta il Sud rurale americano senza cadere negli stereotipi più facili, restituendo dignità narrativa a un mondo fatto di povertà, orgoglio familiare e un codice d’onore personale che spesso conta più della legge scritta.
49) The Americans – 7.87

Due agenti sovietici sotto copertura vivono da decenni una vita perfettamente americana, sposati, con due figli, proprietari di un’agenzia di viaggi in un sobborgo qualunque della Virginia, mentre di notte compiono omicidi e operazioni di spionaggio per conto del KGB durante gli anni più tesi della Guerra Fredda. The Americans costruisce il proprio racconto attorno a un paradosso quasi impossibile da sostenere: quanto possa essere reale un matrimonio nato da un ordine governativo, e quanto quella stessa finzione, protratta per anni, possa trasformarsi in amore autentico. Il vicino di casa, agente dell’FBI ignaro di vivere porta a porta con due spie nemiche, aggiunge tensione a ogni episodio, mentre la crescita della figlia adolescente, sempre più vicina a scoprire la verità sui propri genitori, costringe la coppia a interrogarsi su cosa significhi davvero proteggere la propria famiglia.
La serie non concede mai sconti morali, mostrando la violenza del mestiere con crudezza, ma trova il proprio cuore pulsante nell’intimità domestica, in quei momenti silenziosi in cui due persone allenate a mentire professionalmente devono decidere se essere sincere anche tra loro. The Americans resta uno dei ritratti più maturi mai scritti sul matrimonio, sull’identità nazionale e sul prezzo della lealtà. Un prodotto che qui in Italia ha ottenuto un successo solo a metà. Abbastanza noto, ma poco acclamato come dovrebbe esserlo un capolavoro di questa portata.
48) The Haunting of Hill House, una delle Migliori Serie Tv di genere horror – 7.87

Cinque fratelli, cresciuti in una casa che li ha segnati per sempre con eventi mai del tutto chiariti durante l’infanzia, si ritrovano da adulti costretti a fare i conti con i propri traumi dopo la morte improvvisa di una sorella. The Haunting of Hill House non racconta semplicemente di fantasmi. Ma racconta il dolore che si trasmette da genitori a figli, la difficoltà di elaborare un lutto quando la memoria stessa è inaffidabile, distorta da anni di rimozione forzata. Ogni fratello porta dentro di sé una forma diversa di quel trauma condiviso, chi lo trasforma in dipendenza, chi in ossessione professionale, chi in un rifiuto totale di credere a qualsiasi cosa non sia razionalmente dimostrabile.
Passato e presente qui si alternano, costruendo passo dopo passo una narrazione che non cede mai a jumpscare iti, preferendo un orrore che nasce dalla psicologia più che dall’apparizione improvvisa. Il quinto episodio, girato con una serie di piani sequenza tecnicamente impressionanti, resta uno dei momenti più celebrati dell’intera serialità horror recente. The Haunting of Hill House dimostra come il genere possa farsi veicolo di una riflessione profondamente adulta sul lutto familiare, restituendo un racconto capace di spaventare e commuovere con la stessa intensità.
47) True Detective – 7.88

Due detective della Louisiana, opposti per filosofia di vita e temperamento, si ritrovano legati per sempre da un omicidio rituale che li perseguiterà per quasi vent’anni, raccontato attraverso interrogatori che si muovono avanti e indietro nel tempo fino a ricomporre un mosaico durissimo sulla natura del male. True Detective, nella sua prima e più celebrata stagione, si costruisce attorno al nichilismo filosofico di uno dei due protagonisti, un uomo capace di trasformare ogni conversazione in una riflessione sull’inutilità dell’esistenza, mentre l’altro, più pragmatico e legato alle convenzioni familiari, fatica a comprendere fino in fondo il proprio compagno di indagine.
L’ambientazione, fatta di paludi, chiese abbandonate e comunità rurali chiuse su se stesse, costruisce un’atmosfera gotica capace di restituire un senso di minaccia costante ben oltre la semplice caccia al colpevole. Le stagioni successive, con cast e contesti completamente rinnovati, hanno confermato la capacità della serie di reinventarsi mantenendo sempre quella componente di introspezione esistenziale che la distingue da qualsiasi altro procedurale. Anche se, ancora oggi, le vette della prima non sono mai state più raggiunte. Nonostante ciò, True Detective resta la dimostrazione più alta di come il crime possa farsi veicolo di domande enormi sulla natura umana, sul male e sulla solitudine.
46) Happy Valley – 7.88

