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Come fa Netflix a prevedere i nostri gusti?

Serie Tv

È indubbio che Netflix domini in lungo e largo il panorama seriale attuale. La sua capacità di imporsi e di catalizzare l’attenzione grazie a produzioni in continuo divenire pone il colosso dello streaming in una posizione di netta superiorità rispetto alla concorrenza. In un recente articolo abbiamo analizzato le ragioni per le quali Netflix è riuscita ad affermarsi a questo livelli. Basterà qui riprendere brevemente in forma introduttiva le principali motivazioni alla base del successo.

Esse si fondano principalmente su quattro cardini. Innanzitutto, la capacità di arrivare prima degli altri a occupare un vuoto generato dal fallimento dei blockbuster e dal dilagare dello streaming online grazie alla banda larga. In secondo luogo, il costante rinnovarsi e la varietà contenutistica della piattaforma. Non secondario anche l’aspetto legato ai notevolissimi investimenti (l’azienda è attualmente in deficit “controllato”) e alla sponsorizzazione dei propri prodotti.

Netflix

A tutto questo però si aggiunge un elemento imprescindibile senza il quale Netflix non sarebbe quello che è. Ovvero la capacità di leggere in anticipo i bisogni e le preferenze del pubblico. Come avviene tutto questo? Non si tratta ovviamente solo di un’accorta campagna pubblicitaria. Certo, la straordinaria capacità invettiva nel lanciare i propri prodotti collabora attivamente al successo. Ma a tutto questo devono necessariamente legarsi i contenuti.

Le Serie Tv Originali Netflix hanno qualcosa in più. Qualcosa radicato nella loro stessa forza narrativa.

Il successo è spesso parimenti riconosciuto da pubblico e critica. Va quindi individuata già di base una qualità “tecnica” che rende le opere meritevoli a livello scenografico e registico. Da questo punto di vista Netflix si affida spesso dietro la camera a professionisti emergenti ma che hanno alle spalle una gavetta importante. Si tratta di tecnici del settore che però mostrano anche le potenzialità per imporsi con originalità. In questo l’azienda risulta eccezionale. Come fosse un entourage di talent scout i produttori selezionano minuziosamente a chi affidare la realizzazione e valutano con cura maniacale il possibile riscontro di pubblico.

Si tratta anche in questo caso di esperti di più ambiti che uniscono la loro conoscenza pluriennale nel campo seriale alla capacità di leggere in anticipo le preferenze del pubblico. Esperti di marketing e sociologi dal pedigree stellato. La differenza su questo piano si percepisce chiaramente rispetto ad Amazon Prime Video. Il colosso delle vendite online, infatti, trascura troppo spesso l’importanza dell’analisi dei gusti e manca di esperti seriali accreditati. Il caso dell’assunzione di Woody Allen è una dimostrazione piuttosto palese. Nonostante il regista rappresenti un mito vivente del cinema mondiale e la sua abilità dietro la cinepresa sia indiscussa, non avrebbe mai trovato posto in una Serie Netflix. Le motivazioni sono facili da comprendere. In primo luogo, per sua stessa ammissione, “in tv guardo solo lo sport”.

Assurdo parrebbe quindi affidarsi a un artista che viene da una conoscenza inconsistente del mondo seriale e dei suoi meccanismi.

In secondo luogo, entra in gioco una considerazione prettamente stilistica. Allen non si è mai contraddistinto per la forza delle scenografie o meglio, nell’essenzialità degli sfondi, quasi teatrali, ha avuto la capacità di restituire rilievo iconico ai personaggi. I protagonisti, cerebrali e contraddittori, si impongono con prolungati dialoghi e scambi di battute salaci.

Amazon

Tali scelte, assolutamente funzionali nello stile teatral-cinematografico di Allen, funzionano però molto poco in una Serie Tv. Quest’ultima necessita infatti di sfondi pregni di lirismo, tagli d’inquadratura accattivanti, gusto per i dettagli. Lo sfondo diventa parte integrante e necessaria dell’opera e si fonde e accentua la psicologia dei personaggi. Da questo punto di vista il confronto più pregnante appare quello con Vince Gilligan, prova provata dell’importanza coloristica e dell’iconografia rappresentativa degli scenari.

