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Pretty Little Liars e la svolta trash degli eventi

[Attenzione! Rischio spoiler se non siete in pari con gli episodi andati in onda in America!]

La settima stagione di Pretty Little Liars sarà l’ultima. L’ufficialità è arrivata pochi giorni fa. Alcuni hanno tirato un respiro di sollievo, altri hanno iniziato a vedere passarsi davanti agli occhi gli anni passati coi misteri di questa serie televisiva. Purtroppo dopo la scoperta della fantomatica A, Pretty Little Liars ha subito l’effetto collaterale di un successo assurdo. Per quanto possa ritenersi una serie televisiva poco matura, ha segnato un pezzo di storia nel mondo seriale. Non è da tutti tenere incollati davanti uno schermo milioni di persone per ben sei anni senza dare molte risposte nel mentre. Nemmeno il genio di David Lynch con il suo Twin Peaks ha resistito così e non ha avuto il coraggio di sfidare i fans della serie. Marlene King si armata di santa pazienza e ha dato delle false speranze di tanto in tanto al pubblico della sua creazione.

Ispirato ai libri, Pretty Little Liars ha lasciato che una sempre più grande fetta di pubblico fosse ammaliata dal mistero che caratterizzava personaggi con felpe nere e cappotti rossi.

Nonostante una trama con molti buchi e una tecnica non esattamente all’altezza di quella di molte serie tv del momento, lascerà a testa alta il palcoscenico che vedrà protagonista un altro teen drama, o chissà cosa. A testa alta? Beh, più o meno. Non tutto è oro ciò che luccica e il declino della serie è avvenuto, a detta degli stessi fans. Ma andiamo a capire perché.

Questa settimana è andata in onda l’ultima puntata di metà stagione, quella che solitamente ci sconvolge più dello stesso finale di stagione. L’appuntamento con il graduale addio alla serie tv è fissato ad aprile. Bisogna aspettare, come sempre, un po’ di tempo, prima di poter tirare definitivamente le somme. Ma, intanto, possiamo commentare queste prime dieci puntate e questi ultimi quaranta minuti di episodio.

Nella sesta stagione c’è stato un salto temporale di cinque anni, che è sembrato inutile se non dimostrazione di un palese prolungamento per questione di business. Gli attori sui social sono molto attivi, riescono a tenersi stretti i fedelissimi fans. La cerchia è davvero grande ed è sempre pronta dietro l’angolo a difendere Pretty Little Liars. Per quanto mi riguarda, sono cresciuta con l’ansia di scoprire l’identità del pazzo che si celava dietro la firma “A”. Adesso, insieme a una buona parte del pubblico, riesco a vedere tutto ciò che non funziona più e soprattutto ciò che in questi ultimi episodi è venuto a mancare.

L’ultimo episodio è la testimonianza di un prodotto interessante, che non regge il colpo degli innumerevoli fatti che sono stati mescolati in un calderone. L’immenso numero di personaggi presenti nella misteriosa e ridente Rosewood è un fatto ormai evidente. Con il ritorno di tutti, dopo cinque anni, ci siamo resi conto che forse hanno davvero esagerato. Delle volte mi sono soffermata a pensare “Ma sono io ad avere una memoria così scarsa, oppure certi personaggi spariscono nel nulla per poi tornare?”. In particolare, di solito tornano tutti insieme. Abbiamo ritrovato quasi simultaneamente Jenna, Noel, Paige, Jason e chi più ne ha più ne metta. I genitori delle ragazze, invece, sono ormai spariti nel nulla da un bel po’ di tempo.


Ammetto di essere ancora sconvolta per questo finale di metà stagione: Mary Drake madre di Spencer, quest’ultima in fin di vita e a quanto pare anche Toby per altri motivi. Nicole viva. Noel c’entrava qualcosa con A.D ma adesso è morto. Anche Jenna conosce A.D. Aiuto!
Purtroppo, e sottolineo purtroppo, gli eventi sono stati anche ben pensati, ma amalgamati brutalmente. Il macabro ha caratterizzato molto di più questa settima stagione, e mi piace. Per il resto non è accaduto molto, fino all’ultimo episodio, dove ci hanno dato talmente tante botte al cuore che potevano dosarle meglio. Quanto meno potevano dosarle meglio durante il corso dei quaranta minuti. Si riallaccia il tutto al discorso precedente: Marlene King e il suo team hanno creato una bomba atomica che non sono stati in grado di controllare. Fatti su fatti, personaggi su personaggi per un misto fritto di trash.