Nella Calder Valley, nello Yorkshire inglese, una sergente di polizia si trova a dover gestire il ritorno dell’uomo responsabile della violenza che ha portato al suicidio di sua figlia, appena uscito di prigione e pronto a intrecciarsi nuovamente, in modi sempre più pericolosi, con la vita della sua famiglia. Happy Valley costruisce un crime capace di restare ancorato saldamente alla quotidianità di una provincia inglese segnata da povertà, dipendenza dalla droga e violenza domestica, restituendo un ritratto sociale tanto onesto quanto doloroso. La protagonista, cresciuta il nipote nato dallo stupro subito dalla figlia, porta avanti la propria vita professionale e familiare con una forza silenziosa capace di reggere il peso di un trauma mai davvero elaborato, mentre l’antagonista, tornato libero, rappresenta una minaccia capace di infiltrarsi lentamente in ogni ambito della sua esistenza.
Poco nota qui in Italia – e che gran peccato – Happy Valley è un prodotto autentico e studiato nei minimi particolari che costruisce dialoghi capaci di restituire con precisione il linguaggio e le tensioni sociali di quella specifica regione inglese, senza mai scadere nella macchietta o nel folklore superficiale.
45) The Shield, una delle Migliori e rivoluzionarie Serie Tv- 7.88

Una squadra speciale della polizia di Los Angeles, incaricata di ripulire i quartieri più difficili della città, agisce attraverso metodi tutt’altro che puliti: corruzione, violenza gratuita, alleanze pericolose con gli stessi criminali che dovrebbe combattere. The Shield ha rappresentato un vero punto di svolta per il genere crime televisivo, scegliendo di costruire il proprio protagonista come un antieroe totale, privo di qualsiasi redenzione facile, capace di generare disagio proprio perché le sue azioni, per quanto riprovevoli, portano spesso a risultati concreti sul campo. Questo cortocircuito morale costringe lo spettatore a interrogarsi costantemente su cosa significhi davvero giustizia quando chi dovrebbe applicarla diventa esso stesso parte del problema. La squadra che circonda il protagonista oscilla continuamente tra lealtà e tradimento, mentre l’ambiente istituzionale prova, quasi sempre invano, a mantenere un controllo su metodi sempre più fuori controllo.
The Shield ha saputo anticipare di anni la stagione dei protagonisti moralmente ambigui che avrebbe dominato la televisione successiva, dimostrando già nei primi anni Duemila quanto il pubblico fosse pronto per narrazioni capaci di rifiutare la semplice contrapposizione tra bene e male, restituendo uno dei ritratti più crudi mai realizzati sul rapporto tossico tra potere e violenza.
44) Twin Peaks – 7.89

Una cittadina di provincia apparentemente idilliaca nasconde, sotto la superficie ordinata di caffè, boschi e segherie, un abisso di segreti capace di riscrivere per sempre il linguaggio televisivo. La morte di Laura Palmer, giovane reginetta locale, porta l’agente dell’FBI Dale Cooper a indagare in una comunità dove ogni abitante custodisce un mistero, mentre elementi soprannaturali, logge oscure e visioni oniriche si intrecciano progressivamente con l’indagine più tradizionale. David Lynch ha costruito con Twin Peaks un linguaggio visivo e narrativo capace di mescolare soap opera, horror, commedia surreale e dramma esistenziale, rifiutando sistematicamente le regole convenzionali della narrazione seriale dell’epoca. Il ritorno della serie decenni dopo, con il celebre e radicale Twin Peaks: The Return, ha dimostrato quanto quella visione fosse rimasta intatta nella propria capacità di disorientare e affascinare, spingendosi verso territori sperimentali raramente concessi alla televisione.
Al 44° posto di questa classifica arriva così un’opera capace di aver influenzato generazioni intere di autori successivi, dimostrando che la televisione poteva farsi arte visionaria senza compromessi, un esperimento capace ancora oggi di generare interpretazioni e di rimanere ben saldo sull’Olimpo delle migliori Serie Tv di sempre.
43) Vikings, una delle Migliori Serie Tv storiche – 7.89

La Scandinavia del IX secolo diventa il palcoscenico dell’ascesa di Ragnar Lothbrok, contadino diventato leggendario condottiero vichingo, capace di sfidare le convenzioni della propria società guardando verso ovest, verso terre sconosciute come l’Inghilterra, in cerca di ricchezza e gloria personale. Vikings costruisce il proprio racconto attorno a un mix di ambizione storica e mitologia norrena, restituendo con cura la cultura scandinava dell’epoca, dai rituali religiosi pagani alle strutture sociali fondate su onore e coraggio in battaglia.
Il rapporto tra Ragnar e la moglie guerriera Lagertha, capace di reggere il confronto con qualsiasi uomo sul campo di battaglia, rappresenta uno degli elementi più originali della serie, restituendo un ritratto della femminilità vichinga lontano da qualsiasi stereotipo remissivo. Man mano che la storia avanza, il racconto si allarga ai figli di Ragnar, ognuno erede di un pezzo diverso della sua eredità e della sua ambizione, costruendo un affresco generazionale capace di attraversare decenni di conflitti, alleanze e conquiste. Vikings riesce così ad affascinare un pubblico vasto grazie a personaggi capaci di restare memorabili al di là della semplice ricostruzione d’epoca, restituendo un racconto epico sulla brama di potere e sul destino. Conta la storia, conta la ricostruzione, e conta il modo con cui Vikings abbia intrecciato ogni elemento, dando vita a uno dei migliori manifesti del genere.
42) Atlanta – 7.89

