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La classifica dei 5 migliori personaggi di Prison Break

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Prison Break è indiscutibilmente uno dei più celebri prison drama della storia delle serie tv. Con un rate molto alto ancora oggi, rimane una delle serie più amate dal grande pubblico. I motivi che hanno reso Prison Break speciale già dalla prima stagione sono molteplici e alcuni momenti sono ormai scolpiti nella nostra memoria, rendendola una delle migliori serie tv di sempre. Al primo posto c’è sicuramente la capacità di trasmettere uno stato ansiogeno che da una parte ci ha fatto vivere con l’ombra dell’infarto dietro ogni angolo, dall’altro ci ha portato a non scollare mai gli occhi dallo schermo.

Eppure, tra le caratteristiche più importanti di Prison Break, non possiamo non nominare i suoi protagonisti. Perché al di là di una sceneggiatura brillante, del ritmo incalzante, dei cliffhanger da cardiopalma ci sono personaggi meravigliosi e memorabili, ancora oggi spesso ineguagliati. Ed è molto difficile stilare una classifica dei migliori, perché tutti ci hanno lasciato qualcosa e tutti, proprio in virtù di un’ottima scrittura, ci hanno portato a empatizzare con loro (almeno una volta). Se facessimo un sondaggio, scopriremmo che i personaggi più amati sono quelli che hanno un arco evolutivo/involutivo ben sviluppato, sono ben recitati o sono molto ben scritti. In Prison Break abbiamo la fortuna di vedere coesistere tutti questi fattori.

Consci quindi della difficoltà del compito, ecco la classifica dei 5 migliori personaggi di Prison Break.

5) Paul Kellerman

Partendo quindi dal primo che risulta essere un’ottima combinazione dei tre fattori di cui sopra, Paul Kellerman è recitato magnificamente da un bravissimo Paul Adelstein ed è da considerarsi come un personaggio secondario, anche se presente in tutte e cinque le stagioni. Nasce come agente dei Servizi Segreti al soldo della vicepresidente Reynolds, nient’altro che un galoppino che segue fedelmente gli ordini e lo è al punto da uccidere senza alcuna pietà. Soprattutto nella prima stagione, Kellerman fa di tutto per farsi odiare: uccide l’ex moglie di Lincoln, uccide un suo collega e amico di vecchia data, reo di essere passato dall’altra parte e, nel tentativo di fermare gli evasi, s’infiltra nella vita di Sara diventandole amico, salvo poi torturarla.

Il punto di svolta nella sua vita avviene quando capisce di essere davvero solo una pedina senza importanza, una pedina di cui l’amata presidentessa si disfarebbe senza problemi. Questo shock lo porterà prima a un desiderio di vendetta, ma poi lo cambierà interiormente rendendolo una persona migliore. Tornato come deputato, cercherà di fare ammenda in ogni modo, anche proteggendo i fratelli e Sara, ma capirà di non poter fuggire al suo passato. Alla fine, sarà ucciso da Van Gogh senza ottenere la piena assoluzione di tutti i peccati. Pur rimanendo un personaggio secondario, Kellerman aggiunge molto al mondo di Prison Break e il suo arco forse meritava persino più spazio.

4) Alexander Mahone

Alexander Mahone è probabilmente uno dei personaggi più memorabili di Prison Break, interpretato da un magistrale William Fichtner. Appare per la prima volta nella seconda stagione a capo della missione per recuperare gli otto evasi da Fox River. Viene presentato fin da subito come un agente FBI brillante, quasi geniale, dalla fedina immacolata. In realtà Mahone nasconde delle solide ombre che lo rendono uno dei personaggi più “grigi” della serie, costantemente a cavallo tra il bene e il male. Già a partire dal suo passato, Mahone mostra una certa propensione a uccidere pur di coprire le proprie tracce o raggiungere un ideale personale di giustizia. Quando era giovane aveva già ucciso deliberatamente uno stupratore seriale, seppellendolo nel giardino di casa.

Questo elemento del passato è in realtà la chiave del personaggio, poiché questo oscuro segreto è la cartina tornasole con la quale viene tenuto costantemente sotto ricatto, prima dalla Compagnia tramite Kellerman e poi da Michael Scofield. Oltre che a essere il motivo per cui è un ex tossicodipendente dipendente dalle medicine. Sotto ricatto, Mahone non esiterà a uccidere Tweener, Abruzzi (indirettamente) e a spingere Haywire al suicidio. Dopo essere stato incarcerato a Sona con gli altri, ricadrà nel tunnel della droga e diventerà un personaggio sempre più inaffidabile, riscattandosi nella quarta stagione. Personaggio incredibilmente complesso, costantemente diviso tra ciò che è giusto e la sua vita personale, le ombre del passato e la voglia di un futuro sereno, Mahone troverà la pace insperata con l’agente Lang a fine quarta stagione.

3) Brad Bellick

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Ebbene sì. Fa davvero strano vedere Bellick in terza posizione, ma per quanto sia sgradevole non possiamo ignorare il fatto che sia uno dei più grandi anti-stereotipi della serie tv. Bellick si presenta in Prison Break come il classico poliziotto ottuso: non è l’agente FBI brillante, non è un vincente ma meschino e frustrato. L’uomo comune fatto divisa che potrebbe chiamarsi in un altro modo e sarebbe uguale ad altri mille secondini dei prison drama. Bellick è il primo vero nemico di Michael senza esserne minimamente all’altezza e senza esserne in grado di capirne le sfumature.

