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I bambini cresciuti con Siamo fatti così

«Fate in modo che i nostri bambini vogliano sapere, suscitate la loro curiosità. Inoltre trattateli come persone con la loro propria ragione, che capiscono molto di più di quanto gli adulti vorrebbero farci credere. Essi saranno più forti per questo e ti saranno riconoscenti.»

Albert Barillé

Chiamatelo un po’ come vi pare: Esplorando il corpo umano (che era il titolo dei favolosi fascicoli della DeAgostini), Siamo fatti così o C’era una volta la vita: la favolosa storia del corpo umano. Quel cartone ha qualcosa che non ha nessun altro cartone. E forse Netflix se ne è accorta.

Il signore citato in apertura al pezzo è il creatore di questo portento dell’animazione. Si tratta di un produttore, sceneggiatore, autore televisivo e fumettista francese che credeva fermamente che la conoscenza fosse un, se non il, bene primario e che andasse divulgata con tutti i mezzi a nostra disposizione. La televisione è uno dei più potenti, tra questi: uno spreco non sfruttarla.

Siamo fatti così

Stiamo parlando del 1987. Quell’anno, infatti, in Francia va in onda per la prima volta Siamo fatti così, dopo poco viene trasmesso in Svizzera, doppiato in italiano. In Italia, inizialmente, viene distribuito da Mediaset: è il 26 febbraio 1989 quando i primi bambini dello Stivale lo scoprono. Ecco fatto: Siamo fatti così, con i suoi 26 episodi, è stato catapultato nelle nostre vite e nelle nostre memorie, indelebilmente.

Ventisei episodi da circa venticinque minuti l’uno, ci pensate? Ventisei. Solo ventisei: avrei scommesso che erano prossimi al miliardo. Ecco qui la prova del relativismo: per ogni bambino della generazione cresciuta con Siamo fatti così, 26 è un numero che sfiora l’infinito.

Se siete stati bambini nati negli anni ’80 e ’90 avete assolutamente capito di cosa sto parlando.

Quello che sappiamo del corpo umano – poi riscoperto e approfondito sui banchi di scuola – lo dobbiamo a questo cartone. C’è chi ritiene che anche le nostre ipocondrie vengano in parte da lì, e magari è anche così, ma se pensate alla pesantezza che gli stessi bambini diventati adolescenti hanno imparato da Dawson’s Creek, capirete anche che è poca cosa. Scherzi a parte, ancora oggi se penso a un virus lo immagino con le fattezze di un vermiciattolo giallo con capelli e nasone rosso. Lo stesso vale per i globuli rossi e compagnia bella.

Il punto è che, nella loro estrema semplificazione e infantile banalizzazione, ti imprimevano i concetti in modo chiaro: se i sali minerali sono delle saliere, se i globuli rossi si spostano continuamente trasportando sfere di anidride carbonica o sfere di ossigeno, se i globuli bianchi polinucleati costituiscono il sistema di sicurezza con tanto di manganelli e sono sempre pronti a fagocitare virus e batteri, magari non ti prendi una laurea in medicina ma un’idea di base te la fai. Soprattutto se queste immagini si stampano nella tua memoria quando sei un bambino.

Siamo fatti così

La rivoluzione consisteva appunto in questo: unire conoscenza e divertimento e farlo per un pubblico tanto giovane.

Nella pletora di (meravigliosi) cartoni animati giapponesi, ecco che questo gioiellino francese si è meritato un posto speciale nel nostro cuore. Certo, avrebbero avuto ancora più senso se gli episodi fossero stati trasmessi nell’ordine in cui erano stati pensati e mostrati in Francia: una parabola della vita umana, il cui pilot era “L’origine della vita” seguito da “La nascita“, per concludersi con “Le età dell’uomo” (o “E la vita va”). In Italia l’ordine di trasmissione è stato differente. Sparso, quasi casuale. Perchè? Per una questione di pudicizia: la riproduzione non doveva essere uno dei primi argomenti osservati dai piccini.

Al di là di queste scelte opinabili, Siamo fatti così ha reso epico il più banale raffreddore, ha regalato una mitologia a ogni singola parte del nostro corpo e ci ha donato la parvenza di vincere una vera e propria battaglia ogni volta che superavamo una banale influenza. Ci ha fornito delle chiavi mnemoniche eccezionali per ricordarci concetti non certo immediati e, non ultimo, ci ha fatti divertire.

Se ne sarà accorto Netflix, che ha deciso di rilanciare il cartone sulla sua piattaforma. Un regalo per i bambini di questa generazione, che finalmente potranno fruire di un prodotto di fattura encomiabile (ricordiamo che la colonna sonora è stata composta dal triplice premio Oscar francese Michel Legrand) e un regalo anche per i bambini delle vecchie generazioni.

I bambini cresciuti con Siamo fatti così. Quelli che hanno avuto la fortuna di imparare guardando un sogno disegnato a colori. I bambini fortunati.

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Written by Elisa Belotti

Nata a Bergamo, ho sempre trovato nelle storie una forma di evasione e analisi del mondo. Laureata in Scienze dei beni culturali e in Lettere moderne, cerco di mettere in ordine le mie suggestioni tra una visione e l'altra

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