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Outlander 5×08 – Vivere e morire in un doloroso silenzio

Le parole ci definiscono’, le parole concretizzano e gettano nella realtà i nostri pensieri e ci rendono chi siamo agli occhi degli altri. Le parole ci rendono storici, insegnanti, ingegneri, persone che raccontano del mondo e che vivono il mondo. Tuttavia, per quanto potenti, le parole non sono tutto perché la mente a volte richiede il silenzio. Outlander 5×08 è un viaggio nella mente dell’impiccato, di Roger, costretto dal trauma a riconsiderare nel silenzio quella ingenuità che, come mostrano i primi istanti di questa puntata, lo aveva portato a esaltare poeticamente davanti ai suoi studenti l’importanza di un tipo specifico di parole: le ultime date agli uomini prima di morire.

Sono venuto ad avvertirvi del Governatore Tryon…

Roger MacKenzie – Outlander 5×07

Se Claire e Jamie non fossero intervenuti, queste sarebbero state le sue ultime parole nella 5×07, e allora lui sarebbe stato un uomo dimenticabile, sacrificabile. Un eroe perduto nell’ombra che per fare la cosa giusta era stato frainteso e ucciso; infatti Buck MacKenzie, contro ogni nostra ipotesi, lo aveva venduto come un traditore. Ma chi ha davvero il privilegio di scegliere le sue ultime parole? Roger non lo ha avuto e come un animale qualsiasi, senza essere guardato negli occhi, è stato messo a morte nel pieno della guerra mentre chi poteva salvarlo guardava dall’altra parte senza aver avuto il tempo di riconoscerlo.

È impossibile guardare poeticamente la fine quando non credi che sia la tua ora, ed è quindi altrettanto impossibile pensare a delle parole quando senti improvvisamente i piedi penzolare nel vuoto e il respiro venir meno.

In Outlander 5×08 si ritorna spesso su questa scena ma l’espediente narrativo è controverso.

La scena dell’impiccagione e i pochi istanti precedenti vengono mostrati tramite i ricordi e i sogni tormentati del personaggio. Tuttavia per renderli non sono state adoperate la fotografia e le tecniche di ripresa contemporanee, bensì gli sceneggiatori hanno optato per un’inquadratura ridotta, in bianco e nero e disturbata, come le pellicole dei film muti degli anni ‘40, che abbiamo imparato a conoscere con The Man in The High Castle. Si assiste dunque a questa volontaria alternanza tra due epoche, anzi tre epoche se consideriamo il periodo storico in cui la vicenda è ambientata, difficile da accettare perché il tutto appare come un melting pot incoerente.

Proprio perché muti e in bianco e nero, ispirarsi a questo genere di film avrebbe dovuto consegnare meglio la metafora del silenzio di Roger e del percorso da affrontare prima di tornare a vivere, a parlare. Prima di tornare in un mondo a colori. In effetti le immagini in bianco e nero degli occhi terrorizzati e insanguinati del personaggio, la messa del cappio al collo e il momento decisivo nel pieno del silenzio assumono un tratto più cupo e grottesco. La pesantezza della vicenda la avvertiamo e ne siamo catturati ma quando con un lampo di luce si ritorna allo schermo in HD tutto si perde e si avverte solo il netto distacco.

Il punto forte di questa serie diventa a volte anche il suo punto debole: i dialoghi si fanno scontati.

Anche in Outlander 5×08 assistiamo sia a scene in cui ci vengono esposte questioni profonde, accompagnate da ragionamenti e conversazioni valide, e sia a scene i cui dialoghi sembrano avere il solo scopo di riempire i minuti dell’episodio. Basti pensare alla conversazione tra John Grey e Brianna o a quella tra Jamie e Claire, quando Mac Dubh la sera torna ubriaco e distrutto dal dolore per la morte di Murtagh. ‘A volte bisogna avere pazienza’ oppure ‘Solo il tempo guarirà le ferite’ sono le massime evitabili pronunciate dai personaggi che né consolano e né insegnano. Sono solo trite argomentazioni ed è per questo che risulta difficile renderle valide; finiscono dunque per essere banali.

Outlander 5x08

Eppure l’episodio riesce comunque a darsi un tono se poniamo la lente d’ingrandimento sulle scene di Roger e Brianna. È un rapporto esasperato da ogni tipo di difficoltà e i loro dialoghi e le loro promesse sembrano scomparire nel silenzio cedendo il passo ad altre forme di comunicazione. Le uniche risposte che Bree riceve dal marito sono degli sguardi vacui o schivi perché l’uomo che ha di fronte è un morto che cammina e che non riesce a tornare alla vita.

Io ho bisogno di sapere che tornerai

Brianna 5×08

Roger è ancora sul campo di battaglia e la sua morte è diversa perché sembra non finire mai. Dalle loro scene emerge la rabbia e il fuoco di Brianna, ma anche la paura che lui ha di riacquistare fiducia e coraggio. E solo alla fine di tutto capisce che non è ciò che ascolti ma ciò che vedi ad avere importanza in quel momento. Lui ha visto Brianna che gli ha ridato di nuovo la voglia di sopravvivere. Ma se per Roger la visione dell’amata ha rappresentato la vita, per un altro personaggio rappresenta invece il tormento di un passato da dimenticare.

In Outlander 5×08 assistiamo a un grande ritorno.

Outlander 5x08

Provato e con uno sguardo non più gioviale come quello di un tempo, sulla scena ricompare il giovane Ian. Con un taglio di capelli imbarazzante e un’andatura più sicura riesce a salvare la vita di Jamie e Claire sorprendendo loro e noi con il suo inaspettato ritorno. Porta con sé molti segreti e suscita molte domande a cui non vuole dare risposta. L’unica cosa che sappiamo è che ha dovuto abbandonare una donna da lui amata ma che non desidera rivedere, sappiamo che tenta il suicidio e nel dolore e nelle difficoltà psicologiche si accosta e si discosta da Roger, diventato il suo compagno di viaggio verso la nuova terra che il Governatore Tryon ha donato a Bree come richiesta di perdono.

Insomma, Ian è determinato a restare e siamo felici di rivederlo.

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Written by Anastasia Gervasi

Amo leggere e, anche se sono consapevole di non poter superare il record di libri letti da Rory Gilmore (qualcuno può?), sono certa di aver visto più serie tv di lei. Sin da bambina ho sempre amato le storie (okay forse quelle horror un po' meno) e ho sempre voluto parlarne, specialmente dopo averle conosciute grazie a serie tv avvincenti e ricche di feels e angst. Sono cresciuta con i telefilm di Buffy e FRIENDS e ho capito che, come gli amici di tutti i giorni, anche loro sono dei buoni compagni di vita. Ho incontrato personaggi che mi hanno ispirata e mi hanno spinta a migliorare come persona, trasmettendomi anche una carica di adrenalina pazzesca. Sono storie che ti portano ad imboccare una strada, in parte, ancora sconosciuta. Io spero che la mia sia tanto bella, avvincente e avventurosa quanto quella delle mille storie che ho letto e visto in questi anni. Per il resto mi affiderò al Carpe diem di Orazio.

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