ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla sesta stagione di Slow Horses!!
Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.
Scopri come →Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?
Trova quella giusta per te →Non sai che serie iniziare?
Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Vetri sudici, cibo spazzatura sparpagliato sui sedili, tanfo insopportabile, residui di materiale non identificato sul cruscotto e la sagoma sciatta di un Jackson Lamb che non lava i capelli ormai da un po’: è questa la cornice istituzionale nella quale si risolve la crisi dell’intelligence britannica. Diana Taverner, la Prima Scrivania, la più alta carica nella gerarchia dei Servizi Segreti, si accomoda sul sedile sdrucito dell’auto gialla di Jackson Lamb perché non ha la minima idea di come uscire dal “pantano“ decisionale nel quale è precipitata. Si trascina un sacco di spazzatura dietro, Diana Taverner. Tutto il caos di Slow Horses 6 lo ha provocato lei.
Le fughe dei ronzini, le scomparse misteriose di alcuni agenti, il ritorno di Frank Harkness, sono tutte una sua gentile concessione. Una situazione ormai fuori controllo, che la First Desk non sa più come gestire. E c’è qualcuno, in giro, che sappia orientarsi in un pantano meglio di Jackson Lamb? Qualcuno di così cinicamente indifferente alle logiche di potere da non volerne trarre vantaggio alcuno? Probabilmente no, anche perché non c’è nessuno in giro come Jackson Lamb. Questo personaggio rappresenta il cuore di Slow Horses, la sua anima più disincantata e rozza. Gary Oldman ha creato una delle figure più interessanti del panorama televisivo degli ultimi anni. Un personaggio così sgradevole, antiestetico, sciatto e volgare da risultare irresistibile.
Nonostante il season finale di Slow Horses 6 sia stato molto movimentato e carico di azione, le scene più elettrizzanti di quest’ultimo episodio restano comunque quelle in cui recita Gary Oldman.
Il suo umorismo può competere (e vincere) con le sequenze di sparatorie, le scene di sopravvivenza, il ritmo incalzante del thriller e il suono delle esplosioni. Il personaggio di Lamb non si è trovato invischiato in nessuna sequenza d’azione. Eppure, continua a essere quello che fa più rumore, l’elemento detonante per eccellenza. Il sarcasmo corrosivo che lo caratterizza incide più in profondità di tante altre scene predisposte per innalzare il livello dell’intrattenimento. Slow Horses è la prova che, dopotutto, le parole, l’umorismo fine e la coerenza possono essere armi realmente vincenti. La serie Apple TV potrebbe anche affidarsi al solo Lamb per suscitare interesse, ma incredibilmente fa anche altro. Il season finale della sesta stagione è stato scoppiettante come ci si aspetta dai finali di stagione di questo show.
Se siamo giunti alla “resa dei conti“ è perché i nodi principali vengono al pettine e la tensione raggiunge il suo apice massimo. Dopo sei episodi di Go Dark, i ronzini vengono scoperti. River (che ha improvvisato spesso alla Saul Goodman) raggiunge il resto del gruppo nella Safe House di Diana Taverner ed è lì che si recano Frank Harkness e i suoi sicari per completare la missione. Questo spy thriller non è solo azione, ma quando deve servirsene sa farlo bene. Gli agenti che provano a salvarsi la pelle non sono le spie classiche della televisione, agenti super dotati e iper equipaggiati. Stiamo parlando sempre dei ronzini del Pantano, gli scarti dell’intelligence britannica che si difendono con armi spuntate e fucili dati in mano a un ragazzino.
Non c’è la spettacolarità dell’azione classica, le scene d’azione tengono col fiato sospeso proprio perché a viverle sono degli agenti dal talento discutibile e nessun paracadute in concessione.
L’ultimo episodio di Slow Horses 6 si divide su due binari che si intrecciano nel finale. Da un lato c’è Jackson Lamb che prova a cavare tutti fuori dai guai unendo i vari pezzetti del puzzle, dall’altra ci sono i ronzini sotto assedio, che con pochi mezzi e un po’ di sciatteria tentano di sfuggire al mirino di Frank Harkness. La regia di Adam Randall costruisce un ritmo incalzante in questo episodio, servendosi della scenografia circostante per esasperare la situazione di panico. Molte inquadrature si fissano volutamente sui personaggi per impedirci di vedere cosa c’è intorno e lasciarci addosso un senso di angoscia per le loro sorti. Randall riesce a tenerci all’erta dandoci sempre la sensazione che i sicari siano dietro le spalle. La gestione della parte più “spettacolare” dell’episodio è ottima.
