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Brooklyn Nine-Nine 8×01/8×02 – Promesse mantenute. E non era facile

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Brooklyn Nine-Nine 8×01 e 8×02

Era forse il ritorno televisivo più atteso dell’anno, soprattutto viste le dichiarazioni importantissime che lo avevano anticipato. Nel mezzo di agosto è arrivato finalmente il momento che i fan aspettavano da oltre un anno: Brooklyn Nine-Nine è tornata con i primi due episodi dell’ottava e ultima stagione, che sarà composta di sole 10 puntate. Gli eventi che hanno scosso il mondo da quando è andato in onda il finale del settimo capitolo della comedy sui poliziotti del Novantanovesimo hanno avuto un impatto tale sulla realtà da non poter essere ignorati dagli autori della serie che, sebbene utilizzando lo stratagemma di un breve salto temporale evitino di discutere approfonditamente della situazione legata al Coranavirus, mettono subito in chiaro come l’attualità della battaglia per i diritti civili rappresentata dal movimento Black Lives Matter sarà un tema centrale di questi ultimi dieci episodi.

È in particolare il primissimo episodio della stagione The Good Ones a trattare le implicazioni che la recente, eppure storicamente radicata, ondata di brutalità della polizia nei confronti della popolazione afroamericana ha avuto all’interno delle forze dell’ordine. Gli autori decidono di mostrare i modi differenti in cui i protagonisti di Brooklyn Nine-Nine hanno reagito dopo quanto accaduto a George Floyd nel maggio 2020: Rosa non riesce ad accettare di essere “parte del problema” e lascia il suo lavoro per cercare di mettersi a disposizione delle comunità colpite, Charles si dedica all’attivismo con un po’ troppa dedizione, Jake cerca di cambiare dall’interno un sistema corrotto in cui non vuole ancora smettere di credere. Sebbene non sia la prima volta che la comedy di Mike Schur e Dan Goor ha scelto di trattare approfonditamente la questione del razzismo sistemico all’interno delle forze dell’ordine statunitensi (lo aveva già fatto nel meraviglioso episodio Moo Moo, di cui vi abbiamo parlato qui), è subito evidente che l’ottava stagione di Brooklyn Nine-Nine vuole provare a fare qualcosa di diverso, dando grande spazio alle implicazioni psicologiche e individuali che quanto sta avvenendo nel mondo reale ha sui personaggi fittizi ma verosimili della serie.

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Nei primissimi minuti di The Good Ones veniamo a conoscenza di alcuni grandi cambiamenti che hanno scosso il Novantanovesimo: il detective Hitchcock è andato in pensione, nonostante sia sempre accanto all’inseparabile Scully tramite videochiamate di dubbio gusto, Amy è stata assente in congedo di maternità più a lungo del previsto e soprattutto la detective Rosa Diaz ha deciso di licenziarsi e iniziare a lavorare come investigatrice privata per potere aiutare coloro che sono vittime della brutalità della polizia. Da quando ha abbandonato il suo lavoro Rosa si è allontanata dalla sua ex squadra e soprattutto da quello che era il suo migliore amico Jake Peralta, il quale è convinto che la sua scelta di rimanere in polizia sia vista da Diaz come un tacito assenso al sistema razzista che questa rappresenta. I due si ritrovano a collaborare nuovamente grazie all’insistenza di Jake, deciso a provare a Rosa che è ancora possibile trovare giustizia e fare del bene anche facendo parte della polizia, tuttavia la nuova vicinanza di Peralta e Diaz porterà a galla tutto il non detto dei mesi seguiti all’addio di quest’ultima, che culminano in una litigata nella quale vediamo quanto dolore e che peso sulla coscienza di entrambi rappresenta non poter affermare di essere sempre stati “the good ones”, quelli buoni.

La collaborazione e la ritrovata stima tra Jake e Rosa li porta a scontrarsi contro un sistema che, tra burocrazia e sindacalismo, rende i poliziotti fondamentalmente intoccabili. A questo riguardo risultano brillanti da una parte la scena in cui il capitano Lamazar (una sempre splendida Rebecca Wisocky) racconta ai due per quale ragione non ha nemmeno senso provare a denunciare dei poliziotti che abusano del proprio potere perché tanto la faranno franca in ogni caso, mentre dall’altra il ruolo affidato alla guest star John C. McGinley (il dottor Perry Cox di Scrubs), intoccabile e cinico rappresentante del sindacato dei poliziotti di New York. Il ritratto che ne fuoriesce è quello di uno città, New York, i cui abitanti hanno perso completamente fiducia nelle forze dell’ordine, mentre queste ultime non sanno o non vogliono venire a capo dell’enorme problema morale e pratico che le pervade.

