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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Quattro giorni fa è uscita su YouTube l’intervista che il regista di Nord Sud Ovest Est (e di tantissime altre belle cose) Sydney Sibilia ha rilasciato a SUPERNOVA, il video podcast di Alessandro Cattelan. Essendo ormai entrata nell’883 Cinematic Universe, che comprende la somministrazione di ogni intervista, videoclip e dichiarazione facente parte del mondo 883 ho dovuto farlo. Avendo poi sentito parlare dal vivo Sibilia e aver potuto constatare ancora di più il genio che si nasconde dietro a una serie speciale come questa, allora sì, non ne ho potuto proprio fare a meno.
Cattelan parlando di Nord Sud Ovest Est, e parlando un po’ in generale delle altre opere di Sibilia teorizza che forse sì, Sibilia è ”il regista degli underdog”. Lo abbiamo visto in parte con la trilogia di Smetto Quando Voglio, sicuramente nel film L’incredibile Storia Dell’isola Delle Rose e indubbiamente anche ne La Leggendaria storia degli 883. Gli insospettabili, gli ‘impresentabili’ su cui nessuno scommetterebbe mai ma che alla fine, dopo aver a lungo lottato, ribaltano il risultato e ne escono vincenti.
Il quarto episodio di Nord Sud Ovest Est riprende le fila dalla notte di capodanno, da quei primi caotici mesi del 1993 che avrebbero – ancora una volta – cambiato tutto il mondo di Max e Mauro. Come alla guida di un’auto senza freni, il gruppo pavese stava per scontrarsi frontalmente contro quel successo desiderato ma allo stesso tempo rifuggito.
Il conto alla rovescia ha sempre meno numeri di fronte a sè: siamo alle porte di un mondo nuovo che avrà un impatto devastante sul duo. Siamo, inesorabilmente, all’inizio della fine.

Max e Mauro sono ancora alla ricerca di una canzone, quella canzone, che faccia venire davvero i brividi. In realtà, è solo Max che la sta cercando perché Mauro l’ha già trovata: ‘Canzone per Silvia’, che un giorno conosceremo come ‘Come Mai’, i brividi li mette davvero. Ma Max sembra fare di tutto per non volerlo ammettere.
Nel frattempo gli 883 compongono ‘Canzone per Michela’. Una canzone d’amore. Più o meno. La canzone che Michela Rossetti ha ispirato al buon Max che, ancora una volta, spiattella i fatti suoi in una hit fatta per scalare sì le classifiche, ma non per lusingare troppo la sua musa ispiratrice. La quale si era ingenuamente e forse anche pretestuosamente immaginata di essere la protagonista della prima ballad degli 883. ‘Sei un mito’ diventa così il primo singolo che avrebbe anticipato l’uscita dell’atteso secondo album degli 883, Nord Sud Ovest Est, e che avrebbe sancito anche il primo videoclip della band.
In quei primi mesi di prime volte arrivò poi anche il primo featuring del duo, o forse solo di Max. Perchè è proprio mentre Max e Caterina incidono ‘Aeroplano’ che vediamo per la prima volta Mauro fuori dalla sala di registrazione. Come quando nel primo episodio della serie vedemmo Michael Righeira guardare suo fratello Johnson incidere ‘L’estate sta finendo’, Mauro guarda Max e Caterina attraverso un vetro. Alza il pollice verso l’amico, sorride, annuisce a Pierpa che si gasa ascoltandoli, abbozza un ultimo sorriso e poi si spegne. Come una radio portatile a cui viene staccala la spina, semplicemente si spegne. Il suono si arresta, la musica finisce e rimane solo il silenzio di una stanza piena di persone che si muovono con una sincronicità a cui Mauro, adesso, si sente estraneo.
Non è la prima volta che Mauro si è sentito così. La grandissima interpretazione di Matteo Oscar Giuggioli ha fatto trasparire con delicatezza ogni minima piccola crepa che si è delineata nell’animo del suo personaggio. Non solo, banalmente, quando Mauro si trova tra se e se nella sua vecchia cameretta ad ascoltare ‘Come Mai’, ma anche e soprattutto quando Repetto si trova immerso nelle cose. Nella gente che gli dice cosa fare con presappochismo: ”Fai quello che stavi facendo prima, balla!’‘ – ”Ma io non stavo ballando”. Nel significante che diventa significato. In quello stesso videoclip che, pur se strabordante di modelle, sceglie di mettere Max in primissimo piano, in braccio alla telecamera, e Mauro rasente al muro ancora una volta sullo sfondo del più grande traguardo della sua vita.

”But I’m a creep
I’m a weirdo
What the hell am I doing here?
I don’t belong here”
Potremmo quasi dire che Creep dei Radiohead, che conclude la puntata, sia la colonna sonora (in)consapevole di questo quarto episodio. Da qualsiasi punto la si voglia guardare – e chiunque decidiamo sia il protagonista del nostro videoclip immaginario – assume un suo senso e peso specifico nella narrazione. Se la pensiamo su Max potrebbe raccontare come si senta fuori posto a frequentare una così irraggiungibile come Michela Rossetti: bella e speciale, non un weirdo come lui. You’re just like an angel, potrebbe dirle. I’m a weirdo/ What the hell am I doing here?
Se la guardiamo dal punto di vista di Max e Mauro insieme, li immaginiamo immersi nella produzione del loro primo videoclip. Due impresentabili che non hanno nulla a che vedere con il mondo patinato della moda, delle modelle e delle canottiere a retina. I don’t belong here. Questo posto non fa per noi.
Ma se pensiamo a Mauro, fa male davvero. Creep diventa il suo inno, e il suo testo le parole che ancora non riesce a dire. I don’t care if it hurts / I want to have control. Non importa se fa male, ma voglio avere il controllo. I want you to notice/ When I’m not around/ You’re so fuckin’ special/ I wish I was special. Voglio che tu te ne accorga se non ci sono. Sei così dannatamente speciale e anch’io vorrei essere speciale.
Sta tutto qui, in queste parole.
Mauro difenderà ancora una volta il talento del suo amico portando ‘Come Mai’ all’ascolto di Cecchetto perchè, anche se fa male, lo sa che è la cosa giusta da fare. Max ha cercato in tutti i modi di opporsi inconsciamente all’inizio della fine degli 883. Più di una volta l’ha buttata in caciara per cercare di far tacere quel countdown, ma Mauro ha già deciso. In quello sguardo, in quel NO finale ha, forse per la prima volta, scelto il suo posto in quel nuovo mondo.
Creep esce il 21 settembre 1992. Non sappiamo con certezza se nel 1993 Mauro Repetto si sia mai specchiato nel suo testo ascoltandola, ma il solo fatto che questa possa essere una possibilità reale ci basta.







