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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Doc – Nelle tue Mani 4 è arrivata a metà del suo cammino e, sorpresa, invece di rallentare ha alzato il livello. Le cose andavano già mediamente bene, ma queste due puntate hanno corretto ciò che precedenti avevano sbagliato. Il motivo è semplice: stavolta la serie ha tolto invece di aggiungere. Meno scene spiegate col pennarello, meno sottolineature, più fiducia in chi guarda. E la tensione è salita da sola. Con tutte le follie del Policlinico Ambrosiano.
Il merito è anche del ritorno del filone del serial killer, che nelle puntate precedenti era rimasto in secondo piano. Qui torna a farsi sentire, e lo fa spostando i sospetti. Campigli, almeno per noi e forse non ancora per Andrea, sembra uscire dalla lista. Del resto lo avevamo intuito fin dall’inizio della stagione: il suo nome era troppo comodo, troppo a portata di mano per essere quello giusto. Un direttore sanitario che taglia, litiga con tutti e si comporta da cattivo di professione è il colpevole che indicherebbe chiunque. Soprattutto se è lo stesso che sembrerebbe agire contro l’ex primario idolatrato dall’intero ospedale. Ma attenzione: perché anche se queste puntate ci sono piaciute parecchio, questo non significa che non ci siano stati dei problemi. E sono dei problemi che non possono essere ignorati.
Due nuove puntate, colpi di scena ma anche dei personaggi che è necessario ritornino a svegliarsi. Perché stanno rischiando di perdere se stessi

Le due nuove puntate di Doc – Nelle tue Mani 4 ci hanno permesso di scoprire qualcosa di Campigli, che ha finalmente smesso di essere una figura di cartone. Fino a questo momento parlava per frasi lasciate a metà e per non detti, e restava un ostacolo più che una persona. In queste puntate qualcuno finalmente lo guarda da vicino, e quello che si vede è un uomo imperfetto, che ha sbagliato e ha preferito mentire per anni pur di salvare la donna che amava. Non lo rende innocente, né simpatico. Lo rende umano, che è molto meglio. Quando un personaggio smette di servire solo la trama e comincia ad avere delle ragioni, anche i suoi errori diventano interessanti. Se la serie continuerà a raccontarlo così anche nelle prossime puntate, potrebbe diventare uno dei volti più riusciti della stagione.
E se Campigli esce dal mirino, l’attenzione si sposta tutta su Lidia Morganti. Anche lei resta però un nome fin troppo prevedibile, uno di quelli che ti vengono in mente già dalla prima puntata. Qui sta il punto debole di tutto il filone, e forse l’unico vero neo di questi episodi. Il tema del killer è affascinante, ma gli manca qualcosa per funzionare davvero. Doc gioca poco con noi. Non ci mette in mano indizi con cui provare a ragionare, non ci invita a rileggere una scena o a notare un dettaglio. Ci mostra soltanto quello che vuole che vediamo, e basta. Così non nascono teorie solide, e non c’è quel piacere tipico dei misteri: quello di sedersi sul divano a chiedersi chi sia stato davvero.
Prendiamo la morfina che Lidia ha preso. Se è lei la colpevole, la serie ha bruciato in anticipo la sorpresa del finale. Se invece non lo è, si tratta solo di un depistaggio fine a se stesso. In queste puntate non c’è niente che ci permette di cogliere le sfumature in altri personaggi che potrebbero davvero nascondere qualcosa. In entrambi i casi restiamo fuori dalla partita, a guardare invece di giocare. È un peccato, perché il mistero ha le carte in regola per tenerci svegli, e basterebbe poco, qualche briciola in più lungo la strada, per trasformarlo in qualcosa di davvero appassionante.

A non convincere pienamente è anche il personaggio di Riccardo. Appare poco, e quando c’è sembra confinato a un solo compito: l’amore impossibile e silenzioso per Martina. Una strada che poi la telefonata con la paziente sembra confermare, come a dirci che per lui, in questa stagione, la direzione ormai è questa. Ed è un peccato, perché Riccardo vale molto più di un triangolo sentimentale. Ha un’intelligenza emotiva rara, ha un mondo dentro che si intuisce in ogni sguardo, e ridurlo a quello che prova per qualcun altro significa sprecare un personaggio che ha parecchio da dire. Sembra incastrato in una storia d’amore dopo l’altra, quando potrebbe prendersi la scena anche solo per ciò che è, senza che ci sia sempre una ragazza al centro del suo racconto.
Eppure, nonostante questi limiti, due puntate così si guardano d’un fiato. Perché Doc ha qualcosa che altre serie cercano per anni senza trovarlo: il caos che solo l’Ambrosiano sa creare. Un posto dove le storie di famiglia si intrecciano con quelle dei pazienti, dove gli amori restano a metà e ognuno porta in corsia un pezzo di vita che non si lascia fuori dalla porta. In questi episodi abbiamo visto proprio questo, e ci siamo ritrovati incollati allo schermo, a seguire tutto con la stessa curiosità, convinti che qualcosa stesse per succedere anche quando non succedeva niente.
E allora, a metà del percorso, la sensazione è che la serie abbia capito cosa le riesce meglio. Non ha bisogno di strafare, né di spiegarsi, né di inseguire il colpo di scena a ogni costo. Le basta stare con i suoi personaggi, dargli il tempo di mostrarsi, e lasciarci il dubbio che ci sia sempre qualcosa che non abbiamo ancora visto.
Per dirla con le parole della Fanelli in Peccato: pensavate di aver visto tutto? Pensavate di aver sentito tutto? No no, no no. In Doc – Nelle tue Mani non è mai tutto.
E se ve le siete perse, noi vi lasciamo con le Pagelle della precedente puntata