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L’altra storyline fondamentale dell’episodio riguarda il capitano Holt e Amy, ormai a tutti noti – o almeno così è secondo Santiago – come i “Raymy”. Il ritorno al distretto del sergente Santiago dopo la maternità è per lei un momento di crisi, perché è convinta che la lontananza abbia compromesso la sua relazione con Raymond, il quale sembra comportarsi in modo persino più strano del solito. Mentre i due tentano di recuperare il rapporto, veniamo a conoscenza della notizia più terribile che Brooklyn Nine-Nine ci abbia mai riservato, quella che ritenevamo impossibile e che invece è diventata realtà: il capitano Holt e Kevin si sono separati. Nemmeno la coppia meglio assortita nella storia dell’umanità ha retto al profondo dolore psicologico che la pandemia e gli strascichi di quanto accaduto a George Floyd e non solo hanno causato, soprattutto nel caso di Raymond, uomo nero e poliziotto in posizione di potere. Proprio il matrimonio al capolinea tra i due “papà” del distretto è al centro di The Lake House, il secondo episodio dell’ottava stagione della comedy.

Il secondo dei due episodi usciti di Brooklyn Nine-Nine si distacca dai toni di critica sociale presenti in “The Good Ones”, per regalarci una puntata più classica ma ugualmente riuscita.

Se la puntata iniziale della stagione voleva portare il pubblico a riflettere, pur non mancando momenti di grande ilarità, soprattutto grazie alla freschezza della recitazione di Andy Samberg e Terry Crews, che sembrano essere le vere star di questa ottava stagione, The Lake House è costituita da venti minuti di puro ed esilarante divertimento. Il disperato e assolutamente prevedibile piano di Jake per far rimettere insieme Kevin e Holt secondo gli insegnamenti appresi dal grande classico del cinema contemporaneo Genitori in Trappola funge da catalizzatore per le due storyline principali dell’episodio, quella che vede Peralta e Terry cercare di riunire i coniugi separati da una parte e quella che vede Amy in difficoltà nel suo ruolo di neomamma venire soccorsa da un sempre supponente e stranamente onnisciente Charles Boyle, a cui fa da contorno la presenza di una Rosa Diaz strafatta di ansiolitici.

Se la parte della puntata dedicata a Amy e Charles fatica a ingranare, incappando spesso in situazioni prevedibili e solo raramente è in grado di strappare una risata, il quartetto composto da Holt, Kevin, Terry e soprattutto Jake ci regala alcuni dei momenti più memorabili di tutta Brooklyn Nine-Nine.

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Il romanticismo senza eguali – davvero, fatichiamo a pensare a una qualsiasi altra coppia la cui relazione possa anche solo ricordare vagamente quella dei padri spirituali del Novantanovesimo – di Kevin e Holt si concretizza in una folle seduta di birdwatching, con tanto di una descrizione magnifica e inspiegabilmente specifica delle creature avvistate. I battibecchi dietro le quinte tra Terry e Jake risultano sempre freschi, senza per questo rinunciare a una certa familiarità di schemi e battute a cui Brooklyn Nine-Nine ci ha abituati.

I primi due episodi di questa ottava stagione, pur molto diversi tra loro, ricordano con prepotenza agli spettatori perché Brooklyn Nine-Nine è attualmente la comedy più di successo in onda. E, con forza ancora maggiore, non possono che farci cominciare a sentire il vuoto che rimarrà quando la serie si concluderà tra soli otto episodi. Il viaggio sta per giungere al termine, è vero, ma prima siamo certi che ci sarà da divertirsi.

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Scritto da Chiara Bresciani

Divoratrice di storie e aspirante Rory Gilmore.
Nella vita a volte guardo serie tv e a volte leggo, se mi avanza tempo studio politica e media. Mi piace dare la mia opinione quando è richiesta, ancora di più quando non lo è.

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