Le nomination agli Emmy Awards 2026 sono arrivate e, per una volta, l’Academy sembra aver fatto i compiti a casa. Quest’anno la Television Academy ha deciso di proporre titoli come Pluribus, Widow’s Bay, The Pitt e la sorpresa Margo’s Got Money Troubles, dimostrando che c’è ancora spazio per voci fresche e narrative di rottura.
Nel complesso, quindi, non possiamo certo dire che la selezione sia deludente. Anzi, è una fotografia nitida e aggiornata del miglior panorama televisivo dell’ultimo anno. Ma è proprio qui che sorge il problema. Quando il quadro generale è così solido, le crepe nei dettagli risaltano con una forza ancora maggiore. E guardando ai grandi assenti, alcune esclusioni non sembrano semplici danni collaterali di una categoria troppo affollata, ma veri e propri paradossi.
Ci sono serie acclamate che continuano a essere trattate come di serie b. Performance di supporto fondamentali che sono state letteralmente cancellate. E, progetti sulla carta perfetti per la statuetta che sono svaniti nel nulla. Non è la solita retorica del “l’Academy non capisce niente“. È piuttosto la consapevolezza che, in mezzo a tante scelte giuste, i votanti hanno deciso di voltare le spalle a cinque elementi che avrebbero meritato ben altro destino.
Ecco, dunque, le 5 cose che proprio non riusciamo a mandar giù.
1) Sydney Sweeney: la grande assenza individuale agli Emmy Awards 2026

C’è un paradosso che salta subito all’occhio sfogliando le nomination agli Emmy Awards 2026: Euphoria è tornata. Naturalmente, è in corsa per le categorie principali del Drama. E, naturalmente, Zendaya ha ottenuto la sua ennesima candidatura. Ma manca l’altra metà del cielo. Sydney Sweeney, infatti, è clamorosamente fuori.
Non si tratta di una semplice sorpresa, ma di una contraddizione macroscopica. Sweeney non è più solo il volto patinato di una serie per adolescenti. Nell’ultimo anno ha consolidato la sua presenza, dimostrando con scelte audaci la ferma volontà di scrollarsi di dosso l’etichetta di teen idol e di star puramente generazionale. Ha fatto, insomma, tutto quello che un’attrice deve fare per imporsi. Lavorato sodo, scelto progetti complessi, e mostrato una maturità recitativa disarmante.
Eppure, proprio nel momento in cui la sua serie di punta torna a contendersi le statuette, lei non trova spazio. Lasciamo perdere le teorie su presunte penalizzazioni dell’Academy verso le giovani star perché a 28 anni, non regge più. No, la realtà dei fatti è molto più semplice e inspiegabile. L’Academy ha riconosciuto il peso culturale di Euphoria e la bravura di Zendaya, ma ha deciso di ignorare colei che, stagione dopo stagione, ha tenuto testa a quella stessa macchina narrativa con una presenza scenica altrettanto magnetica.
La sua assenza non è solo lo snub più chiacchierato, ma un buco nero nella categoria Drama, che priva la corsa di una delle sue dinamiche attoriali più interessanti.