Tanto per dirne una, la morte di Noel. Sguardo da psicopatico, atteggiamento da fare quasi invidia al Jack Torrance di Shining, minacce che volano ovunque. Il tutto si è concluso con la sua testa mozzata in modo assolutamente da “WTF?!”. Finale indecoroso. In quella casa cosa è successo esattamente? Le ragazze fuggivano da Jenna e Noel, ma si sono rivelati essere più innocui di due conigli. Perché Jenna con la pistola non è mai stata attaccata da dietro quando non si rendeva conto della presenza delle ragazze?

Dilemmi così banali ci assillano ormai da tempo, in particolare da quando è entrato in scena Archer Dunhill, l’Elliott marito di Alison Di Laurentis. Figura intrigante probabilmente, ma buttata in un contesto fin troppo chiuso a se stesso. In che senso? Arrivati a una sesta stagione già colma di qualsiasi cosa ci si aspetta che non debba entrare a far parte del delirio un ulteriore dottore pazzo. Nemmeno il tempo di abituarci a lui che è stato fatto fuori. Di base molti personaggi e molti pezzi di trama sono stati anche ben concepiti, ma davvero mal gestiti. E adesso arrivo a un altro tasto dolente, nato probabilmente dal volere del pubblico e dai fandom che si sono creati.
Hanno voluto cambiare le carte in tavola e hanno separato praticamente tutte le coppie. In particolar modo ci è stato difficile vedere insieme Spencer e Caleb insieme. Ad alcuni il “colpo di scena” è anche piaciuto. Nell’ultimo episodio, quando tutto si prestava alla conclusione momentanea, ci è stato un ravvicinamento insensato tra Toby e Spencer. Per quanto possa farmi e farci piacere, bisogna ammettere che in quel preciso istante non c’entrava nulla. Che le trame delle serie tv, soprattutto di questo genere, vengano plasmate in base al volere del pubblico è ormai risaputo. Però dopo aver visto il ritorno abbastanza forzato degli Haleb, con gli Spoby hanno raggiunto l’apice del no sense. Toby lascia Rosewood per iniziare una nuova vita con la sua nuova compagna e per mettere su una famiglia. Spencer è confusa riguardo alla sua vita amorosa in generale, ma stranamente non ha mai dato segnali di un ritorno di fiamma verso il suo fidanzato adolescenziale. Allora come mai nel loro discorso abbiamo letto qualcosa in più di un semplice “buona fortuna per il futuro”? E poi il bacio. Un bacio d’addio, sulle labbra. Qualquadra non cosa.

Di cose che ormai non funzionano più in Pretty Little Liars ce ne sarebbero e ne siamo consapevoli un po’ tutti. Anche i più fedeli nell’ultimo periodo sono diventati scettici riguardo all’evolversi degli eventi. Forse era giusto concludere la storia con la scoperta dell’identità di A e con il ricordo dei personaggi principali adolescenti e pronti per il college. Adesso abbiamo le idee confuse di fronte a donne in preda a crisi amorose serie, al panico da lavoro e da futuro.

Attenzione, che non vengano travisate le mie parole! Non sto sotterrando completamente Pretty Little Liars. Come ho già detto, a modo suo ha segnato un’era. Ma la chiusura probabilmente è arrivata per via di alcuni di questi motivi, perché il brodo è stato allungato fin troppo. La trama non ha più un filo logico vero e proprio. Quella iniziale di uno psicopatico che assilla quattro ragazze ha lasciato il posto a un’altra trama più inutilmente stesa. Pretty Little Liars dovrà lasciare il posto a serie tv più fresche come Scream Queens, palesemente trash, e Scream, che ci fa penare per un’unica stagione ma alla fine di ognuna veniamo a conoscenza della verità, almeno in parte.

Mi dispiacerà guardare gli ultimi episodi tra circa sei mesi, ma ad ogni inizio corrisponde una fine, che è stata procrastinata anche troppo. Ho fatto le mie maratone, ho aspettato la notte inoltrata per guardare le dirette più succulente (sono ancora traumatizzata dal viso di Ezra sotto il cappuccio nero) e ho esteso mille teorie con le amiche e con gli utenti di YouTube. Ma è giusto così.

Written by Giuseppina Cataldo

Amo i viaggi (anche quelli mentali), i supereroi, i concerti, i colpi di scena, i tramonti, il mio letto, la pizza. Sono una Bridget Jones amante di apocalissi e fantascienza, per cui non ho paura di sognare in grande.
Sono ubriaca di mio, nonostante sia astemia.
Cambio look spesso, voglio captare ogni sfumatura prima di scegliere quella giusta.
In testa ho la mia isola di Lost personale.
Sono onnivora, nel senso più ampio del termine.
Odio l'ansia.

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