Due cugini nella periferia di Atlanta cercano di costruirsi una carriera nell’industria musicale hip hop, muovendosi tra realtà surreale e critica sociale tagliente in un racconto capace di sfuggire sistematicamente a ogni classificazione di genere. Atlanta segue Earn, manager improvvisato del cugino rapper Paper Boi, mentre entrambi affrontano la difficoltà di emergere in un settore spietato, restituendo al tempo stesso una riflessione lucidissima sulla condizione afroamericana contemporanea, tra precarietà economica, razzismo sistemico e alienazione culturale. Donald Glover, creatore e mente dietro l’intera operazione, costruisce episodi capaci di virare improvvisamente verso l’assurdo, il satirico o persino l’horror puro, senza mai perdere coerenza tonale, un equilibrio raro capace di rendere ogni puntata imprevedibile fino all’ultimo minuto. La serie affronta con intelligenza temi come l’appropriazione culturale, la fama improvvisa, la solitudine dietro il successo pubblico, restituendo sempre uno sguardo capace di essere insieme comico e profondamente malinconico.
Atlanta ha ridefinito cosa potesse significare raccontare la black experience americana in televisione, rifiutando ogni didascalismo in favore di un linguaggio visivo e narrativo audace, capace di restare impresso proprio per la sua imprevedibilità costante.
41) Boardwalk Empire, una delle Migliori Serie Tv di sempre – 7.89

Atlantic City durante il Proibizionismo diventa il palcoscenico dell’ascesa di Nucky Thompson, tesoriere della contea capace di muoversi con disinvoltura tra politica, criminalità organizzata e affari legittimi, in un equilibrio precario destinato inevitabilmente a incrinarsi. Boardwalk Empire, prodotta da Martin Scorsese, ha ridefinito gli standard produttivi della serialità, restituendo con precisione quasi documentaristica l’atmosfera dell’America degli anni Venti attraverso personaggi storicamente esistiti come Al Capone e Lucky Luciano, integrati con naturalezza in un racconto di finzione. Nucky non è mai completamente eroe né completamente villain, capace di gesti di generosità autentica quanto di brutalità calcolata, un’ambiguità morale costante che riflette le contraddizioni di un’intera epoca di trasformazione sociale.
Boardwalk Empire affronta con coraggio temi come il razzismo sistemico, il trauma di guerra dei reduci incapaci di reintegrarsi, l’emancipazione femminile in un mondo ancora dominato da regole patriarcali rigide. La ricostruzione scenografica, fino alla riproduzione integrale della celebre passeggiata sul lungomare, resta uno degli esempi più alti di come cinema e televisione possano fondersi in un unico linguaggio visivo, restituendo un capitolo fondamentale della storia americana con rara autenticità.
40) The Bear – 7.89

Un giovane chef pluripremiato torna a Chicago per gestire la panineria di famiglia dopo il suicidio del fratello maggiore, ereditando non solo un’attività fallimentare ma anche debiti nascosti e una cucina caotica popolata da un personale altrettanto disfunzionale. The Bear costruisce la propria tensione attraverso un ritmo quasi ansiogeno, capace di restituire fisicamente il caos e la pressione costante di una cucina professionale, dove ogni errore può costare caro e ogni turno sembra un piccolo campo di battaglia. Il rapporto tra il protagonista e la giovane cuoca Sydney, desiderosa di dimostrare il proprio valore, costruisce uno dei percorsi professionali più credibili mai raccontati in televisione.
The Bear non nasconde mai il lutto che aleggia su ogni scena, quella morte mai davvero elaborata che continua a pesare su ogni decisione del protagonista, trasformando la cucina stessa in una forma di terapia. Episodi come quello ambientato interamente durante una cena di famiglia caotica hanno dimostrato una capacità di costruire tensione drammatica fuori dal comune. Ed è attraverso questi che The Bear riesce a vincere la propria sfida, costruendo cinque stagioni che utilizzano il linguaggio della cucina per parlare dell’esistenza a 360°, tra dolori e nuovi disperati inizi.