Tanto in Breaking Bad quanto in Better Call Saul i dettagli cromatici si mescolano agli iconici sfondi paesaggistici e ai forti primi piani dettagliati. Chi non ricorda le gialle tute da lavoro di Jess e Walt e il blu profondo della meth? O le variazioni cromatiche degli scenari del New Mexico? Immaginare una Serie Tv che si prolunga per intere stagioni facendo leva solo sulla forza “intellettuale” del suo protagonista è impensabile. A essa deve mescolarsi l’approfondimento psicologico e la varietà scenografica che sappiano continuamente stimolare l’occhio dell’osservatore assuefatto a episodi di quasi un’ora.

Netflix in questo è attentissima. I suoi lavori sono innanzitutto opere che fanno leva sulla forza iconica di alcuni elementi.

Basti pensare ai waffle di Eleven in Stranger Things o all’impermeabile giallo di Jonas in Dark. Nella prima in particolare, poi, c’è il fascino anni ’80 che si mescola al genere simil sci-fi. Proprio su questo elemento varrà la pena soffermarsi. Serie Tv ambientate negli anni ’80 ce n’erano state prima del successo dell’opera dei Duffer Brothers ma nessuna aveva colto a pieno il gusto vintage alla base del revival dei fantastici Eighties.

Netflix invece è stata straordinaria nell’assecondare e incentivare una tendenza retrò che già si era manifestata nella cultura popolare (il ritorno di moda del Casio, a esempio). Citando Don Draper di Mad Men: “La cosa più importante in pubblicità è la novità, che crea desiderio. Non si può lanciare qualunque prodotto come se fosse una lozione. Per questo bisogna creare un legame più profondo col prodotto. La nostalgia”. Stranger Things si dimostra così contestualmente vintage e innovativa.

Già, perché fino ad allora la tendenza dominante nel mondo seriale era quella che portava sempre più all’approfondimento psicologico dei personaggi e al gusto drammatico e chiaroscurale delle trame.  ST invece ci getta in un clima cinematografico tipicamente anni ’80 in cui al centro della narrazione c’è un messaggio pedagogico e un percorso di crescita tipico dei romanzi di formazione. Il referente più diretto è ovviamente Stand By Me, cult filmico di quel periodo. Netflix è riuscita nella rievocazione nostalgica attraverso tematiche, oggetti scenografici, stile e citazionismo diretto ottenendo così un successo planetario. Ha saputo leggere prima di chiunque altro il bisogno crescente di valori e affetti (l’amicizia) costruendo una narrazione positiva in apparentemente controtendenza con il genere (drama) dominante.

Stranger Things

Il segreto di Netflix è tutto qui, nel costante aggiornamento di competenze e nell’attentissima analisi della società.

La profonda lettura critica del nostro tempo, delle esigenze dell’attualità, dei bisogni dello spettatore sono trasposti in opere altamente commercializzabili e rispondenti alle preferenze del vasto pubblico. L’esempio di Black Mirror anche in questo caso appare chiarificatore. La Serie targata Charlie Brooker nel passaggio a Netflix ha abbandonato le tematiche e lo stile più “di nicchia” delle prime stagioni rispondendo a generi di ampia presa. Come il Survival Horror (3×02, Giochi pericolosi); il Kitchen-Sink Thriller (3×03, Zitto e balla); i Gialli scandinavi (3×06, Odio universale). E non è un caso che uno degli episodi più apprezzati si richiami chiaramente a livello stilistico e scenografico ai film anni ’80 (San Junipero) continuando così a solcare la moda revivalista.

Perfino nell’ottima riproposizione di Dirk Gently il confronto con l’originale e con il libro da cui trae ispirazione mostra chiaramente una capacità di svincolarsi dal modello e dal ristretto orizzonte stilistico britannico aprendosi ai gusti del pubblico mondiale. Il risultato è un’opera di ampia fruizione e dal successo notevole. Insomma, Netflix punta fortissimo sull’analisi dei gusti del pubblico e lo fa in maniera interattiva, dinamica. Non si limita ad assecondarli ma li genera come farebbe un’ottima agenzia pubblicitaria. Lo spettatore si scopre così piacevolmente interessato a qualcosa che prima non sapeva di desiderare, qualcosa che aveva inconsciamente dentro di sé e che gli viene finalmente offerto.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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