Come Mahone, Bellick si ritrova dall’altra parte della barricata quando entrano nel carcere di Sona. Tuttavia è proprio la definizione di “uomo comune” che li differenzia. Bellick era un semplice secondino prima e diventa un semplice signor nessuno ora, dove Mahone, Michael e lo stesso T-Bag invece riescono sempre a spiccare per personalità. La capacità di adattamento di Bellick è quella del topo che striscia e questo ci mette a disagio. Proviamo vero fastidio nel vedere Bellick ridotto a schiavo gobbo, molto più che vedere Mahone alle prese con la tossicodipendenza. Forse perché è più facile pensare di essere dei Bellick nella vita, forse per la paura di diventare Bellick in una situazione del genere. Poi, da uomini comuni quali siamo, gioiamo con lui quando riacquista la dignità perduta e si sacrifica. Senza timori, senza niente in cambio, solo sentendosi uomo di nuovo dopo tanto strisciare. Onore a Wade Williams, che non riceve mai abbastanza credito per il suo lavoro.

2) Theodore “T-Bag” Bagwell

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E che gli vuoi dire a Theodore Bagwell? Uno dei cattivi più cattivi del piccolo schermo, ma allo stesso tempo con un carisma tale che non si può non ridere con lui delle assurde situazioni in cui si ritrova (e come ne esce fuori). In Prison Break T-Bag è sicuramente un valore aggiunto e siamo ancora qui a chiederci perché Robert Knepper non abbia ricevuto centomila Emmy per il suo lavoro. L’arco di cui è protagonista è strepitoso anche solo per il modo in cui il suo background viene svelato poco a poco, parallelamente alle vicende principali, regalandoci con pazienza i vari pezzi per capire quel complesso puzzle che è T-Bag. E più lo capisci, più cominci a empatizzare. Più empatizzi, più un po’ ti fai schifo da solo perché T-Bag resta comunque un criminale sessuale molto pericoloso e violento.

Gran parte dell’empatia che T-Bag suscita deriva dal dubbio che una speranza (minima) per un cambiamento esista, anche se lui non sembra in grado di perseguirlo. T-Bag ha un passato orrendo fatto di abusi e violenze, ma la sua sociopatia è congenita e deriva da uno scompenso cerebrale. Questo lo rende incapace di comportarsi come un adulto normale e funzionale, anche se ci prova: i sentimenti per Susan e per il figlio ritrovato sono autentici, anche se depravati dal suo modo insano di vedere il mondo. Questo lo rende un personaggio veramente complesso, oltre che imprevedibile perché non si riesce mai davvero a capire dove sta il limite tra quello che lui è e vorrebbe essere. Inoltre T-Bag è un personaggio estremamente intelligente e dal grande carisma, cosa che lo porta a essere un elemento molto importante per portare avanti la trama.

T-Bag è l’unico personaggio principale in Prison Break a non avere nessun tipo di condono né di vera evoluzione: un agente del caos fino alla fine.

Ho ricevuto così tante lettere da persone che dicevano: “Quando ho iniziato a guardare questo spettacolo, ti odiavo e ti volevo morto. Ora ti voglio ancora morto, ma sto iniziando a provare qualcosa per te”. Penso che ci sia qualcosa nei miei occhi, una cosa infantile lì dentro. C’è ancora un’innocenza. C’è ancora un po’ di speranza.

Robert Knepper sul suo personaggio

1) Michael Scofield

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Qui siamo un po’ di parte, ma Prison Break non poteva essere Prison Break senza Michael Scofield. In mezzo a omicidi, sociopatici e serial killer, disperati presi alla gola dai ricatti e personaggi dalla dubbia morale Michael è la bussola che punta al nord.

Protagonista decisamente atipico come molti altri personaggi di Prison Break, Michael gioca a sovvertire molti stereotipi. Questa è l’epoca dei personaggi grigi, nei quali il male e il bene sfumano in un campo indefinito in cui le regole normali non si applicano. Tendenzialmente vanno i protagonisti tormentati, quelli con cui si può empatizzare perché sono simili a noi. Un po’ Mahone, un po’ Bellick. Michael è il perfetto opposto di tutto questo.

Sin dall’inizio, Michael si presenta con una morale cristallina che non cambierà mai nel corso della serie, non importa quante azioni illegali debba fare (soprattutto per tirare gli altri fuori dai guai). Il suo scopo è uno solo e rimarrà quello, anche se declinato in vari modi, lungo tutto il corso della serie. salvare suo fratello, rimediare a un’ingiustizia. E Michael rimane fedele al suo proposito anche a discapito di se stesso, dimostrandosi in mille modi cos superiore a tutti gli altri e a tutti noi che si capisce perché sia un protagonista atipico. Michael è un buono, è un genio, è un empatico in senso estremo ed è tutto ciò che non non saremo mai. Eppure questo non ce lo rende antipatico né perfetto, perché Prison Break ha avuto l’eccezionale capacità di circondarlo innanzitutto da personaggi imperfetti, sfumati, interessanti da amare/odiare mentre lui faceva le sue magie e poi ce l’ha reso comunque umano. Dietro la sua fredda compostezza e la sua geniale algidità c’è un’anima sincera, quasi infantile, che riesce a farcelo piacere pur trasformandolo comunque in un esempio per tutti, suo comprimari compresi. Tutto è sicuramente merito del bravissimo Wentworth Miller che ci ha consegnato un personaggio nuovo, interessante, soprattutto onesto.

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Scritto da Concetta Sorvillo

C'è chi vive nella realtà. E poi c'è un mondo fatto di Dottori che viaggiano nello spazio-tempo, di draghi e streghe, di piccoli paesi pieni di personaggi bizzarri, di supereroi e magia inspiegabile. Noi viviamo in questo mondo.
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