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La classe unica delle sigle firmate HBO

È vero: non si giudica un libro dalla copertina, tanto meno una serie tv dalla sua sigla. Bisogna però ammettere che una buona presentazione è sempre un punto in più verso il successo di un contenuto. La HBO questo lo sa bene, e lo testimonia il lavoro meticoloso e ricercato che la casa produttrice svolge nel realizzare le sigle delle sue opere televisive. Da quella di Game of Thrones a quella di Westworld, diversi sono i capolavori che nel tempo ci sono stati regalati.

In un mondo in cui il tasto “salta l’introduzione” è sempre più amato e apprezzato, la HBO riesce a distogliere i suoi telespettatori dalla tentazione dello “skip”, tenendoli incollati allo schermo anche durante i minuti introduttivi della sigla e rendendo addirittura quel tempo uno dei momenti più amati dai fan.

La sigla di Game of Thrones è un esempio lampante del talento dell’emittente.

Game of Thrones - HBO

Amata da tutti i telespettatori, diviene essa stessa un momento atteso nel rilascio di una puntata. Nonostante la sua notevole durata, nessuno di noi si sognerebbe mai di saltarla. Un ponte perfetto che ci conduce all’interno della narrazione. Una musica in grado di esprimere, senza parole, l’intero stile della serie e di farci percepire la tensione, l’avventura e il mistero che questo telefilm narra. Il talento di Ramin Djawadi, creatore di questa musica, merita di essere menzionato. Con la sua opera, il compositore riesce a farci immergere pienamente nel grande viaggio alla conquista del trono. Davanti ai nostri occhi vediamo le grandi fortezze dei sette regni prendere vita, mentre un inconfondibile suono di violoncello riempie le nostre orecchie e fa navigare la nostra mente.

Ricordiamo anche la spettacolare sigla introduttiva di True detective, per la quale nella prima stagione è stato scelto il brano Far From Any Road del gruppo The Handsome Family. La musica sembra quasi creata appositamente per la serie stessa, divenendo lo strumento perfetto per presentarla. Un country rock dal ritmo avvolgente che ben si adatta alla paludosa Louisiana che fa da sfondo alla narrazione. I due detective Rust Cohle e Marty Hart danno la caccia a un serial killer che opera da ben diciassette anni.

From the dusty mesa her looming shadow grows Hidden in the branches of the poison creosote She twines her spines up slowly towards the boiling sun And when I touched her skin, my fingers ran with blood”

Dal polveroso altopiano La sua ombra incombente cresce Nascosto tra i rami velenosi del creosoto Si allaccia le spine lentamente Verso il sole bollente E quando ho toccato la sua pelle Le mie dita correvano con il sangue

Il testo della canzone sembra descrivere proprio il personaggio di Rust e la caccia che egli si appresta a compiere, mentre le immagini che ci vengono proposte ci aiutano a ripercorrere alcuni dei momenti della stagione.

Non si può, poi, prescindere dal menzionare l’egregio lavoro svolto con la sigla di Westworld.

Un parco divertimenti popolato da androidi, creato allo scopo di soddisfare ogni capriccio umano, in cui i robot si evolvono prendendo il sopravvento: questa la traccia da cui la narrazione prende vita. Una storia complessa in cui la musica gioca un ruolo fondamentale, accompagnando le scene e aiutando i telespettatori a immergersi nel racconto. Il ruolo della colonna sonora risulta evidente fin dai primi minuti, iniziando proprio dalla sigla di questa favolosa serie. Delle figure bianche, create in un asettico laboratorio, dominano la scena, mentre il suono del pianoforte riempie le nostre orecchie. Ogni figura ha un significato, fornisce un indizio e lascia un suggerimento, senza tuttavia svelarci nulla. Ed ecco che il piano fa la sua comparsa sulla scena, i tasti si muovono veloci sotto l’abile movimento di delle mani robotiche, fino ad arrivare a prendere essi stessi vita e continuare da soli la loro esecuzione. Un senso di profonda inquietudine inizia a diffondersi dentro di noi, un’inquietudine che eppure attrae. L’adrenalina sale donandoci la carica giusta per immergerci nell’episodio.

Merita di essere ricordato anche il lavoro svolto dalla HBO sull’introduzione de I Soprano. La scelta ricade questa volta sul brano degli Alabama 3: “Woke Up This Morning“. Il testo della canzone non solo rappresenta la serie, ma è la serie. La storia di un assassinio ha dato l’ispirazione per la creazione della canzone. Un fucile in mano, la convinzione di essere Il Prescelto, la follia che porta al gesto estremo. Un futuro che pare già scritto, figlio di qualcosa di più grande del protagonista stesso, un destino da cui non sembra possibile fuggire. Fin dalle prime strofe è impossibile non notare il parallelismo con il personaggio di Tony Soprano, quasi come se il pezzo gli fosse cucito addosso. Ancora una volta l’emittente ci sorprende con il suo incontestabile talento.

La ricercatezza, l’eccellenza e la qualità: questi gli elementi che la HBO pretende nelle sue opere. Lo dimostra il ricorso frequente a compositori fidati, come il sopra citato Ramin Djawadi (autore anche della sigla di Westworld) o T Bone Burnett, a cui dobbiamo il merito per l’eccellente lavoro svolto sulla colonna sonora della prima stagione di True Detective. Non si tratta semplicemente di trovare una canzone e proclamarla sigla della serie. L’obiettivo è quello di scovare, o comporre, una musica in grado di rispecchiare l’anima della storia, capace di riassumere in pochi minuti il fascino di intere stagioni e di ergersi a simbolo e inno di una serie. Il lavoro di rifinitura che determina la perfezione di un’opera, e definisce la linea di confine tra un’esperienza completa e una vissuta a metà. Il tocco finale. 
Un semplice, ma efficace e definitivo, punto a fine frase.

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Written by Serena Liggeri

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