Slow Horses 6×06 è un lungo episodio, che si prende il giusto tempo per celebrare lo scontro finale. Ma il focus del finale di stagione non è nelle scene d’azione. È tra i corridoi secondari che frequenta Jackson Lamb che si calpesta la vera essenza dello show. Uno dei momenti più alti di quest’ultimo episodio è il confronto tra Lamb e Diana. Taverner ha bisogno di Lamb, non può farne a meno. I due elaborano insieme una strategia per sciogliere l’intrigo. Diana gli racconta i dettagli, dimostrando di fidarsi di lui. O perché sa che dietro tutta quell’indisponenza c’è una morale che è rimasta intatta solo in lui, o più semplicemente perché non ha altre alternative. Lamb ascolta, fa battute inappropriate e intanto unisce tutti i puntini.
La soluzione che propone il season finale di Slow Horses non prevede una dichiarazione di guerra aperta contro i nemici.
Al contrario, è dando loro un capro espiatorio che Lamb spera di chiudere la questione. Perché una guerra “fredda“, dove la tensione si alza ma non degenera mai in un conflitto sul campo, è sempre preferibile a una guerra “calda“, nella quale non si farebbe altro che contare le vittime sul campo. Jackson Lamb è così disinteressato dalle sorti del mondo che è l’unico che riesce ad agire con una certa lucidità. Una vecchia volpe che ha esplorato troppi tuguri delle guerre politiche per esserne spaventato. Così lui e Taverner scelgono di sacrificare proprio Damien Cantor per placare l’irritazione dei russi, salvaguardare l’immagine del Park e metter fine al piano segreto che sta minacciando i ronzini.
Nessuna scarica di proiettili dunque, non più del necessario. È la scaltrezza di Jackson Lamb ad avere la meglio, come sempre d’altronde. Il suo personaggio però, in questo episodio mostra in maniera più aperta l’attaccamento ai suoi uomini. L’indifferenza e il poco garbo con cui quotidianamente li insulta è solo lo strato più superficiale del suo modo di rapportarsi a loro. Dietro l’atteggiamento sgarbato e insopportabile, c’è un leader che si preoccupa di mettere in salvo i suoi uomini. Il silenzio con cui accoglie la notizia della morte di Coe, così come il brindisi finale agli agenti caduti, rendono più visibile la natura “buona“ di Jackson Lamb. In un mondo in cui tutti sono sacrificabili e ci si compromette quotidianamente per salvare la faccia, il vecchio e trasandato Jackson Lamb potrebbe essere l’unico pidocchioso antieroe rimasto leale ai propri principi.
Dove tutti si spezzano e si sfilacciano, per debolezza o per interesse, lui rimane integro. In un modo molto discutibile, ma pur sempre integro.
Slow Horses 6×06 ha segnato anche l’uscita di scena di Frank Harkness, costretto dal suo stesso mandante a sospendere le operazioni. La sensazione è che la vecchia guardia sia ormai stata superata. Harkness e Lamb appartengono a un mondo crollato insieme al muro dopo la Guerra fredda. Sono uomini da sipario, utili ma ingombranti, da sfruttare solo quando necessario per poi essere abbandonati in un mondo che ormai li ha superati. Harkness esce di scena col bicchiere in mano, dopo aver stancamente salvato la vita al figlio che era venuto a uccidere, e probabilmente lo rivedremo ancora. La stessa cosa non possiamo dire di River. Il cliffhanger di fine stagione ci lascia col fiato sospeso sulla sorte del personaggio di River Cartwright.
Abbandonarlo in bilico, tra la vita e la morte (avvelenato? da chi?), è una scelta ardita e un pochettino spiazzante. Slow Horses 6 sembrava ormai essersi chiusa nel migliore dei modi. Invece, ha appena dato il via alla settima stagione (già confermata insieme all’ottava). Che ne è stato del povero River? Chi era la persona che faceva la doccia a casa di suo nonno? Possibile che il ragazzo abbia abbassato così drasticamente le difese dopo tutto ciò che gli è successo? Nell’anteprima ai nuovi episodi, non c’è traccia di Cartwright. Purtroppo – questa è la cosa più irritante dei cliffhanger – ci toccherà aspettare l’arrivo della settima stagione. Nel frattempo, dovendo tracciare un bilancio su quella appena conclusa, non possiamo che essere pienamente soddisfatti di ciò che abbiamo visto in questo show, che dovrebbe ricevere più attenzioni di quelle che ha.










